Recensione: Beverly Hills Chihuahua

di Diego Odello 13

Viv (Jamie Lee Curtis) è una ricca donna d’affari Americana, troppo impegnata per avere altri affetti al di fuori della propria cagnolina, la chihuahua Chole, che vizia e acconcia come la ragazza più snob di Beverly Hills. Un giorno, dovendo partire per un viaggio d’affari in Europa, Viv affida Chloe alla nipote Rachel dicendole espressamente di prendersi cura di lei.

Rachel (Piper Perabo), non appena viene chiamata dalle amiche, che le propongono di partire per un weekend in Messico non ci pensa due volte, fa armi e bagagli e si porta dietro la cagnolina, di cui non si preoccupa minimamente. La logica conseguenza è che Chloe appena ne ha possibilità lascia la stanza d’albergo dove è rinchiusa per esplorare la zona, venendo rapita da un gruppo di uomini che vogliono prima farla combattere contro Diablo negli incontri tra cani, poi tenerla prigioniera per ottenere un lauto riscatto.

Soltanto l’aiuto dell’innamorato cane Papi, fedele quadrupede dell’architetto paesaggista (Alex Mendoza) della villa di Viv, che corre a cercarla e quello della banda di Delgado, un cane poliziotto in pensione per via della perdita dell’olfatto, permetteranno a Chloe di tornare a casa sana e salva, imparando qualcosa sulle sue origini azteche e sul modo di comportarsi nei confronti del prossimo.

Beverly Hills Chihuahua è una commedia avventurosa della Disney, diretta da Raja Gosnell e interpretata per la maggior parte del tempo da un gruppo di cani ammaestrati e doppiati.

Il film è evidentemente destinato ad un pubblico di giovanissimi, perché la trama è fin troppo scontata e lineare, con tanto di lieto fine telefonato e anche i messaggi più profondi, come l’attacco all’eccessivo sperpero di denaro per un animale o alla squallida realtà degli incontri clandestini tra cani, vengono solo accennati e mai analizzati.

Tra i pro c’è la piacevole colonna sonora e l’ottimo utilizzo degli effetti digitali, che permettono allo spettatore di non accorgersi di quando un animale è reale e di quando è sostituito dalla sua controfigura creata al computer. Tra i contro c’è il continuo ripetersi di inseguimenti, che alla lunga annoiano e una varietà pressoché infinita di stereotipi nelle frasi dette e nella creazione dei personaggi.
Concludendo: Beverly Hills Chihuahua è una favola moderna, alquanto scontata, che consiglio solo agli amanti di cani o ai bambini.

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