Beverly Hills Cop 2: recensione

di Pietro Ferraro 6

beverlyhillscop2Una serie di spettacolari rapine avvengono nelle lussuose gioiellerie di Beverly Hills, dopo aver terrorizzato gli astanti e fatto piazza pulita, quella che sembra il capo della banda, un’attraente donna bionda, lascia alcune lettere dell’alfabeto a firma del colpo.

Sulle tracce della banda c’è un uno zelante tenente della polizia di Los Angeles, Andrew Bogomil (Ronny Cox), che sembra aver trovato alcuni indizi importanti e rivelatori sulle reali intenzioni della banda dell’alfabeto, ma viene ferito gravemente durante un’imboscata.

I due agenti Taggart (John Ashton) e Rosewood (Judge Reinhold), amici e colleghi di Bogomil, chiedono aiuto ad una loro vecchia conoscenza, Axel Foley (Eddie Murphy), Poliziotto di Detroit  che un anno prima li aveva aiutati a sventare i piani di un trafficate di droga e valuta falsa. Sarà Foley anche questa volta ad occuparsi non ufficialmente del caso.

Il regista Tony Scott reduce dal successo planetario del suo Top gun, fa il bis sfornando un altro campione d’incassi che diverte e coinvolge con un action ironica ed un impronta visiva inconfondibile.

Certamente tra il primo Beverly Hills Cop e questo sequel ci sono differenze notevoli, il regista Martin Brest aveva inbastito un poliziesco a tinte comedy veramente intrigante e nonostante qualche volgarità di troppo decisamente coinvolgente.

Qui la vera novità e differenza sta nella veste visivamente più ricercata, siamo in pieni anni ’80 e la patinatura da videoclip e la musica elettronica la fanno da padroni,  quindi Scott intelligentemente firma un sequel più action che comedy, con una fotografia alla Black Rain, e si diverte a citare tutti gli action del decennio conservando comunque, fino all’iperbolico finale, tutta l’ironia del caso.

Beverly Hills Cop 2 è un film ingiustamente snobbato e da rivalutare, non solo per la notevole tecnica sfoggiata dal regista, ma anche per avere una dimostrazione pratica di come si possa fare un sequel distaccandosi dal prototipo, ma rimanendone al contempo estremamente fedele, non dimenticando che è un’occasione di godersi un Eddie Murphy d’annata, prima dell’increscioso Beverly Hills cop 3.

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