S. Darko, recensione

di Pietro Ferraro 3

 Samantha Darko (Daveigh Chase) è in cerca di risposte e in perenne fuga da se stessa e dall’incidente che uccise suo fratello Donnie sette anni or sono, in compagnia della sua amica Corey (Briana Evigan) è in viaggio verso Los Angeles dove le attende un lavoro in un club notturno.

Una sosta forzata in una sperduta cittadina dell’Ohio innescherà una sequela di bizzarri avvenimenti che ripercoreranno le tappe fatte dal fratello Donnie e dal suo alter ego, un mostruoso e mortifero coniglio gigante, che anni prima annunciavano un imminente catastrofe.

Sam si troverà ad affrontare la morte, una rinascita, incubi premonitori, un meteorite, la scomparsa di un bambino ed il suo alter ego, che annuncerà la fine del mondo di lì pochi giorni.

Guardando questo strambo sequel si capisce ancor di più perchè Donnie Darko sia diventato un film di culto, uno di quei film formato da tanti e intriganti strati di consapevolezza, consapevolezza che si raggiunge solo dopo ripetute visioni, scoprendone ogni volta attraverso citazioni e suggestioni, nuove e coinvolgenti sfumature.

In S. Darko c’è fisicamente tutto quello che c’era nel suo illustre predecessore, i piani temporali, i mondi paralleli, la teoria del viaggio nel tempo, ben due versioni rivedute e corrette dell’apocalittico coniglio gigante, i sogni, la filosofia dell’Apocalisse applicata al singolo, al quotidiano e all’universo.

Il problema è che il motore dell’immaginazione, a cui non basta certo un’atmosfera sospesa, un paio di  brani azzeccati ne tantomeno qualche déjà vu filosofeggiante, qui va in stallo sin dai primi  minuti, il regista Chris Fisher si sopravvaluta, va oltre le sue possibilità giocando con materiale non suo, con idee e concetti troppo personali per trasformarli in mera materia da sequel e naturalmente e inesorabilmente fallisce su tutti i fronti.

E così alla fine dei giochi Il cult di Kelly rimane tale, questo film finirà nell’oblio a ricordare come le leggi del mercato lascino artisticamente il tempo che trovano, e forse, una volta cancellato lo scivolone del confusionario Southland Tales, lo stesso Kelly avrà il necessario materiale umano e non, per proseguire il discorso intrapreso nel 2001 con il suo Donnie Darko.

Commenti (3)

  1. non all’altezza del precedente film, vorrei non averlo visto

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