Vittorio, Manuel e Christian De Sica: la passione si chiama cinema

Spesso e volentieri il Cinemaniaco si occupa della storia, delle opere e della vita delle grandi famiglie legate da un unico comune denominatore: il cinema. Quest’oggi non potevamo esimerci dal rendere omaggio ad una grande famiglia italiana, che ha fatto dello spettacolo, della musica e del cinema per l’appunto, la propria esistenza, la propria missione. Uno style tutto partenopeo, che porta i nomi di Vittorio, Manuel e Christian De Sica.

Vittorio De Sica, figlio di un impiegato di banca, Umberto, col quale aveva un rapporto molto bello e forte, e al quale dedicherà il suo film, Umberto D., già durante gli studi di ragioneria , ottiene un piccolo ruolo in un film muto diretto da Giancarlo Saccon, Il processo Clemenceau del 1917.

Nel 1923 ottiene una scrittura teatrale da generico, nella compagnia diretta dalla prestigiosa attrice Tatiana Pavlova, con la quale rimane per due anni. Nella primavera del 1925 è secondo attore brillante nella compagnia di Italia Almirante, celeberrima diva del muto.

Nell’immediato dopoguerra, quando cominciò ad essere celebre anche come regista cinematografico, insieme a Paolo Stoppa e a Vivi Gioi, portarono in scena anche drammi di notevole valore come Catene di Langdon Martin.

Sul grande schermo diventò un divo tra i più richiesti, alla pari con Amedeo Nazzari, Gino Cervi e Fosco Giachetti, con molte commedie garbate e gradevoli, interpretate con Lya Franca e Assia Noris e tutte dirette da Mario Camerini

De Sica compì il suo esordio dietro la macchina da presa nel 1939, sotto l’egida di un potente produttore dell’epoca, Giuseppe Amato, che lo fece debuttare nella commedia Rose scarlatte. Dopo un film a sfondo religioso realizzato nella Città del Vaticano durante l’occupazione della capitale, La porta del cielo (1944), il regista firma, uno dietro l’altro, quattro grandi capolavori del cinema mondiale: Sciuscià (1946), Ladri di biciclette (1948), ricavato dal romanzo omonimo di Luigi Bartolini, Miracolo a Milano (1950), tratto dal romanzo Totò il buono di Zavattini e Umberto D. (1952), pietre miliari del neorealismo cinematografico italiano. I primi due ottengono l’Oscar come miglior film straniero e il Nastro d’Argento per la migliore regia.

Dopo questa irripetibile quadrilogia, De Sica firmò altre opere molto importanti: L’oro di Napoli (1954) tratto dai racconti di Giuseppe Marotta, Il tetto (1955), considerato il suo passo d’addio al neorealismo, quindi l’acclamatissimo La ciociara, del 1960, tratto dall’omonimo romanzo di Alberto Moravia, che vanta una spettacolare interpretazione di Sophia Loren, la quale vinse tutti i premi possibili: Nastro d’Argento, David di Donatello, Palma d’Oro al Festival di Cannes e il Premio Oscar per la miglior attrice.

Con la Loren lavorerà anche in seguito: Boccaccio ’70 (1961), Ieri, oggi e domani (1963), con la quale vinse il suo terzo Oscar e Matrimonio all’italiana (1964). Nel 1970 ottenne un quarto Premio Oscar con la trasposizione filmica del romanzo di Giorgio Bassani Il giardino dei Finzi Contini; quest’opera ottiene anche l’Orso d’Oro al Festival di Berlino del 1971. L’ultimo film da lui diretto e interpretato sempre dalla Loren è la riduzione di una novella di Luigi Pirandello, Il viaggio (1974).

Artista instancabile, oltre alla prestigiosa attività come regista, continuò anche ad essere un graditissimo attore: apparve in un centinaio di pellicole, anche in brevi ruoli di contorno, vincendo un Nastro d’Argento nel 1948 ed ottenendo numerosi premi negli anni seguenti a diversi festival. Si spense a 73 anni in seguito ad un intervento chirurgico, il 13 novembre 1974.

Manuel De Sica, primogenito di Vittorio, nato nel 1949 è oggi presidente dell’Associazione Amici di Vittorio De Sica per il restauro delle opere paterne, curatore di pubblicazioni su ciascun film restaurato, e fondatore dell’Associazione “Musica Retrovata” per il recupero di opere musicali inedite o sconosciute.

Nei primi anni scolastici, oltre agli studi da liceo classico, frequenta i corsi di teoria al Conservatorio di Santa Cecilia. Forma con alcuni suoi amici il gruppo musicale “The Ancients” con il quale fa alcune apparizioni televisive e incide due 45 giri.

Nel 1968 firma la sua prima colonna sonora per il film Amanti, diretto da suo padre Vittorio. Fanno seguito colonne sonore per vari lavori televisivi e per film quali Io e Dio, esordio cinematografico del regista Pasquale Squitieri, Cose di Cosa Nostra di Steno, Io non vedo, tu non parli, lui non sente di Mario Camerini e continua la collaborazione con il padre, per il quale firma le colonne sonore dei successivi Il giardino dei Finzi Contini, con il quale guadagna una nomination all’Oscar, Lo chiameremo Andrea, Una breve vacanza e Il viaggio.

L’attività di compositore di colonne sonore continua con pellicole dirette da Dino e Marco Risi, da Carlo Verdone, da Enrico Oldoini, da Carlo Vanzina e da moltissimi altri, tra cui suo fratello Christian. Nel 1989 Manuel De Sica è stato premiato con il Globo d’Oro della Stampa Estera per il lungometraggio Ladri di saponette di Maurizio Nichetti.

Nel 1992 ha vinto il Nastro d’Argento per Al lupo, al lupo di Carlo Verdone, seguito nel 1996 dal David di Donatello per la colonna sonora di Celluloide di Carlo Lizzani.

Le sua musica è stata eseguita da artisti quali Salvatore Accardo, Enrico Dindo, Danilo Rossi, l’Ensemble Wien Berlin; le sue canzoni sono state interpretate da artisti quali Ella Fitzgerald, Tony Bennett, Dee Dee Bridgewater.

Christian De Sica, secondogenito della omonima famiglia, inizialmente attratto dalla musica, nel 1973 partecipa al Festival di Sanremo, ma i risultati non proprio soddisfacenti lo convincono a seguire le orme paterne e a dedicarsi al cinema.

Grazie anche all’aiuto del padre, riesce a muovere i primi passi nel mondo del cinema con dei maestri quali Roberto Rossellini in Blaise Pascal, (1971), lo stesso Vittorio De Sica in Una breve vacanza (1973), Pupi Avati in Bordella, (1976) e Salvatore Samperi in Liquirizia del 1979 e Casta e pura del 1981. Nel 1982, diretto da Carlo Verdone lo vediamo protagonista in Borotalco e, nel 1988 in Compagni di scuola.

Dopo Night club, ultimo film di Sergio Corbucci, Christian De Sica diventa uno dei più famosi interpreti del “cinema-panettone” ovvero di quei film comici che escono nelle sale cinematografiche durante il periodo di Natale, formando una duratura coppia con l’attore Massimo Boldi, dal quale si separa nel 2005. Tra i lavori di coppia si ricordano la serie di Vacanze di Natale, Paparazzi (1998), Tifosi (1999) e Christmas in Love (2004).

Vincitore di due David di Donatello, uno per Giovannino nel 1976 ed uno speciale insieme a Boldi nel 2000, dal 1990 Christian De Sica è anche regista; suoi i film Faccione, Il conte Max, omaggio al cinema del padre e di Mario Camerini, Ricky e Barabba (1992), Uomini uomini uomini (1995), Tre (1996), Simpatici e antipatici (1998) e The Clan (2005).

Grande ammiratore di Frank Sinatra e di Marlon Brando, la critica ha spesso accostato la sua recitazione a quella di Alberto Sordi, dalla quale De Sica ha attinto a piene mani in moltissime delle sue espressioni. Lo vedremo il 19 dicembre nelle sale cinematografiche italiane con Natale a Rio de Janeiro, per la regia di Neri Parenti.