Deep Impact, recensione

di Pietro Ferraro 8

Leo Beiderman (Elijah Wood) è un giovane appassionato di astronomia che per puro caso scopre una cometa ancora senza classificazione, comunicata la notizia alla comunità scientifica, la cometa prenderà, con grande soddisfazione di parenti e amici, il nome del suo scopritore.

La scoperta purtroppo sarà seguita dalla tragica consapevolezza di un’imminente catastrofe planetaria, la cometa è in realtà un gigantesco meteorite in rotta di collisione con la Terra, il suo impatto sarà devastante, ogni forma di vita verrà spazzata via con conseguenze apocalittiche per l’ecosistema.

I governi di tutto il mondo si uniranno così in una missione denominata Il Messia, missione che prevede la distruzione dell’asteroide per mezzo di testate nucleari, nel frattempo però, il previdente Presidente degli Stati Uniti, Tom Beck (Morgan Freeman), annuncerà che nell’eventualità del fallimento della suddetta missione il governo ha fatto costruire degli insediamenti sotterranei che ospiteranno un milione di persone, chi avrà accesso a questa sorta di arca della speranza sarà scelto da un computer.

Questo Deep Impact ha il difetto di essere uscito in concomitanza con il blockbuster di Michael Bay Armageddon-Giudizio finale, e il pregio di esserne una versione più adulta e mirata al disaster-movie più classico, con un occhio di riguardo per i personaggi sicuramente meno fumettosi ed eccessivi dei cowboy spaziali del  kolossal di Bay.

Deep Impact diventa così l’altra faccia dell’Apocalisse made in Hollywood, la regista Mimi Leder proveniente dalla tv, suoi molti episodi del serial E.R. medici in prima linea, ci aveva già regalato qualche sprazzo action e frammenti di disaster-movie nell’ottimo The peaceamaker, il suo debutto sul grande schermo con l’accoppiata Nicole Kidman/George clooney.

Il film si rivela un solido disaster-movie con un cast notevole, la regista gioca con le ansie dello spettatore e gli effetti speciali dando un giusto equilibrio al tutto, lascia la fantascienza iperspettacolare e fracassona al collega Bay per concentrarsi sulle dinamiche del dramma corale, lasciando agli effetti speciali dosati e realistici una parte importante nella storia, ma non sicuramente decisiva.

Commenti (8)

  1. Sono d’accordo, Armageddon non lo rivedrò più (troppa discoteca)
    mentre questo, nonostante ingenuo e convenzionale, è fatto bene anche se ai nuovi spettatori appare estremamente datato e probabilmente non piacerà

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non verrà pubblicato.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>