Un amore all’improvviso, recensione

di Pietro Ferraro 9

Se pensavate che l’amore tra Demi Moore e Patrick Swayze in Ghost fosse la massima espressione d’amore sovrannaturale aspettate di vedere all’opera la coppia di Un’amore all’improvviso, lei graziosa artista ed ereditiera che si innamora di un uomo che incontra a soli sei anni, che le racconta di arrivare dal futuro e che lei attende per una vita, lui fascinoso bibliotecario che dopo un incidente stradale scopre di avere un disordine genetico che sotto stress lo catapulta involontariamente in repentini viaggi temporali.

Henry e Claire (Eric Bana e Rachel McAdams) si ameranno a prescindere, lei accetterà la condizione del suo partner che funziona come la Narcolessia, solo che invece del sonno improvviso e repentino qui si sparisce tra le pieghe del tempo per indefiniti periodi, lui dopo molti conflitti interiori capirà che lei è l’unica che possa mai amarlo incondizionatamente.

La fantascienza e il romance sono materie alquanto distanti ma non avverse, la prima solitamente sovrasta la seconda che diventa quasi sempre poco più che un mero rafforzamento drammaturgico, invece in questo caso il regista tedesco Robert Schwentke esperto di thriller, nel curriculum l’ottimo Flightplan con una Jodie Foster combattiva madre in cerca del figlio e il sorprendente Tattoo, thriller realizzato in patria che ci regala suggestioni alla Seven, miscela abilmente i due generi dando la precedenza al romance, ma non dimenticando le inquietudini e i dilemmi da spazio-tempo che affliggono l’anomalo viaggiatore.

la sceneggiatura curata da Bruce Joel Robin, premio Oscar nel 1990 per lo script di Ghost e regista dello struggente My Life con Michael Keaton, ne sa certamente qualcosa di amori impossibili e dilemmi sentimentali e insieme al collega Schwentke ci regala una gradevole variazione sul tema che non potrà non coinvolgere lo spettatore, visto anche l’intrigante connotazione sci-fi e due protagonisti non memorabili, ma egualmente efficaci, Bana eterno accigliato sfoggia tutto il suo repertorio di intima sofferenza e la McAdams incanta con i suoi occhioni da eterna sognatrice.

Un amore all’improvviso, a prescindere dal solito inadeguato titolo italiano, è una  dignitosa trasposizione del romanzo La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo della scrittrice statunitense Audrey Niffeneger, che sicuramente non mancherà di emozionare e divertire, l’importante è accettare la preminenza della connotazione romantica e le fisiologiche e inevitabili debolezze da adattamento cinematografico.

Concludiamo con un paio di curiosità: David Fincher, Steven Spielberg e Gus Van Sant i registi interessati al film quando si era ancora in fase di pre-produzione e tra i produttori della pellicola figura anche l’attore Brad Pitt.

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