La figlia del generale: recensione

di Pietro Ferraro 9

Paul Brenner (John Travolta) è un militare che sta lavorando sotto copertura per sventare un traffico d’armi portato avanti da alcuni militari corrotti, durante le indagini incontra l’affascinante e misteriosa Elizabeth Campbell, anche lei militare, tra i due sembra esserci del feeling, ma non vi è il tempo di accertarlo perche la donna viene trovata morta, il suo corpo è legato e mostra segni evidenti di violenza.

Brenner verrà coinvolto nelle indagini, indagini decisamente scomode, visto che la vittima era la figlia del generale Joe Campbell (James Cromwell) pronto a lasciare l’esercito per dedicarsi alla politica, questo omicidio capita in un momento molto delicato per l’esercito e per lo stesso Campbell che chiede assoluta discrezione e celerità nel risolvere il caso.

Le indagini porteranno alla scoperta di sorprendenti altarini e torbide relazioni e l’investigazione comincerà a sconfinare nei piani alti, il detective verrà messo in guardia e avvertito che la sua troppa curiosità potrebbe avere delle spiacevoli conseguenze, ma Brenner non è intenzionato a mollare…

La figlia del generale è un discreto thriller ottimamente confezionato con una classe ed una tecnica notevoli, fotografia e regia la fanno da padrone, il regista Simon West proviene dalla pubblicità ed ha nel curriculum l’action Con Air, il thriller Chiamata da uno sconosciuto e il primo capitolo di Tomb Raider .

West stavolta è quasi costretto, per affrontare con efficacia i territori del thriller investigativo a rinunciare alla spettacolarità che gli è più congeniale, ma non all’eleganza della sua impronta viisva tipica e la utilizza al meglio in un ottimo intreccio in cui ben si muove un efficace John Travolta coadiuvato da un veterano come James Woods che insieme ci raccontano un lato meno istituzionale e più disturbante dell’ambiente militare.

La figlia del generale riesce a coinvolgere sia visivamente che a livello di sceneggiatura perchè ben imbriglia un talento come West regalandogli un intrigante e torbido intreccio narrativo, certo non privo di difetti, ma che non mancherà di appassionare un target di pubblico molto variegato. Da segnalare anche l’intrigante colonna sonora affidata al compositore Carter Burwell (Twilight, Il destino di un cavaliere).

Commenti (9)

  1. Condivido con la tua recensione, il “capolavoro” di West è questo film…ottimo il discorso tra John e Woods, molti rimandi alla psicologia Freudiana!

  2. @ Cristian:
    Il cast è davvero di spessore e senza dubbio in questo caso fa la differenza, grazie per il commento. 🙂

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