Casting news d’alto profilo ques’oggi, finalmente svelato il nome della protagonista del remake americano di Uomini che odiano le donne di David Fincher che molto probabilmente come la versione svedese diventerà una trilogia. E’ stato una sorta di parto la scelta che alla fine ha visto scartate le più note Natalie Portman, Ellen Page e Scarlett Johansson, in favore della misconosciuta Rooney Mara apparsa nel recente reboot di Nightmare e che vedremo anche in The Social Network sempre di Fincher.
Ancora due new-entry, stavolta non mutanti, per il prequel X-Men: First Class di Matthew Vaughn, la prima è la bella Rose Byrne intensa co-protagonista insieme a Glenn Close nel legal-drama televisivo Damages, la Byrne potrebbe, usiamo il condizionale perchè per lei sono ancora in corso le trattative, vestire i panni della dottoressa Moira MacTaggert scienziata esperta in genetica e mutazioni, mentre è ufficiale invece il reclutamento del simpatico Oliver Platt nei panni di un non ben identificato e misterioso agente governativo.


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Se pensavate che l’amore tra Demi Moore e Patrick Swayze in Ghost fosse la massima espressione d’amore sovrannaturale aspettate di vedere all’opera la coppia di Un’amore all’improvviso, lei graziosa artista ed ereditiera che si innamora di un uomo che incontra a soli sei anni, che le racconta di arrivare dal futuro e che lei attende per una vita, lui fascinoso bibliotecario che dopo un incidente stradale scopre di avere un disordine genetico che sotto stress lo catapulta involontariamente in repentini viaggi temporali.
Il protagonista della nostra storia è un grigio e anonimo impiegato come tanti, vessato dal proprio lavoro, vittima dello stress e drogato di percentuali e marketing. Il lavoro diventa con il tempo un male cronico, incurabile, con tanto di sintomatologia annessa, insonnia, stati d’ansia e depressione, unico sollievo frequentare alcuni gruppi di ascolto per persone affette da malattie terminali, una forma voyeuristica di catarsi che in parte raggiunge il suo scopo.
Il detective Stan Aubrey (Willem Dafoe) è un ottimo investigatore, certo la sua personalità è minata da tutta una serie di piccoli tic e manie che nel corso degli anni si sono accentuate grazie al suo lavoro, lavoro che lo vede confrontarsi quotidianamente con morte, cadaveri e perversioni varie, il che fa capire anche una sua certa inclinazione per la bottiglia, ma come non capirne le profonde motivazioni?

Victor Mancini (

David fincher è un regista che come i fratelli Ridley e Tony Scott, Michael Mann, ed altri colleghi provenienti dal mondo dei videoclip, ha uno sguardo particolare ed una visione che poco ha a che fare con un certo cinema d’autore che tralascia il contesto estetico e dell’immagine per puntare tutta l’attenzione sulla recitazione, il cinema di Fincher è più incentrato su una visione fisica della pellicola, una lettura visiva che utilizza la fotografia, l’illuminazione e gli effetti visivi per affrescare ogni scena e per curare maniacalmente ogni singola inquadratura, meticolosità figlia di spazi e tempi estremamente ridotti e condensati tipici del mondo della pubblicità e dei videoclip musicali, che dà al lavoro di Fincher un’impronta visiva ben riconoscibile, un peculiare look, il suo Seven ne è un esempio, dark, gotico, ed estremamente inquietante.

