Festival di Roma – Film non italiani in concorso

di Enrico.Nanni Commenta

Non solo Italia al Festival di Roma. Un festival internazionale come questo non poteva essere carente di una pletora di film provenienti da tutto il globo. Diamo quindi uno sguardo alle sorprese “straniere” che il festival ha in serbo per noi.

Stiamo parlando ad esempio di Good di Vicente Amorim, Easy Virtue di Stephan Elliott e Pride and Glory di Gavin O’Connor.

Il primo vede Viggo Mortensen nei panni di un professore tedesco che cerca di contrastare l’ascesa del nazismo. vissuta in prima persona. Accanto a Mortensen ci sono Jason Isaacs e Mark Strong.

Easy Virtue è una pellicola basata sull’omonimo testo teatrale di Noel Coward e prodotta dagli Ealing Studios di Londra. Jessica Biel sarà interpeta la protagonista, una donna americana appena divorziata che viaggerà fino alla Francia per sposarsi d’impulso con un uomo interpretato da Ben Barnes.

A corte do Norte è un film di João Botelho del 2008, con Ana Moreira, Rogério Samora e Ricardo Aibéo, e vede La Giuditta e Oloferne di Caravaggio assolvere alla funzione di chiave nìinterpretativa dei meandri oscuri narrari nel romanzo della scrittrice lusitana Agustina Bessa Luis.

La Francia ci regala Aide toi et le ciel t’aidera per la regia di François Dupeyron. Il film si svolge nella comunità africana di Parigi, durante l’estate del 2003. Il giorno in cui si svolge il film possiede due facce distinte: la festa collettiva rappresentata dal matrimonio di Christie e e l’incubo di Sonia, la madre della giovane sposa.

El artista, di Gastón Duprat e Mariano Cohn, ci racconta invece la storia di un infermiere che lavora in un manicomio. Casualmente scopre che uno dei suoi pazienti è un pittore di straordinario talento. Decide quindi di approfittare della situazione, si appropria dei suoi lavori e diventa una celebrità nel mondo dell’arte e del collezionismo.

Aidai, una sciamana, sullo sfondo della steppa kazaka, è la protagonista di Basky, di Gulshat Omarova. Un gruppo di speculatori in combutta con la polizia e la malavita costruire un distributore su quella terra, e Aidai lotta per sè e per la vita del figlio Batyr.

Proseguendo nella nostra carrellata, non possiamo non citare Un Barrage contre le Pacifique, di Rithy Panh ci racconta le vicende della madre di ferro Isabelle Huppert, e della sua risaia da salvare con una diga, mentre Opium War, di Siddiq Barmak, narra lo svilupparsi delle complesse dinamiche che si instaurano tra due soldati americani in Afghanistan.

Non mancheranno Le Plaisir de chanter, di Ilan Duran Cohen e l’atteso Pride and Glory – Il prezzo dell’onore, di Gavin O’Connor .

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