B-cult: Beowulf

di Pietro Ferraro Commenta

 Considerato da molti un vero e proprio scult, il Beowulf prodotto da Paul W.S. Anderson nel 1999, sulla scia del successo di Mortal Kombat ha proprio quella particolare mancanza di sofisticati effetti speciali e forte di una storia suggestiva ma poco articolata che ne fa un vero e proprio B- movie, quell’aria da fantasy post-apocalittico non può, col passare degli anni non aver guadagnato almeno in fascino,low- budget e sceneggiatura a parte.

In un futuro post-apocalittico in cui la terra è stata devastata dalle guerre ed ha avuto un’involuzione verso una sorta di Medioevo pre-industriale, Il guerriero Beowulf, metà uomo e metà demone viaggia in cerca di mostruosità infernali da distruggere ed incappa in un castello assediato dall’esterno da un’esercito che teme che la mostruosità che ne abita i sotterranei possa venir fuori e dall’interno da un demone che al calar della notte pasteggia con soldati e abitanti del castello.

 Intanto il kitsch di Beowulf rasenta la perfezione, dal biondo platino del re del fantasy Crhistopher Lambert al suo arsenale tra il ninja ed il cavaliere medievale. Nel cast anche Rhona Mitra futura eroina di Doomsday e Underworld 3. Notevoli le scenografie che mischiano diversi stili ed epoche in un pastiche veramente suggestivo.

Come poi non apprezzare lo sforzo nella creazione del mostruoso Grendel e del demone finale, colonna sonora a tamburo battente stile techno-dance come Mortal Kombat insegna ed ecco servito uno scult dal cuore anni ’80 e l’anima da B-movie.

Da rivalutare perchè: dopo le meraviglie ipertecnologiche del giocattolone fantasy di Zemeckis un pò di sano vintage ci rimette in sincrono con un cinema più a misura di spettatore.

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