Il Codice da Vinci, recensione

di Pietro Ferraro 3

Il corpo del curatore del prestigioso Museo del Louvre di Parigi viene rinvenuto senza vita e ricoperto di strani simboli, ad una più attenta osservazione, postura e posizione del corpo rappresentano un’inquietante riproposizione de L’uomo vitruviano una delle opere più celebri di Leonardo da Vinci e i segni sul corpo sembrano essere stati opera della vittima stessa che ha utilizzato il proprio sangue per tracciarli.

Naturalmente le autorità parigine brancolano nel buio e vista la complessità ed unicità degli elementi rinvenuti della scena del crimine l’ispettore Bezu Fache (Jean Reno) convoca il professore di Harvard Robert Langdon (Tom Hanks) esperto in simbologia religiosa, sarà proprio lui a dare gli elementi determinanti per decifrare la scena del crimine, un’interpretazione che sconcerterà non poco Fache che comincerà a nutrire dei sospetti su Langdon.

In soccorso di Langdon arriverà la graziosa crittologa Sophie Neveu (Audrey Tautou) consulente della polizia che racconterà all’ignaro Langdon che le autorità lo considerano un sospettato a causa di un indizio trovato sulla scena del crimine, Langdon avuta la prova delle affermazioni della ragazza si darà alla fuga e indizio dopo indizio, cadavere dopo cadavere arriverà ad una sconcertante rivelazione capace di stravolgere secoli di cultura cattolica, arrivando a scoprire la vera natura del leggendario santo Graal.

Il regista Ron Howard porta sullo schermo uno dei best-seller più famosi e venduti di Dan Brown, amatissimo e controverso autore di fiction troppo spesso preso eccessivamente sul serio a causa delle tematiche affrontate nei suoi romanzi che toccano in primis i fondamenti della religione cattolica e più in generale l’integrità dell’istituzione ecclesiastica, attraverso quelli che in realtà sono solo elaboratissimi e senza dubbio intriganti falsi storici.

Howard in questo caso segue senza guizzi l’imprinting letterario trasformando Robert Langdon in un efficace incrocio tra Sherlock Holmes e un’Indiana Jones da biblioteca interpretato con mestiere da Tom Hanks, il resto del cast, talentuosa Audrey Tatou compresa, fa praticamente da tappezzeria, fagocitato dall’intrigante tematica mistico-religiosa e la veste tra mistery e procedural televisivo, che nonostante qualche reiterato momento di stanca, permette ad Howard di portare a casa un risultato più che dignitoso e guadagnare ulteriori punti se paragonato al deludente e a tratti imbarazzante sequel Angeli e Demoni.

Note di produzione: il film anche grazie alla mobilitazione delle autorità ecclesiastiche che ne tentarono un ingenuo boicottaggio mediatico incassò la stratosferica cifra di 758 milioni di dollari, la sceneggiatura fu curata da Akiva Goldsman premio Oscar per A beautiful mind e attualmente al lavoro con Howard sull’adattamento cinematografico e televisivo della saga La torre nera di Stephen King.

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