Videodrome: carne, metallo e tecnologia

di Pietro Ferraro 4

Parlare di Videodrome non è cosa facile, le implicazioni di questo piccolo grande cult del periodo horror di David cronenberg sono molteplici e la sua visione lascia molto inquieti, e anche dopo la scena finale si rimane interdetti, non capendo esattamente e fino in fondo se fino a quel momento si è assistito ad un incubo ad occhi aperti, ad un lento perdersi di una mente deviata o alla nascita di un nuova forma di esistenza che trascende la realtà e si ciba di immagini.

Cronenberg ci accompagna nella inesorabile discesa agli inferi di Max Renn (James Woods), il proprietario di una tv via cavo in cerca di spettacoli estremi che si imbatte in una misteriosa tv pirata che trasmette violenze sessuali ed omicidi in diretta, veri snuff-movie o solo delle realistiche simulazioni? La risposta sarà la scoperta di un nuovo culto tra religione e massmediologia che invaderà mente e corpo dello sfortunato Max ormai preda di spaventose allucinazioni che lo stranieranno sempre più dalla realtà.

Cronenberg gira quello che sarà il primo capitolo di un ideale trilogia che vede la tecnologia nella sua parte più fisica miscelarsi all’essere umano invaderne la mente e deviarne la sessualità  modificandone i corpi. Dopo Videodrome sarà la volta del controverso Crash e del suggestivo ExistenZ.

Nel primo una coppia si ritrova catapultata in un vortice di perversione, in cui mutilazioni, incidenti stradali, e violenza sono fonte di eccitazione sessuale e di dipendenza, nel secondo invece un videogioco ci trasporta in una realtà alternativa dove impianti e innesti di protesi viventi nel corpo dei giocatori oltrepassano i confini della realtà virtuale.

In Videodrome si scopre un lato oscuro della tecnologia ed in particolare della televisione, marchingegno ammaliatore che come una sorta di finestra si apre su edulcorate realtà, realtà che con l’avvento di Internet evolveranno ed assumeranno la doppiezza minacciata dal regista e di cui la televisione in realtà era un solo un antefatto.

La tecnologia si mischia alla religione, al culto dell’immagine e alla devianza dello stesso, prima la mente, poi la stessa carne diventerà sede del nuovo credo, una commistione inquietante di apocalisse mediatico-religiosa e di follia.

Sicuramente eccessivo come è nello stile di Cronenberg ma assolutamente profetico nel raccontarci un modo spesso errato e pericoloso di far penetrare la tecnologia troppo in profondità, di lasciarle invadere il nostro quotidiano rischiando di trasformare noi stessi negli alter ego virtuali di cui quotidianamente vestiamo gli stranianti panni digitali.

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