Hatchet, recensione

di Pietro Ferraro 5

Louisiana, downtown di New Orleans nel bel mezzo dei festeggiamenti per il carnevale, Ben, Marcus e alcuni amici hanno deciso di darsi alla pazza gioia, ma Ben appena mollato dalla sua fidanzata non sembra in vena e abbandona il gruppo, con l’intenzione di partecipare ad un tour notturno che esplora i luoghi più misteriosi ed inquietanti della vicina palude.

Marcus controvoglia decide di non lasciare l’amico da solo ad autocommiserarsi e si unisce a lui, così dopo aver ricevuto indicazioni da uno strano tipo trovano un piccolo negozio dove si uniranno ad altri sei turisti, una bella e taciturna ragazza, una coppia di attempati coniugi in vacanza ed un sedicente regista di film hard con videocamera e coppia di porno-attrici al seguito.

Il gruppo guidato da Shawn, che sembra aver ben poca dimistichezza con il mestiere di guida turistica, raggiunge in bus la palude per poi calata la notte salire sull’imbarcazione che comincerà il suo giro ignorando i divieti che hanno reso quel tratto di palude non transitabile.

Proprio dopo aver transitato davanti ai ruderi della casa di Victor Crowley, uomo deforme morto per un colpo d’accetta in pieno viso che si vocifera giri ancora per la palude in cerca di vendetta, la barca si incaglia e in pochi minuti affonda, lasciando il gruppo isolato nel bel mezzo della palude. Ben presto i sette scopriranno che le storie che si raccontano sul mostruoso Victor Crowley non sono solo fantasie.

Cominciamo  subito con qualche avvertimento prima di approcciarsi alla visione di questo spassoso e delirante splatterone, Hatchet è girato con l’entusiasmo di un fan, cresciuto a pane e splatter anni ’80 e con una gran voglia di divertirsi, quindi si sconsiglia la visione a chiunque non conosca e ami il Sam Raimi del primo Evil Dead, il Peter Jackson di Bad Taste e Splatters e che almeno una volta all’anno non indossi la sua maschera da hockey preferita per godersi una maratona a base di popcorn e Venerdì 13.

Certamente tolti quelli che lo splatter non lo conoscono o pensano che sia il nome qualche strana band alternativa, rimangono quelli che come noi riusciranno a godersi questa folle e spassosa sequela di efferatezze da manuale, messe in scena in una  location assolutamente perfetta e con l’ausilio di un serial-killer ultradeformed, con una mole tale di make-up addosso da farlo somigliare ad un incrocio tra l’Elephant man di Linch e Sloth de I Goonies.

Il film è assolutamente perfetto nella sua genuinità, e cosa più importante così ricco  di humour e sequenze disgustose da strappare l’applauso, un film da sala rumorosa e popcorn a volontà, di quelli che non si girano più, sicuramente per pochi adepti che riescano a percepire qualche reminiscenza anarcoide dello splatter che fu e la passione di chi sta dietro la macchina da presa.

Pare che il regista Adam Green sia già al lavoro su Hatchet 2, sperando di non dover aspettare altri quattro anni per vederlo distribuito qui in Italia, Hatchet è del 2006, vi segnaliamo anche che nel film compaiono in due cameo Robert Nightmare Englund e Tony Candyman Todd e che Crowley è interpretato da Kane Hodder, lo stunt che ha impersonato Jason nei capitoli 7, 8, 9 e 10 della saga di Venerdì 13.

In conclusione, certamente Victor Crowley non avrà il carisma di un Jason Voorhees o di un Michael Myers, ma per chi saprà apprezzarlo, una volta in modalità mattanza non ce n’è per nessuno.

Commenti (5)

  1. Caro Pietro, non posso che essere d’accordo con la tua recensione.
    Il grande rimpianto è di non aver visto questo splendido splatter, nell’accezione più pura del termine, nelle sale, a causa della solita distribuzione che predilige film come Puzzole alla Riscossa o i cinepanettoni.
    Direi che il consiglio di non guardare questo film a chi non sa cosa sia il genere splatter è assolutamente azzeccato, rimarrebbe sicuramente deluso.
    In alcuni momenti Crowley ha superato per spontaneità nel macellare chi gli si poneva di fronte, qualsiasi altro personaggio horror o splatter che sia, peccato per il finale (che ovviamente non svelerò), qualcosa in più si poteva inventare.
    Un salutone!!
    Ip

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