Alien, recensione

di Pietro Ferraro 9

L’astronave da trasporto Nostromo durante il suo viaggio di ritorno per la Terra, viene attirata sull’inospitale planetoide LV-426 da una misteriosa rischiesta di soccorso. Risvegliato l’equipaggio in sospensione l’astronave atterrerà sul pianeta scoprendo un relitto di fattura aliena, e durante una ricognizione al suo interno, una sorta di coltura di uova xenomorfe infetterà Kane (John Hurt) un membro dell’equipaggio.

Ben presto l’organismo che ha infettato Kane, dopo una velocissima gestazione all’interno del suo corpo, ne uscirà uccidendolo e fuggendo nei meandri della labirintica astronave, e mentre il resto dell’equipaggio sotto il comando del capitano Dallas (Tom Skerritt) cercherà il letale clandestino, l’ufficiale scientifico Ash (Ian Holm) cerca di carpirne struttura e natura biologica.

Nel frattempo la creatura aliena comincerà a crescere in tempi rapidissimi, trasformandosi in un letale predatore che uno ad uno infetterà ed ucciderà l’equipaggio che dopo la morte di Dallas è ora sotto la guida del tenente Ripley (Sigourney Weaver). Ripley  si scontrerà ben presto con Ash e gli ordini della Compagnia, mentre lei intende sterminare l’alieno, la compagnia vuole portare l’organismo sulla Terra per studiarne eventuali applicazioni militari.

Toccherà alla combattiva Ripley, ultima sopravvissuta, eliminare la creatura in un claustrofobico confronto tra tunnel e paratie stagne, nel tentativo di distruggere la Nostromo e fuggire con un vascello di salvataggio.

Alien è un cult ancora oggi inarrivabile, che dopo la fase politico/complottista degli ultracorpi di Siegel/Kaufman, da una nuova connotazione alla fantascienza miscelandola abilmente con l’horror, ma soprattutto con i rodati meccanismi del thriller.

Un’eroina femminile da antologia, un’ambientazione labirintica e volutamente inospitale, i canoni del thriller applicati all’invasione aliena, al contagio e alla catena alimentare, una creatura indimenticabile, incubo partorito dal connubio da premio Oscar dell’arte biomeccanoide dell’artista svizzaro H.R. Giger e l’animatronica del maestro degli effetti speciali Carlo Rambaldi.

Al timone dell’operazione il regista Ridley Scott proveniente dal mondo della pubblicità, che dopo l’esordio in costume de I duellanti si sposta sul terreno del fantastico dimostrando una grande versatilità, versatilità che dimostrerà negli anni transitando attraverso molti generi, ma soprattutto figliando un altro capolavoro sci-fi, materializzando il cupissimo mondo dei replicanti creati da Philip K. Dick nel cult Blade Runner.

Siamo di fronte ad un film che ha ridisegnato visivamente i canoni della fantascienza tradizionale spostandone i confini all’interno dell’horror più fobico, l’effetto speciale assume così la connotazione del villain classico diventando un vero protagonista/antagonista.

Disponibile da ottobre 2003 una versione director’s cut distribuita in DVD in occasione del venticinquesimo anniversario della pellicola, versione curata dal regista con integrazioni di scene eliminate in fase di montaggio dallo stesso Scott.

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