Van Helsing, recensione

di Pietro Ferraro 5

Dopo un prologo che inizia con il ritorno alla vita della creatura del dr. Frankenstein, per transitare in quel di parigi dove faremo la conoscenza del caccciatore di mostri Van Helsing (Hugh Jackman) alle prese con un serial killer affetto da un serio disturbo della personalità, il mostruoso Mr. Hyde, ci sposteremo in una una bat-caverna molto particolare dove gli Alfred e i Lucius Fox della situazione indossano la tonaca e costruiscono armi che miscelano con letale dovizia misticismo e tecnologia.

A Van Helsing, killer smemorato al servizio della Santa Sede, viene affidato il compito di raggiungere la Transilvania dove dovrà affiancare gli ultimi membri della famiglia di zingari Valerious nella lotta contro il malvagio immortale Dracula (Richard Roxburgh), il quale con le sue tre mogli è in procinto di dar vita alla sua prole non-morta, un esercito di piccoli e letali succhiasangue volanti.

Van Helsing dovrà proteggere la creatura di Frankenstein (Shuler Hensley) che ha in sè il segreto per la procreazione vampirica, aiutare la sensuale Anna Valerious (Kate Beckinsale) che vorrebbe salvare suo fratello Velkan (Niseem Onorato) dalla maledizione che ne ha fatto un feroce licantropo e arma in mano al nemico, e affrontare il vampiro dei vampiri, il leggendario conte Dracula che sembra conoscere molto del suo nebuloso passato.

Requisiti richiesti per godere appieno di queso cinefumettone horror-fantasy a stelle e strisce, una passione per i fumetti e per i mostri della Universal, parliamo dei classici, esclusa La mummia già rivisitata da Sommers e Il mostro della laguna nera in fase di remake.

In Van Helsing tutto è maxi, come le confezioni di popcorn da divorare durante le oltre due ore di effetti speciali, trasformazioni, action, vetusti castelli, polverosi laboratori, deformi servitori e una copia di protagonisti belli e talentuosi, tra cui un Hugh Jackman che ci ripropone una versione horror del suo tormentato Wolverine.

Quindi bando alle trasposizioni letterarie, apprezzabili ma fuori luogo in questo caso, Sommers omaggia il cinema e i mostri che hanno popolato memorabili pellicole in bianco e nero della Universal e della Hammer Film, chi cerca il Dracula di Coppola o il Frankenstein di Brannagh lasci pure perdere, se invece volete avventurarvi in un nostalgico e ipertecnologico luna park all’insegna dell’avventura e di un horror vecchio stile, Van Helsing non vi deluderà, dimenticavo, memorabile colonna sonora ad opera di Alan Silvestri.

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