Il primo cavaliere, recensione

di Redazione 8

La principessa Ginevra (Julia Ormond) minacciata dall’ambizioso e belligerante sir Malagant (Ben Cross) decide di convolare a strategiche nozze con l’attempato re Artù (Sean Connery), un pò per godere della sua protezione, un pò perchè affascinata sin da bambina dal carismatico sovrano.

Durante il tragitto che la porterà a Camelot per le nozze Ginevra viene assalita dai cavalieri di Malagant, e qui incontra il bel Lancillotto (Richard Gere) che oltre a salvarla le farà battere il cuore, anche se Ginevra ligia al dovere reprimerà sentimento ed attrazione.

Dopo che Lancillotto dimostrerà al riconoscente sovrano la sua abilità di combattente e la sua integrità, verrà accolto con tutti gli onori alla corte di Camelot, e liberata per l’ennesima volta Ginevra dalle grinfie di Malagant, Lancillotto riceverà anche il posto di quest’ultimo intorno alla Tavola rotonda, accettando di servire Artù nonostante la reticenza della sempre più infatuata e spaventata Ginevra.

Un bacio galeotto farà scoprire ad Artù l’amore tra i due, seguirà il dolore per il duplice tradimento subito e un processo pubblico alla coppia, ma il piombare improvviso di Malagant e dei suoi scagnozzi a Camelot cambierà le carte in tavola.

Decisamente riuscito questo fumettone epico con robuste virate romance, il regista e produttore Jerry Zucker, dopo averci regalato le atmosfere strappalacrime e sovrannaturali dell’inossidabile Ghost, nonchè il cult demenziale L’aereo più pazzo del mondo, torna al romance stavolta rileggendo e rivisitando visivamente il mito di artù e la tormentata storia d’amore tra il cavalier servente Lancillotto e la regina Ginevra.

Un bel taglio netto al lato mistico-sovrannaturale fornito dalla figura del mago Merlino, qualche scenografia fumettosa, una forte impronta romance, un happy end per i due innamorati, un cast d’eccezione e qualche ammiccamento, più che altro visivo al filone avventuroso della Hollywood che fu.

Il primo cavaliere funziona a dovere, lascia qualche perplessità sul triangolo amoroso e su un buonismo di maniera nel tratteggiare personaggi ed epilogo, ma questo non ne inficia ne carisma, ne impatto, risultato raggiunto in buona parte grazie ad un grande cast, belle scenografie e una coinvolgente ed immersiva colonna sonora composta dal veterano e premio Oscar Jerry Goldsmith,

Divertente e coinvolgente come un buon prodotto d’intrattenimento deve essere, e anche se qualche volta la patinatura da fiaba romance trascende il genere, si può tranquillamente chiudere un occhio e godersi lo spettacolo.

Commenti (8)

  1. Avventuroso kolossal di cappa e spada. Passabile.

    1. Inguardabile. Un insulto estetico. La fotografia induce crisi epilettiche

  2. Dimenticavo: è un Richard Gere un pò burino.

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