Aldo, Giovanni e Giacomo: tre uomini e un comò

di Pietro Ferraro 13

Stabiliamo un fatto acclarato, i film di Aldo, Giovanni e Giacomo sono e rimangono l’unico antidoto comico ai cinepanettoni, antidoto che nel bene e nel male ci salva dalle farneticazioni coatto-sordiane dei vari De sica, Salvi e compagnia bella. Ammettiamo che i loro lavori cinematografici hanno negli anni evidenziato una deriva, ma comunque ne appaludiamo il coraggio nel cercare di distaccarsi dall’immagine macchiettistica e caricaturale tipica dei loro personaggi televisivi e dei loro corti teatrali. Detto questo, con il loro nuovo film presto nelle sale diamo una scorsa alla carriera di questo terzetto dalla comicità surreale e al contempo non astrusa, ma al contrario, vicina alla gente.

Cominciamo questa carrellata di successi ricordando che Aldo (Cataldo Baglio nato a Palermo,classe 1958) e Giovanni (Giovanni Storti, nato a Milano, classe 1957), solo nel 1991, dopo una gavetta durata dieci anni trascorsi tra cabaret e apparizioni televisive decidono di trasformarsi in un trio, inserendo un nuovo elemento, Giacomo (Giacomo Poretti, nato a Villa Cortese -VA-,classe 1956) con il quale il trio sviluppa quelle dinamiche comiche tipiche che li contraddistingueranno e che li porteranno ad un repentino e duraturo successo, che a tutt’oggi tra tv,cinema e teatro non accenna a scemare.

La carriera teatrale rimane preponderante, dopotutto il trio è figlio del cabaret, poi la Gialappa’s band, che con le sue trasmissioni tormentone, i vari Mai dire….. permettono al terzetto di sfornare una vasta ed esilarante galleria di personaggi che poi fisiologicamente contamineranno i loro spettacoli teatrali figliando sketch che definiremmo storici, e sforneranno battute e modi di dire che entreranno nel linguaggio quotidiano degli italiani. Il loro teatro si ispira alla rivista e all’avanspettacolo, generi che hanno sfornato comici come Macario, Totò, Sordi, una comicità di facile presa compressa in episodi, che non permettono allo spettatore di distrarsi, e poi gli escamotage linguistici e il gioco delle differenze regionali, cliche’ ben rodati, ma il loro tocco personale sta nel miscelare una certo stile visivo, in cui scenografia, musica e suggestioni cinefile si accavallano e inseguono per catturare l’attenzione dello spettatore.

Il primo lungometraggio è il naturale passaggio dei loro personaggi al cinema, fortunatamente l’operazione sembra abbastanza indolore, visti i disastrosi risultati di alcuni comici passati al grande schermo, vedi Bagnomaria (1999) esordio cinematografico di Giorgio Panariello, Tre uomini e una gamba (1997) integra la comicità del trio all’interno di una storia abbastanza strutturata dove ritroveremo tutti i tormentoni e le maschere dei vari passaggi televisivi e teatrali. il film è un road-movie a tratti confusionario, ma funzionale allo scopo, e i tre sono coadiuvati da un grande vecchio del mondo cinematografico e teatrale, Carlo Croccolo nel divertente e divertito ruolo di un suocero truce e sboccatissimo.

Dopo il grande successo dell’esordio, è il momento di Così è la vita (1998), Aldo, Giovanni e Giacomo, ancora in compagnia dell’inseparabile  Marina Massironi e con l’ausilio degli autori e scrittori Gino e Michele, omaggiano e rileggono i generi cinematografici con una carrellata di sketch purtroppo maldestramente collegati tra loro, ma tutt’altro che inefficaci, destrutturando e rivisitando, facendoli loro, grandi Cult, fino a trasformarli in una sorta di spettacolo più televisivo-teatrale che realmente cinematografico, ma indubbiamente divertente e godibile, neanche a dirlo grande successo e incassi miliardari.

Il terzo lungometraggio, Chiedimi se sono felice (2000), il film più bello e meno comico del trio, il teatro come metafora della vita, poesia e  un tocco da commedia leggera che incanta, ma delude i fan del terzetto versione televisiva, dimostrando il tentativo di allontanarsi da clichè e personaggi che rischiano di serializzarne ed affossarne il talento.

Incursione nella parodia in costume per il trio, con La leggenda di al, john e jack (2002), tre killer mafiosi, pasticcioni all’inverosimile sono una continua fonte di imbarazzo per il loro boss, Ispirato allo stile slapstick delle commedie americane stile Gianni e Pinotto, con alcuni momenti particolarmente riusciti, vedi l’incipit con il montaggio del fucile di precisione, la stanca del terzetto si fa sentire nonostante uno sforzo produttivo notevole, il film risulta un lodevole tentativo riuscito però a metà.

Con il quinto lungometraggio, Tu la conosci claudia? (2004) il trio sembra riprendere la strada della commedia degli equivoci,  dalle venature nostalgico-sentimentali, grazie ad una Paola Cortellesi in stato di grazia, il film sorprende per leggerezza e una comicità d’altri tempi, il pubblico non abbandona il trio, gli incassi sono notevoli, ma il terzetto decide di tornare alle origini, lascia momentaneamente il grande schermo e torna al teatro con Anplagghed (2006), una ristoratrice ed azzeccata pausa per ritrovare l’ispirazione un pò appannata dalla sovraesposizione cinematografica.

Dopo la pausa teatrale di Anplagghed eccoli, dal 19 Dicembre, di nuovo nelle sale con Il cosmo sul comò (2008), di nuovo un film ad episodi, quattro storie legate da un incipit unico in cui un maestro Zen sui generis propina improbabili pillole di saggezza a due attoniti discepoli.

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