Un sogno per domani, recensione

di Pietro Ferraro 2

L’undicenne Trevor McKinney (Haley Joel Osment) si ritrova un tema da svolgere davvero particolare assegnatogli dal suo professore di scienze sociali Eugene Simonet (Kevin Spacey), nel quale glki si chiede se il mondo in cui vive gli piace così com’è o se cambierebbe qualcosa.

Trevor non ha una vita molto facile, la madre Arlene (Helen Hunt) sempre al lavoro ha problemi di alcolismo con cui  combatte quotidianamente, a questo si aggiunge la mancanza di una figura paterna da cui prendere esempio, visto che il padre, un violento è latitante.

L’idea del professor Simonet spinge Trevor ad applicare una vera e propria formula, lui compie buone azioni verso delle persone chiedendo che queste a loro volta facciano lo stesso con altre tre persone, dandò così il via ad un’inarrestabile catena di solidarietà.

La catena inizierà quando Trevor ospiterà e sfamerà un tossicodipendente che a sua volta dara il via alla benevola sequela di buone azioni, che grazie ad una sorta di effetto domino arriveranno nelle più grandi città americane fino ad attirare l’attensione di un giornalista che deciderà di scriverci su un pezzo risalendo alla fonte della catena.

Trevor molto impegnato nel suo altruistico progetto capirà ben presto che anche la madre e il suo professore condivivono un disagio amplificato dalla solitudine, così penserà bene di farli incontrare, ma la cosa non sarà semplice visto il carattere introverso e il passato burrascoso di Eugene e l’inaspettato ritorno del manesco marito di Arlene, ma ci penserà quest’ultima a scrollarsi di dosso lo scomodo passato, mentre il giornalista interessato alla catena della bontà iuscirà a risalire a Trevor.

La regista Mimi Leder dopo il thriller-action The peacemaker con l’accoppiata Clooney-Kidman e dopo aver sfidato la corazzata da disaster-movie Armageddon-Giudizio finale di Michael Bay con il suo Deep Impact prova a cimentarsi con un edificante dramma tratto dal romanzo di Catherine Ryan Hyde La formula del cuore.

La Leder si dimostra all’altezza della situazione, sventando i manierismi di uno script che minacciava melassa e lacrime al limite del sopportabile. La regista punta tutto sul terzetto di protagonisti reclutando due veterani come Spacey e la Hunt a cui si aggiunge il talentuoso Haley Joel Osment reduce dal successo/fardello del campione d’incassi Il sesto senso e grazie ad una notevole abilità nella direzione degli attori riesce a non sconfinare mai nel patetismo a buon mercato, confezionando un dignitoso drama da non sottovalutare.

Note di produzione: nel cast figura anche il cantante Jon Bon Jovi, mentre libro e film hanno ispirato una vera fondazione no profit che prende il nome della pellicola Pay it forward e di cui il giovane Osment è stato testimonial.

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