Recensione: Iago

di Pietro Ferraro 6

In una Venezia odierna, nella facoltà di architettura, Iago (Nicolas Vaporidis), studente talentuoso proveniente da un mondo e da una famiglia tutt’altro che facoltosi, si ritrova circondato da ricchi figli di papà provenienti da blasonate famiglie, rei secondo lui di viver di vita facile e di essere la causa della sua frustazione e dei suoi mancati successi.

Tra questi figli di papà spicca lo studente Otello (Aurielen Gaya), figlio di un architetto di fama mondiale e dal  brillante futuro già scritto, e che tra le amicizie paterne vanta addirittura il rettore della facoltà. Iago dal canto suo è concentrato a diventare il responsabile di una importante manifestazione universitaria che gli darà il prestigio e la visibilità tanto desiderate, quando vede i suoi progetti sfumare in favore di Otello in lui si scateneranno invidia e voglia di riscatto in un mix emotivo alquanto sorprendente.

Propositi che diventeranno fatti  quando il nostro Iago scoprirà che Otello non solo lo ha defraudato della direzione dell’agognato evento, ma anche dell’amata Desdemona (Laura Chiatti), così il piano di Iago prende lentamente forma facendo leva su una delle emozioni più subdole, la gelosia.

Il regista Volfango De Biasi si cimenta con un classico senza tempo e con un’icona come Otello che è diventato simbolo della gelosia e delle sue tragiche conseguenze, ma stavolta sposta l’attenzione su Iago e sul lento dipanarsi della trappola ordita da quast’ultimo in cerca di vendetta e riscatto, virando il forte contenuto drammatico dell’originale in un’anomala e intrigante vis da comedy.

I due protagonisti sono molto bravi e volenterosi, Laura Chiatti è in costante crescita, Nicolas Vaporidis ha finalmente un ruolo, dopo quello in Cemento armato, un pò più autoironico, ambiguo, e sfaccettato, lontano dai simpatici ma stereotipati personaggi da romance per teenager cui ci aveva abituati.

Il suo Iago è una caratterizzazione riuscita a metà, se riesce ad esser convincente nella parte iniziale del film, lo è meno quando nell’avanzare della storia il suo personaggio si spoglia di scrupoli e medita vendetta, colpa forse di una recitazione ancora non pienamente matura, che non lo fa risultare abbastanza efficace e totalmente convincente.

Questo Iago è un’operazione che lascia soddisfatti a metà, se da una parte si è cercato di allontanarsi dal palcoscenico e da alcune leziosità di stampo squisitamente teatrale portando il tutto nell’odiernio mondo dei giovani, non si è osato quel tantinello in più per farne una versione più trasgressiva e provocatoria, non certo ai livelli barocchi del Romeo+Giulietta di Baz Luhrmann intendiamoci, ma un pò più radicale e lontana dalla concezione teatrale del testo di Shakespeare.

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