The Box: Matheson, Kelly e la scatola dei desideri

di Pietro Ferraro 2

Il prossimo 21 luglio esce nelle sale italiane The Box, ultima fatica di Richard Kelly uno dei registi più discontinui e originali degli ultimi anni capace di sfornare una pellicola dalle mille siggestioni come Donnie Darko ormai cult conclamato e un ambizioso e confuso pasticcio come Southland Tales. che oltre a feroci critiche ricevute alla sua presentazione a Cannes non è neanche transitato nelle nostre sale uscendo direttamente in DVD.

Per la sua terza prova dietro la macchina da presa Kelly adatta il racconto Button, Button del prolifico scrittore americano Richard Matheson, autore più volte trasposto su grande schermo vedi i classici L’ultimo uomo sulla terra e 1972: occhi bianchi sul pianeta Terra, ma anche più recentemente con il thriller-horror Echi Mortali, il fantasy Al di là dei sogni e il remake Io sono leggenda con Will Smith.

Il film di Kelly ci racconta di una misteriosa scatola di legno fornita di un pulsante che viene recapitata ai coniugi Lewis interpretati da Cameron Diaz e James Marsden, alla consegna seguirà la visita di un uomo sfigurato, il veterano Frank Langella, con una strana proposta per la coppia, se i due utilizzeranno il pulsante riceveranno un milione di dollari, ma da qualche parte qualcuno perderà la vita come conseguenza della loro azione, in caso di rifiuto riceveranno cento dollari per il disturbo, ventiquattr’ore il tempo per decidere il da farsi.

Questa la premessa cinematografica che segue il racconto originale pubblicato per la prima volta su Playboy nel giugno del 1970 per poi essere incluso in altre raccolte dedicate all’autore. Il racconto di Matheson ebbe un primo adattamento nel 1974 in una versione radiofonica in 15 episodi dal titolo The Chinaman Button, per poi essere rimaneggiato, finale compreso nell’episodio La pulsantiera della versione anni ’80 della serie cult Ai confini della realtà. Matheson criticò duramente la versione definitiva e il finale rimaneggiato realizzati per la serie televisiva e nei crediti usò lo pseudonimo Logan Swanson.

Matheson  rivisita e attualizza il mito del Faust, c’è la tentazione, integrità e morale mercificate e il diabolico inganno con un prezzo finale da pagare sempre troppo alto rispetto alla posta in gioco, insomma ingredienti fascinosi per una ricetta vincente e avvincente che miscela mistery, thriller e suggestioni sci-fi.

Concludiamo con una curiosità, alcuni degli elementi narrativi usati da Matheson per il suo racconto li ritroviamo anche in una pellicola italiana del 1960, si tratta di Un mandarino per Teo commedia musicale di Mario Mattioli che racconta di un singolare patto con il diavolo che scaturisce da un campanello che se suonato causerebbe sia la morte di un uomo, il mandarino cinese del titolo, che l’incasso di una cospicua eredità.

DI SEGUITO L’EPISODIO COMPLETO LA PULSANTIERA TRATTO DALLA SERIE AI CONFINI DELLA REALTA’.

Commenti (2)

  1. In realtà il racconto originale, da cui derivano tutti gli altri citati nell’articolo, è “Il Mandarino” di José Maria Eça de Queiroz, anno 1880 (da cui il titolo del film “Un Mandarinbo per Teo”).

  2. @ Non Sequtur:
    Grazie per il commento e per la precisazione, non ho inserito volutamente il titolo del racconto di de Queiros perchè sia ‘La pulsantiera’ che lo stesso film di Kelly già si differenziano sostanzialmente dal racconto originale di Matheson, la citazione di un ‘Mandarino per Teo’ mi è sembrata doverosa vista la similitudine di alcuni elementi, ma soprattutto perchè si tratta di un film, con il racconto dell’autore portoghese si passa a tutt’altro genere e ad altre suggestioni, insomma si va un tantinello fuori tema rispetto alla tematica ‘cinematografica’ del contesto. Un saluto.

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