
L’agente federale Doug Carlin (Denzel washington) dell’ATF, sezione armi da fuoco ed esplosivi, viene chiamato ad investigare in merito ad un attentato terroristico avvenuto su di un traghetto fluviale in Louisiana, in cui hanno perso la vita centinaia di passeggeri.
Durante le indagini in cui Carlin cerca di ricostruire a ritroso gli eventi, viene ripescato nel fiume il corpo di una ragazza, Claire Kuchever (Paula Patton), che sembra la vittima di un omicidio, ma qualcosa sembra legare gli eventi precedenti alla morte di quest’ultima al recente atto terroristico.
I due casi, a livello investigativo, continuano a sovrapporsi, misteriose tracce collegano Carlin alla vittima, e la cosa più strana e la bizzarra sensazione del detective di avere già conosciuto quella ragazza ed oltretutto in modo molto intimo, ma senza averne alcuna memoria.
David fincher è un regista che come i fratelli Ridley e Tony Scott, Michael Mann, ed altri colleghi provenienti dal mondo dei videoclip, ha uno sguardo particolare ed una visione che poco ha a che fare con un certo cinema d’autore che tralascia il contesto estetico e dell’immagine per puntare tutta l’attenzione sulla recitazione, il cinema di Fincher è più incentrato su una visione fisica della pellicola, una lettura visiva che utilizza la fotografia, l’illuminazione e gli effetti visivi per affrescare ogni scena e per curare maniacalmente ogni singola inquadratura, meticolosità figlia di spazi e tempi estremamente ridotti e condensati tipici del mondo della pubblicità e dei videoclip musicali, che dà al lavoro di Fincher un’impronta visiva ben riconoscibile, un peculiare look, il suo Seven ne è un esempio, dark, gotico, ed estremamente inquietante.