Un giorno della vita, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 2

Basilicata 1964, un giornalista (Alessandro Haber) in cerca di qualche articolo di colore fa visita ad un ragazzino di nome Salvatore (Matteo Basso) rinchiuso in riformatorio per un furto, incuriosito dal fatto che la pena inflitta al giovane sia particolarmente pesante se paragonata agli altri occupanti della struttura minorile.

Superate le iniziali diffidenze Salvatore racconterà al giornalista della sua sconfinata passione per il cinema e dei suoi furtarelli in casa per pagarsi il biglietto delle proiezioni e con i suoi sue amici Alessio e Caterina, percorrere ogni volta un lungo tragitto in bici sfidando la calura estiva per assistere alle ultime avventure di Maciste o all’ultimo film di Mastroianni.

Questa sua passione però si scontra con il padre, iscritto al partito comunista e intento a far crescere troppo in fretta il figlio imponendogli una rigidità che verrà ripagata con un ingenuo quanto disastroso ennesimo furto di Salvatore, che se avrà solo lo scopo di acquistare un proiettore per guardare gli amatissimi film, innescherà invece una serie di eventi che lo condurranno in riformatorio.

Un gradevole e fiabesco racconto su un amore incondizionato per il grande schermo quello messo in scena dal documentarista Giuseppe Papasso, qui al suo debutto con un lungometraggio di fiction che miscela suggestioni cinefile ammiccando al Tornatore di Nuovo Cinema Paradiso e di Malena, confezionando un sognante ritratto di un Sud più volte raccontato da grandi registi italiani del passato e che qui assume i connotati di un delicato e malinconico amarcord in celluloide che omaggia un cinema che non c’è più citando Don Camillo, Charlie Chaplin e La dolce vita.

Un giorno di una vita è senza dubbio un prodotto anomalo nell’odierno panorama cinematografico italiano, che se a prima vista mostra tutto il suo ostentato anacronismo, per chi ha amato o perlomeno vissuto in maniera simbiotica il cinema italiano degli anni’50 e ’60 e cerca un racconto mai urlato, che riesca a miscelare con eleganza l’immaginario collettivo di un’intera generazione con quello squisitamente cinematografico ricco di suggestioni cinefile, il film di Papasso potrebbe rivelarsi davvero una piacevole sorpresa.

Nelle sale dal 14 gennaio 2011

Note di produzione: oltre ad Haber nel cast compaiono anche Maria Grazia Cucinotta e il veterano Ernesto Mahieux, per lui ruoli ne L’imbalsamatore, Gli angeli di Borsellino e Fortapasc.

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