Recensione: Déjà Vu

di Pietro Ferraro 6

L’agente federale Doug Carlin (Denzel washington) dell’ATF, sezione armi da fuoco ed esplosivi, viene chiamato ad investigare in merito ad un attentato terroristico avvenuto su di un traghetto fluviale in Louisiana, in cui hanno perso la vita centinaia di passeggeri.

Durante le indagini in cui Carlin cerca di ricostruire a ritroso gli eventi, viene ripescato nel fiume il corpo di una ragazza, Claire Kuchever (Paula Patton), che sembra la vittima di un omicidio, ma qualcosa sembra legare gli eventi precedenti alla morte di quest’ultima al recente atto terroristico.

I due casi, a livello investigativo, continuano a sovrapporsi, misteriose tracce collegano Carlin alla vittima, e la cosa più strana e la bizzarra sensazione del detective di avere già conosciuto quella ragazza ed oltretutto in modo molto intimo, ma senza averne alcuna memoria.

Ben presto il sempre più perplesso detective si ritroverà nel bel mezzo di un segretissimo progetto scientifico governativo, dove si è scoperto di poter visualizzare gli eventi passati allo scopo di risolvere casi impossibili, ed oltretutto, ma azione sconsigliabile, influire sugli eventi fino a poter fisicamente viaggiare a ritroso nel tempo.

Purtroppo il solo visualizzare il passato non permette al gruppo di scienziati, carlin compreso, di modificare sostanzialmente gli eventi e il detective deciderà allora di affrontare egli stesso un pericoloso viaggio a ritroso nel tempo e cercare di mutare radicalmente gli accadimenti che hanno portato all’attentato e all’omicidio della ragazza.

Déjà Vu è un riuscito e sorprendente connubio di thriller e fantascienza, il viaggio nel tempo forse ha la sua applicazione cinematografica piu’ realistica mai vista, e Denzel Washington ha un ruolo perfetto cucitogli addosso dal talentuoso Tony Scott.

Il look Hi-tech del film ha l’inconfondibile impronta visiva del regista, che utilizza in maniera sobria e molto particolare gli innesti spazio-temporali ed i flashback tecnologicamente indotti di cui è costellato l’intero film, ricordando molto le visioni precognitive del fantascientifico Minority report di Steven Spielberg, ma accentuando un certo stile da videoclip che in questo caso aggiunge spettacolarità e non toglie nulla a livello narrativo.

Un thriller con i fiocchi, ben equilibrato e studiato come un rompicapo in cui anche lo spettatore meno avvezzo riesce con facilità a ricostruire gli eventi principali e a seguire il puzzle temporale  che lentamente prende forma grazie ad una sceneggiatura solida e mai lacunosa, Déjà Vu, non rimane un mero esercizio di stile, ma cerca di andare oltre e ci riesce bene, assolutamente da non perdere.

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