Ghost, recensione

di Pietro Ferraro 5

Sam Wheat (Patrick Swayze) è un uomo felice, ha un buon lavoro e una ragazza, Molly (Demi Moore), che ama profondamente, manca solo il passo successivo, quello di costruire una famiglia e un solido rapporto che coroni i sentimenti di entrambi, ma purtroppo il destino deciderà diversamente.

Sam verrà ucciso durante un tentativo di rapina da parte di un balordo, ma qualcosa fermerà il suo trapasso nell’aldilà, qualcosa che inconsciamente lo tratterrà ancora per un periodo prigioniero tra le dimensioni, un fantasma ancora innamorato e legato fortemente alla dimensione terrena.

Sam prenderà ben presto coscienza della sua situazione, e grazie all’aiuto di una truffaldina medium (Whoopi Goldberg), in realtà dotata di veri poteri extrasensoriali, e un recalcitrante e burbero fantasma che infesta la metropolitana, scoprirà il perchè di questa sua forzosa permanenza.

Molly in realtà è insidiata da Carl Bruner (Tony Goldwin) collega d’ufficio di Sam, nonchè amico della coppia, che si rivelerà il mandante dell’omicidio di Sam, seguirà il tentativo di Carl di eliminare anche Molly e l’intervento di Sam che insieme alla medium e in possesso di nuove facoltà, sistemerà definitivamente le sue pendenze terrene, salvando Molly e salutandola per l’ultima volta, portando a termine il suo passaggio e lasciando che la sua amata inizi una nuova vita.

Ghost è il romance sovrannaturale per antonomasia, un vero fenomeno al botteghino, nonchè ad ogni suo passaggio televisivo una miniera d’oro in fatto di audience, forse un successo paragonabile solo all’altrettanto amato Pretty Woman.

Il film funziona alla perfezione, un meccansimo ben oliato che miscela con una certa furbizia, un cast azzeccatissimo, tra cui una memorabile whoopi Goldberg che per il suo ruolo conquistò all’epoca un Oscar come miglior attrice non protagonista, e una colonna sonora che sfoggia un must del romanticismo in note, l’Unchained Melody dei Righteous Brothers.

Lacrime e sorrisi veramente ben dosati, il tocco sovrannaturale che insieme al romance non funzionerà mai più cosi bene, un Oscar per la sceneggiatura, un Patrick Swayze al top del successo e una Demi Moore deliziosamente acerba e pronta ad entrare nell’Olimpo delle star di Hollywood.

Al timone dell’operazione e per la prima volta in solitaria, il regista e produttore Jerry Zucker, famoso per i lavori in collaborazione con il fratello David e il collega Jim Abrahams, vedi L’aereo più pazzo del mondo e Top secret!, nonchè regista della discreta versione romance della leggenda di re Artù con Il primo cavaliere Richard Gere.

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