Jonathan Demme: un filmaker anticonformista

di Pietro Ferraro 3

Jonathan Demme, classe 1944, cresce a New York, lavora come sceneggiatore per la Corman factory, vera e propria scuola di sopravvivenza cinematografica, low- budget, tempi ristretti, un certo cinema di serie B che oggi per molti neo-registi di genere rappresenta un punto di riferimento. Il primo film Femmine in gabbia, è il 1974, già traspare l’originalità visiva di Demme che torna dietro la macchina da presa cinque anni dopo con Il segno degli hannan, noir in cui emerge un senso del ritmo notevole che ritroveremo anche nelle opere successive. Che si tratti di commedia, Qualcosa di travolgente, di moderno Western, Fighting mad, o documentario,The agronomist, Demme dimostra una vena anticonvenzionale che prepotentemente sottolinea tutte le sue pellicole.

E’ il 1991, Demme gira quello che sarà negli anni successivi un punto di riferimento cinematografico di genere e l’apice della sua carriera, stiamo parlando del pluripremiato iI silenzio degli innocenti, il cineasta utilizza la macchina da presa per calarsi e calarci nei meandri della parte più oscura dell’animo umano, quella che si ciba delle angosce e della paura e tratteggia due personaggi storici che diventeranno due icone cinematografiche dagli opposti  versanti, la fragile e risoluta Clarice Sterling agente FBI interpretata da Jodie Foster, pensate che la prima scelta di Demme era Meg Ryan!, e la perfetta e ambigua rappresentazione del fascino del male, quell’ Hannibal Lecter interpretato dell’eclettico Anthony Hopkins, ormai leggenda.

Intendiamoci a lui dobbiamo lo sdoganamento di un certo film di genere come il thriller, che dopo iI silenzio degli innocenti premiato con l’Oscar, viene visto con meno snobbismo da una certa critica, ma non dimentichiamo film coraggiosi come Phildelphia, dramma sull’AIDS, ma più che altro denuncia su un certo razzismo strisciante riguardo una malattia realmente poco conosciuta, ma molto chiacchierata e le drammatiche ingiustizie sociali che ne derivano.

Gli ultimi lavori di Demme non hanno avuto grande fortuna ai botteghini, certo rivaleggiare con precedenti storici come quelli sopracitati è arduo, ma ricordiamo l’intrigante e controverso The truth about Charlie, e il thriller fantapolitico The manchurian candidate , remake del classico Va e uccidi! di J. Frankenheimer, riflessione sulla manipolazione dei media e un altro esempio dell’anima da filmaker di questo regista.

Attendiamo con curiosità l’ultimo lavoro di Demme, Rachel sta per sposarsi, sapido ritratto di una famiglia americana, girato in digitale con una intrigante ed inedita Anne Athaway.

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