Recensione: Sciuscià

di Pietro Ferraro 4

La vita non è facile per Pasquale (Franco Interlenghi) e Giuseppe (Rinaldo Smordoni), due piccoli lustrascarpe che lavorano sui marciapiedi di via Veneto a Roma, i disagi ed il campare alla giornata, sono onnipresenti nella loro vita ma la voglia di divertirsi e sognare che è propria della fanciullezza, gli permette con i soldi raccimolati, ogni volta che possono,  di affittare, a Villa Borghese, un cavallo di nome Bersagliere e cavalcarlo dimenticando per qualche minuto la durezza della vita.

Purtroppo i due si trovano involontariamente coinvolti in un furto e vengono entrambi arrestati, ma prima riescono ad acquistare il tanto desiderato Bersagliere e ad affidarlo ad uno stalliere. Portati in carcere saranno separati e Pasquale, con l’inganno sarà costretto a confessare i nomi dei complici del furto tra i quali c’è il fratello di Pasquale, che verrà arrestato.

Pasquale, inconsapevole che l’amico  ha parlato perchè tratto in inganno, lo denuncia all’assistente del direttore, tra i due ragazzi si viene così a creare una frattura insanabile. D’un tratto gli eventi prendono una piega imprevista, pasquale e un compagno di cella riescono ad evadere, l’assistente del  direttore torchia il piccolo Giuseppe che messo alle strette e  per paura di perdere il suo amato cavallo indica all’uomo dove si trova la stalla e probabilmEnte il suo amico evaso.

E’ proprio nei pressi della stalla che i due amici, ormai irrimediabilmente cambiati dal carcere e dagli eventi si scontreranno per avviarsi rabbiosi fino al concitato e tragico epilogo.

Vittorio De Sica firma l’ennesimo capolavoro, anche questo insieme a ladri di biciclette e Umberto D., manifesto del neorealismo italiano fonte di grande ispirazione per questo regista dei sentimenti e della gente, pronto a cogliere le testimonianze di un periodo, quello del dopoguerra povero di moneta ma ricco di valori.

Mentre nei due film appena citati, si esplorava il mondo degli adulti, qui, De Sica ci accompagna nell’infanzia del dopoguerra, quella che sopravviveva arrangiandosi, data in pasto al mondo degli adulti e del lavoro ancor prima di essere pronta e pagandone a volte un prezzo troppo alto.

La seconda parte del film, quella carceraria, verrà in seguito molto utilizzata come escamotage narrativo e sfondo di commedie e drammi del cinema dell’epoca, citiamo per tutti Nella città l’inferno, di Renato Castellani con una magnifica ed intensa Anna Magnani.

Sciuscià rappresenta un caposaldo della cinematografia italiana e del movimento neorealista, uno di quei film che ad ogni visione si racconta nuovamente, con una recitazione ingenua e spoglia di inutili virtuosismi, ed una regia conscia di essere solo spettatrice di una realtà che è cornice e quadro, un’opera omnia che racchiude il meglio ed il peggio di un’intera generazione di italiani.

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