Bambi horror: il dolce cerbiatto diventa un killer

Inutile dirvi che a voler fare un film de genere è la stessa società di produzione dietro il grande successo Winnie the Pooh: Blood and Honey. Sì, Bambi, l’adorabile e triste cervo a cui viene brutalmente uccisa la madre dalla mano umana, sarà il protagonista di un nuovo film, realizzato da Jagged Edge Productions e ITN Studios.  Sarà diretto da Scott Jeffrey, che ha già diretto il film slasher dell’orsetto Winnie.

Mentre i dettagli della trama del nuovo film devono ancora essere annunciati, anche se immaginiamo quale possa essere il movente da scatenare la furia di Bambi, Jeffrey ha detto ai fan di prepararsi per un risvolto assasino del dolce cerbiatto che sarà tutt’altro che volubile. Sempre parlando del nuovo film, il regista ha dichiarato:Il film sarà una rivisitazione incredibilmente oscura della storia del 1928 che tutti conosciamo e amiamo. Trovando ispirazione dal design utilizzato in The Ritual di Netflix, Bambi sarà una feroce macchina per uccidere che si nasconde il deserto. Preparati per Bambi sulla rabbia!” Come riportato da Dead Central. Jeffrey sarà affiancato dal produttore Rhys Frake-Waterfield, che ha diretto Winnie the Pooh: Blood and Honey.

Per chi non l’avesse saputo, il film horror ha visto l’orso dei cartoni animati preferito da tutti trasformarsi in un folle assassino. Infatti la trama vede Pooh e Pimpi scatenarsi violentemente dopo che Christopher Robin li ha abbandonati. Un film che lascia davvero un impatto a detta dello stesso interprete che ha vestito i panni del Pooh assassino, l’attore Craig Dowsett. “Quando ho letto la sceneggiatura per la prima volta, sapevo che sarebbe stato speciale! Mi ha lasciato sbalordito, stupito ed eccitato. Allora ho capito subito che interpretare il ruolo di Winnie the Pooh in questa rivisitazione dell’orrore sarebbe stato un viaggio epico“.

E cosa comporta quell’epico viaggio attraverso il Bosco dei 100 acri?  Bene, come ha spiegato Craig, è piuttosto intenso: “Gli spettatori possono aspettarsi una trama seria con molta violenza e sangue, non per i deboli di cuore“. Sebbene non ci sia una data di uscita attualmente confermata per il film, Craig ha anticipato che un seguito potrebbe essere a portata di mano: “Il regista aveva già parlato del suo desiderio di realizzare un sequel, quindi solo il tempo lo dirà, ma sì, lo sarei sicuramente interessati a farne parte ancora una volta“. Il resto del cast include Amber Doig-Thorne, Danielle Scott, Maria Taylor, Danielle Ronald, Natasha Tosini, May Kelly, Paula Coiz e Natasha Rose Mills. Se ti stai chiedendo perché Pooh Bear e Bambi stiano subendo un restyling radicale, il motivo risale al fatto che la Disney non detiene più i diritti esclusivi sui personaggi, rendendolo dunque i personaggi adatti per gli amanti dello slasher.

Notturno di Zu Quirke – Recensione

notturno di zu quirke

Se c’è un film che racconta la tossicità della competizione, questo è Notturno di Zu Quirke. L’ossessione del primeggiare, dell’individuare un avversario da superare per potersi superare diventa il sonno della ragione che genera mostri.

Il contesto è quello musicale e la trama è scandita dalle note di pianoforte che fanno parte di un’opera continua e accurata nella scelta dei dialoghi e delle terminologie. Mani che si muovono sui tasti e mani che distruggono.

Juliet è la gemella di Vivian ed entrambe hanno coltivato la passione per il pianoforte dalla tenera età. Un percorso, il loro, che le fa approdare alla prestigiosa scuola Julliard. Vivian è più talentuosa e per questo ha le attenzioni del docente. Juliet rimane un passo indietro, fino a quando non trova un quaderno misterioso appartenuto a Moira Wilson, studentessa che si è suicidata proprio in quella scuola.

Il quaderno di Moira ospita pentagrammi, disegni e strani simboli. Juliet lo sfoglia e scatena qualcosa. Chiunque si trovi tra lei e i suoi obiettivi verrà distrutto, ma la vera distruzione è propria della ragazza che nella sua ossessione per il traguardo finirà per travolgere anche Vivian, che diventa vittima della feroce scalata di Juliet.

Gli esami, le prove e infine il concerto, il coronamento del successo e la conferma di Juliet come piccolo fenomeno in grado di fare magie con il pianoforte. Vivian si è rotta un braccio e non potrà suonare, ed ecco la prima vittoria di Juliet che finalmente non ha rivali. Non si rende conto, Juliet, che il suo farsi terra bruciata intorno nello stato di ipnosi indotto dal quaderno di Moira finirà per divorarla.

Alcuni punti deboli: il quaderno di Moira somiglia al Death Note giapponese e i misteriosi simboli in esso contenuti sono chiaramente lettere trascritte al contrario, ma Juliet sembra accorgersene solo dopo la prima metà del film.

Un finale a sorpresa, tuttavia, stravolge il godimento del film e restituisce un racconto acido e malato, che ci parla della perversione dell’individualismo e della pericolosità dell’amor proprio. Juliet non dosa la sua voglia di emergere e per questo ne diventa vittima.

Ci si perde letteralmente negli occhi malvagi e magnetici di Sydney Sweeney (Juliet), che sanno ammaliare e farti rabbrividire per la loro profondità. Notturno di Zoe Quirke è la faccia più dannata delle ambizioni, spesso costellate di violenza psicologica, indifferenza e arrivismo devastante, cose che sono anche tipiche di alcune relazioni amorose.

Teatri chiusi? Su Netflix c’è Cadaver – Trama e trailer

cadaver

Cadaver è su Netflix e in pochi lo sanno. Un film che sembra mostrare tutta la catastrofe che la nostra mente vive per via del DPCM, della pandemia e della frustrazione che diventa una sommatoria dei primi due elementi. Diretto da Jarand Herdal, è ambientato in Norvegia in uno scenario apocalittico. La città e il Paese sono distrutti e gli abitanti dovranno arrangiarsi. Tutto si muove intorno a Leonora, Jacob e la piccola Alice, una famiglia che vive il suo dramma cercando di restituire una vita dignitosa alla figlia.

Ecco la trama riportata da Coming Soon:

Un giorno, l’hotel della loro cittadina attira numerosi spettatori in strada per invitarli a uno spettacolo teatrale, presentandolo come l’esperienza più entusiasmante della loro vita. Ma ad attrarre Leonora e le altre persone è in realtà l’offerta gratuita di un’abbondante cena. Dopo aver convinto Jacob, la donna cede tutti i suoi risparmi per acquistare i biglietti e la sera la famiglia raggiunge l’hotel. Ad accoglierli nel lussuoso edificio è il proprietario, nonché direttore dello spettacolo, Mathias (Thorbjørn Harr), che dopo aver fatto accomodare e saziare i suoi ospiti inizia a presentare l’opera a cui i presenti assisteranno. A tutti vengono consegnate delle maschere da indossare e il “regista” spiega loro che saranno l’unico legame con la realtà: tutto l’hotel è infatti il palcoscenico e chiunque è senza maschera, un attore. Purtroppo però, i protagonisti si renderanno presto conto che nulla è come appare tra le mura dell’edificio e un’atmosfera oscura e macabra inizia ad avvolgere Leonor e Jacob, i cui dubbi diverranno spaventosamente reali quando a un certo punto la loro piccola Alice scompare.

Il film è disponibile su Netflix e sta ricevendo commenti positivi. Chi lo ha visto afferma che in questo momento storico Cadaver potrebbe essere il film perfetto per trovare sfogo per la nostra frustrazione. Ciò che Jacob e Leonora si ritrovano ad affrontare è un claustrofobico teatro immersivo che può inghiottire chi vi partecipa.

Cadaver si candida ufficialmente come il film di Halloween per eccellenza, senza zucche intagliate né fantasmi che bussano alla porta. Ecco il trailer di Cadaver, disponibile su Netflix.

L’Esorcista raccontato dallo stesso William Friedkin in Leap Of Faith (trailer)

Quando William Friedkin parla del suo capolavoro L’Esorcista non parla di un film dell’orrore ma di un film sul mistero della fede. Lo si comprende benissimo anche dalle poche parole che sentiamo nel trailer di Leap Of Faith, un saggio cinematografico firmato da Alexander O Philippe. Parliamo di saggio e non di documentario in quanto O Philippe ha incontrato Friedkin per sei giorni di fila e si è fatto raccontare tutto l’universo spirituale dello storico regista.

Questa la sinossi riportata dal sito ufficiale della Biennale di Venezia:

Leap of Faith, un saggio cinematografico lirico e spirituale su The Exorcist (L’esorcista) indaga gli abissi inesplorati dell’immaginazione di William Friedkin, le sfumature del suo processo realizzativo e i misteri della fede e del destino che hanno plasmato la sua vita e la sua filmografia.

L’opera di O Philippe ci fa capire che nonostante siano passati 40 anni dall’uscita dell’epico film nelle sale, L’Esorcista è un film che appartiene a tutti, come un organo vitale. In Leap Of Faith (letteralmente “atto di fede”), William Friedkin racconta l’opera di decostruzione e riassemblaggio del libro di William Peter Blatty, mostra gli appunti presi nelle fasi di lavorazione del film e ripercorre quei giorni sul set.

Una messa a nudo, si può dire, che Friedkin offre a O Philippe per svelare, una volta per tutte, tutto il suo universo artistico e mentale. Alla telecamera di Leap Of Faith Friedkin snocciola gli aneddoti sulle sue fonti di ispirazione – il nostro Caravaggio, per esempio, gli ispirò la distribuzione della luce in molte scene – e su quella volta in cui sferrò un pugno a un attore per rendere credibile la sua angoscia da fissare sulla pellicola.

L’Esorcista, oggi, è quel film che tutti dovrebbero vedere per avere un’idea di cosa sia il cinema dell’orrore, quello vero, quello che parla del diavolo con un taglio laico. Gli occhi di Regan, una volta che li incontri, ti si incollano addosso e non ti mollano più, e questo William Friedkin lo sa benissimo.

Leap Of Faith sarà disponibile dal 19 novembre sulla piattaforma statunitense Shudder.

3 From Hell di Rob Zombie non chiude dignitosamente la trilogia

Il senso del titolo non è il presagio di un potenziale seguito, ma una mancata dignità nel chiudere i tre episodi della famiglia Firefly che ci avevano dato tanta speranza per un ritorno al periodo d’oro dello slasher-movie e dello splatter gratuito e senza freni: 3 From Hell di Rob Zombie non era un film necessario se non per aggiungere un ulteriore capitolo e gettare nel dimenticatoio quella che poteva essere una bella storia.

Una trilogia necessaria?

Trilogia, sì, perché per chi è ancora digiuno del cinema di Rob Zombie è tempo di sapere che 3 From Hell è il terzo capitolo della saga dei Firefly, la famiglia di redneck senza una morale che ammazza il tempo seviziando, torturando e uccidendo persone colpevoli di essere al mondo. Ci siamo appassionati a loro con La Casa dei 1000 Corpi (2003), che ci restituiva quel teatro delirante e acido dei tempi di Non Aprite Quella Porta (1974) di Tobe Hooper, vero e proprio slaughter-movie in cui nemmeno lo spettatore riesce a fuggire dalla follia omicida e claustrofobica di una famiglia completamente folle, cannibale e sanguinaria.

C’è di più: ne La Casa dei 1000 Corpi Rob Zombie è stato capace di non farci rimpiangere Leatherface grazie alla presenza di un Sid Haig nel ruolo del Capitano Spaulding, ma soprattutto un Matthew McGrory nel ruolo di Tiny Firefly, il freak che nel teatro di psicopatici che si consuma all’interno delle case rurali americane non deve mancare.

Un semplice scenario: sfigatelli che finiscono nell’abitazione della famiglia Firefly e si ritrovano in un inferno di sangue e violenza.

Si ricomincia con La Casa Del Diavolo (2005), secondo capitolo in cui i Firefly devono fare i conti con la polizia e fuggono seminando morte, violenza e sangue a chiunque si trovi sulla loro strada. Sembrava un finale decente, quella pioggia di proiettili che investiva Spaulding, Baby e Otis in fuga dalla vendetta dello sceriffo Wydell.

Un film fine a se stesso

Non sappiamo se la scelta di girare 3 From Hell sia tutta di Rob Zombie o se ci sia stata una grande richiesta del pubblico, sta di fatto che il film inizia con i 3 personaggi ridotti a un colabrodo recuperare la salute e scontare la loro pena in carcere.

Fuggiranno dalle patrie galere, ma non tutti. Baby e Otis ritroveranno la libertà con l’intervento di Winslow Foxworth Coltrane,  mentre di Sid Haig (Spaulding) ci dimenticheremo presto. I “3 dall’inferno” non sono altro che i soliti redneck che di nuovo cercano la fuga seminando morte e sangue, ma questa volta puntano verso il Messico dove non sono ricercati. Il loro ultimo teatro di lotta sarà proprio quel Messico in cui vive il figlio di una delle loro vittime, che dà loro la caccia e arriverà con un esercito di messicani malavitosi armati fino ai denti, mascherati e corpulenti. Tutto prevedibile, sappiatelo, soprattutto nel finale.

I personaggi

Baby Firefly è sempre più fuori di testa e perversa, mentre l’Otis che nei capitoli precedenti era il secondo personaggio pulp insieme a Spaulding (che qui vedremo soltanto nei primi minuti del film) lo troviamo stanco e svogliato, dalla lingua poco pungente e totalmente assorbito dall’ombra di Coltrane, personaggio inedito della trilogia ma che letteralmente – in termini di violenza e sadismo – fa il cu*o agli altri due.

Il risultato è un teatro dell’assurdo e non nel senso storico del termine: il film, oggettivamente, ha poco senso se non quello di farci ritrovare personaggi che non si sono evoluti e che a questo giro vengono accompagnati da una nuova comparsa ben più interessante dei nostri vecchi.

Cani Arrabbiati di Mario Bava (1974), a quanto pare, non riesce a dare una lezione a tutti e Rob Zombie ha avuto la presunzione di tentare una chiusura dignitosa della trilogia. Fallendo. Dialoghi che sono una versione sguaiata di Arancia Meccanica si accompagnano a ottime riprese e ottime soluzioni di montaggio, soprattutto grazie all’eccellenza della colonna sonora, ma credere a 3 imbecilli che sopravvivono a un esercito di malavitosi armati fino ai denti, lasciatecelo dire, è molto difficile.

Non si tratta di non comprendere la bravura di 3 attori perfettamente calati nella parte tanto da desiderare la morte dei loro 3 personaggi: Otis, Baby e Coltrane, in 3 From Hell di Rob Zombie, riescono a rendersi ridicoli e a muoversi in una trama altrettanto fiacca e scontata.

Dracula su Netflix è una bella serie, e sappiamo bene che Coppola non si tocca

Prima di iniziare a vedere Dracula su Netflix, come sempre è giusto fare, si naviga il web per cercare feedback da parte di divoratori seriali che hanno già portato a termine la visione delle tre puntate presenti sulla piattaforma. Tralasciando i vari e aridi “Top”, “Bellissimo”, “Capolavoro” ci si imbatte inevitabilmente in ciò che da puro sentimento umano, negli anni, si è trasformato in un adagio obbligatorio per chi vive sui social: il paragone con il masterpiece.

“Bello ma… il Dracula di Bram Stoker di Francis Ford Coppola che picchiò il cane che morse il gatto che si mangiò il topo che al mercato mio padre comprò non si tocca!”, declinato in varie varanti come: “Orribile, il vero Dracula è quello di Coppola” è ciò che recentemente abbiamo visto anche per il Pinocchio di Matteo Garrone, perché: “Esiste solo quello di Comencini”.

Ora, parlare di alto cinema significa parlare di bellezza, e quando c’è bellezza non si discute, ma restare su punti fermi senza argomentare significa fanatismoassenza di spirito critico. Il Dracula su Netflix merita, e merita tanto, perché creare tre film distinti sotto un unico titolo e riuscire a farti fare numerosi salti sulla sedia, vincere nei dialoghi e creare un finale tutt’altro che scontato non è roba da poco.

Esiste il Dracula di Francis Ford Coppola, è vero, ma la storia ricorda anche Bela LugosiLon Chaney Jr, ma anche quello strano Nosferatu che ancora oggi è l’esempio del cinema gotico per eccellenza. Esiste, oggi, anche quel Dracula su Netflix capitato nel posto giusto al momento sbagliato, ovvero quando troppi fruitori hanno il canone fissato nel cervello e si privano del diletto di godersi una novità.

Perché il Dracula su Netflix è questo, una novità ispirata al classico. Non è sempre accettabile, è vero, che gli sceneggiatori cerchino di vestire di contemporaneo un soggetto che si colloca invece nel passato remoto – vedasi Bates Motel – ma ciò che Steven MoffatMark Gatiss avevano già fatto in SherlockJekyll oggi si ripete, e nel bene e nel male fa parlare di sé perché tutti – anche chi lo demolisce – lo trovano oggettivamente interessante.

Il Dracula su Netflix è la forza di un vampiro 2.0 che si guarda alle spalle e gioca l’astuzia dell’ironia dissacrante, del fascino del Male e del pulp del Bene: Claes Bang (Dracula) dimora e divora, viaggia nel tempo e assorbe le esperienze delle persone attraverso il loro sangue mentre Dolly Wells (sorella Agatha Van Helsing, Zoe Van Helsing) lo sfida a singolar tenzone in ogni sguardo e battuta, arrivando più volte a intimidirlo con la sua dialettica pungente e che renderebbe fiero il Tarantino più in forma.

Due interpretazioni, quelle di Bang e Wells, che reggono benissimo i tre episodi, seppur quest’ultima perda un po’ di mordente nell’ultimo episodio. Non fa niente, funziona lo stesso. Ottima la fotografia e ottimo il ruolo che David Chevalier interpreta, quel Jonathan Harker al quale riusciamo ad affezionarci e verso il quale riusciamo anche a provare disgusto.

Tre episodi: il Dracula su Netflix inizia da Bram Stoker e arriva dritto a noi alla fine (tranquilli, se non lo avete visto sappiate che non c’è spoiler qui), ed è un viaggio per cui vale la pena mettersi comodi con il proprio sacchetto di patatine e una bibita, possibilmente con un crocifisso che ciondola dal collo.

10 zombie da film horror

Ieri vi abbiamo proposto il trailer italiano della zombie-comedy a tinte romance Warm Bodies in cui uno giovane zombie di nome R (Nicholas Hoult) si innamora perdutamente della ragazza di una sua vittima, a tal punto da combattere la sua fame di carne umana e difendere la ragazza combattendo i propri simili, qualcuno ricorda la zombie-comedy canadese Fido?

Film Horror 2012: i 10 migliori secondo IlCinemaniaco

Anche quest’anno abbiamo deciso di stilare la nostra personale classifica dei 10 migliori horror del 2012. Come accaduto l’anno scorso anche in questa occasione evitiamo di fossilizzarci con i soliti titoli di richiamo che per il cinquanta per cento pur raggiungendo le sale rasentano la mediocrità. Quindi nella nostra top 10 troverete perlopiù titoli inediti che vorremmo vedere distribuiti in Italia.

Zombie, 13 gadget da horror

La figura dello zombie sembra ormai sdoganata dal suo pubblico di nicchia di estimatori del rigor mortis da grande schermo, vedi l’imminente uscita della comedy-horror romantica Warm Bodies piuttosto che il successo dell’acclamata serie tv The Walking Dead. Quindi abbiamo deciso di proporvi una top 13 di gadget zombeschi che potrebbero diventare dei doni natalizi decisamente alternativi oppure un’ottima occasione per prepararsi alla prossima festa di Halloween.

Hollow, Chimeres, Zone 261, Cell Count, Thale: nuovi trailer horror

Carrellata di trailer per alcuni nuovi horror che speriamo non vengano ignorati come accade spesso dalla distribuzione italiana. Dopo il salto vi segnaliamo Hollow mockumentary-horror inglese alla The Blair Witch Project, Chimeres vampire-movie svizzero, Zone 261 zombie-movie svedese, Cell Count thriller-horror definito il nuovo Cabin Fever e infine Thale fantasy-horror norvegese.

Horror news: Dracula 2012 3D, The Jungle, Apex Predator, 9-8-81

Carrellata di news dal mondo dell’horror, oggi vi proponiamo un nuovo Dracula 3D malese, The Jungle un mockumentary-horror ambientato nella giungla con un feroce predatore, Apex Predator il ritorno dell’immarcescibile Bigfoot stavolta in salsa gore e infine un salto in Thailandia per la ghost-story con sposa cadavere 9-9-81. Dopo il salto trovate sinossi, trailer e locandine.