Houdini-L’ultimo mago: recensione

di Redazione 3

Edimburgo 1926, mentre il mago ungherese Harry Houdini (Guy Pearce) stupisce le platee europee con i suoi spettacolari numeri di escapologia (L’arte dell’evasione), molti presunti medium vengono smascherati dalla crociata del mago contro imbroglioni e truffatori ben poco esoterici che in quegli anni spuntano come funghi intrattenendo i salotti buoni delle grandi capitali e promettendo ectoplasmi e inquietanti visite dall’aldilà.

La scozzese Mary MacGarvie (Catherine Zeta-Jones) accetterà la sfida di Houdini che vede in palio 10.000 dollari per chiunque riesca a metterlo in contatto con la defunta madre e a farle ripetere le ultime parole pronunciate da quest’ultima sul letto di morte, parole che solo Houdini conosce.

Mary specializzata in elaboratissime, coreografiche e fasulle sedute spiritiche, con l’aiuto della figlia Benji (Saoirse Ronan) addetta a raccogliere informazioni e materiali necessari per allestire gli show esoterici della madre, cercherà di ingannare il mago e al contempo se ne invaghirà diventando sempre più dubbiosa sul proseguimento dell’elaborata truffa.

La regista australiana Gillian Armstrong sceglie la via più romance della storia facendone spina dorsale del racconto, sulla scia di The illusionist di Neal Burger, anche in questo caso l’allestimento è sontuoso, la ricostruzione storica accurata e l’atmosfera veramente suggestiva.

Guy Pearce e Catherine Zeta-Jones fanno un pò fatica a rendere credibile questa storia d’amore, i rivali si innamoreranno ma i loro caratteri così diversi e le motivazioni che ne animano le azioni mal si sposano con una relazione all’apparenza poco sofferta e troppo poco combattuta come in realtà la situazione estrema in cui si evolve il legame avrebbe richiesto.

Houdini-L’ultimo mago resta comunque un ottimo esempio di romance non banale, l’ambientazione e la cornice danno decisamente qualche punto in più ad una sceneggiatura a tratti troppo centrata sulla storia d’amore e meno sugli accadimenti che vi ruotano intorno, specialmente nella seconda parte del film in cui la love story prende prepotentemente il sopravvento creando qualche perplessità. Fortunatamente il film gode di una parte finale assolutamente perfetta che salvaguarda il risultato finale . Un ottimo film se si sposa l’idea decisamente romance della regista Gillian Armstrong.

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