Viggo Mortensen: il destino di un attore

di Pietro Ferraro 1

Un attore complesso e dalla personalità artistica dalle molteplici sfaccettature, fotografo, pittore, interpreta con nonchalance killer della mafia e principi erranti, lineamenti spigolosi per una bellezza dai toni cupi e intensi, algido e al contempo capace di trasmettere una vasta gamma di emozioni, una vero talento che il cinema d’autore non manca negli ultimi anni, di utilizzare e fortunatamente, sempre nel migliore dei modi.

Viggo Mortensen nasce a New York City (USA) il 20 Ottobre 1958, padre danese e madre americana, il lavoro del padre lo porta in giro per il mondo il piccolo Viggo cresce tra Argentina, Venezuela, Danimarca e Stati Uniti, dopo il divorzio dei genitori si trasferisce con la madre e comincia a dimostrare ottime attitudini allo studio e allo sport, dopo la laurea si sposa e si trasferisce in Danimarca dove si occupa di poesia e si dedica alla scrittura.

Gli anni ’80 lo vedranno tornare in patria e dedicarsi alla recitazione, tra corsi di studio, teatro e tv, e nel 1985 finalmente l’esordio con il thriller Witness-il testimone, poi una piccola parte ne La rosa purpurea del Cairo di Woody Allen e una comparsata nel televisivo Miami vice.

Gli anni ’90 lo vedono nel Cannibal horror Non aprite quella porta 3 (1990), nell’intenso Lupo solitario (1991) di Sean Penn, nel poliziesco Limite estremo (1993) e accanto ad Al Pacino nel gangster-movie ideale sequel del cult  Scarface, Carlito’s way (1993) dI Brian De Palma.

Il suo viso affilato e a tratti inquietante ne fa demone in L’ultima profezia (1995), per poi darsi all’action nel catastrofico Daylight-trappola nel tunnel (1996) preceduto dal  thriller sottomarino di Tony Scott Allarme rosso (1995).

Il decennio si conclude con il dramma in costume Ritratto di signora (1996), l’action militarista Soldato jane (1997) e due rifacimenti da Alfred Hitchcock, il patinato remake Delitto perfetto (1998), e l’altro discusso remake di Gus Van Sant Psicho (1998).

Gli ultimi dieci anni rappresentano l’exploit di un attore versatile e talentuoso poco sfruttato, dopo il drammatico 28 giorni (2000), il kolossal fantasy che lo vedrà vestire i panni del cavaliere e futuro re Aragorn, ne Il signore degli anelli: Le due torri (2002), è cult.

L’avventura ed il fantasy ben si addicono all’attore che affronta il deserto di Hidalgo-oceano di fuoco (2003), e la conclusione della trilogia dell’anello con Il ritorno del re (2004), seguito dallo spiazzante e ultraviolento A history of violence (2005), ha così inizio la collaborazione tra l’attore ed il visionario regista David Cronenberg.

Ancora cappa e spada per Mortensen nel poco apprezzato Il destino di un guerriero (2006), ma è nuovamente Cronenberg a filmarne la glacialità e l’efficace spessore interpretativo nel thriller a base di mafia russa La promessa dell’assassino (2007).

Il 2008 si apre con il documentario Reclaimaing the blade, per proseguire con l’ancora inedito in italia dramma nazista Good, ancora l’ambiguità attoriale di Mortensen si fa strada nella coscienza di uno scrittore, ed il western di e con Ed Harris Appaloosa, il 16 Gennaio 2009 nelle sale italiane, amicizia virile ed onore in un west epico ed avventuroso. Prossimamente sugli schermi italiani, The road dramma post-apocalittico che vedrà l’attore al fianco di Charlize Theron e Guy Pearce.

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