Le colonne sonore più inquietanti del mondo del cinema

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Di cadaveri sotto i ponti ne son passati tanti, per questo nel 2021 possiamo avere l’imbarazzo della scelta tra le colonne sonore più inquietanti del mondo del cinema. La scelta farà litigare i più, perché il gusto personale è sempre fuori discussione. Il cinema italiano, quello statunitense e anche il mondo della televisione hanno regalato perle rare di bellezza noir, a volte lasciate nella nicchia degli appassionati.

Nell’elenco che andremo a compilare ci sono un paio di cose che probabilmente stridono con il pensiero comune: la colonna sonora inquietante per eccellenza è fatta, sostanzialmente, di carillon, pianoforti, qualche nenia infantile e perché no, qualche audace giro di basso. Tutti pensiamo a Profondo Rosso e L’Esorcista, ma oltre alle gambe mozzate c’è di più.

School At Night (Profondo Rosso)

Iniziamo con la nenia infantile che l’assassino di Profondo Rosso di Dario Argento fa ascoltare alle sue vittime prima di colpirle. Sarebbe una comunissima canzone per bambini se non fosse per quella nota fuori scala, una terza minore su scala maggiore, che crea quell’effetto creepy che si trasforma in un brivido lancinante lungo la schiena. Capolavoro, questo, firmato da Giorgio Gaslini per i Goblin, band feticcio di Dario Argento per buona parte delle colonne sonore dei suoi film.

Tubular Bells (L’Esorcista)

Quando si parla delle colonne sonore più inquietanti del cinema non si può prescindere né dai Goblin di Profondo Rosso né da Tubular Bells di Mike Oldfield, opera in due tempi che fu presa in prestito dal regista William Friedkin per il capolavoro L’Esorcista. Oldfield, britannico di nascita, si trovava alla sua prima pubblicazione ed ebbe la fortuna di attirare l’attenzione di Friedkin. Grazie all’impiego della sua musica all’interno del film il disco Tubular Bells schizzò in vetta alle classifiche.

Halloween (Halloween)

Quel geniaccio di John Carpenter, nel 1978, oltre a firmare il capolavoro slasher Halloween si mise all’opera per comporre anche la colonna sonora. Il risultato è quell’insieme di tre note nel tipico canone che il cinema horror richiede (quinte minori, seste, cambi di tonalità), il tutto eseguito al pianoforte con lampi di archi che compaiono qua e là e un pulsare costante, come di una motosega. Ancora oggi Halloween è una delle colonne sonore più amate dagli appassionati del cinema horror.

Irrealtà di Suoni (Paura nella Città dei Morti Viventi)

Questo paragrafo, insieme a molti altri, è un elogio a Fabio Frizzi. Per anni ha subito l’ombra del genio di Claudio Simonetti e dei Goblin, ed è comprensibile. Bisogna riconoscergli, tuttavia, che oltre ad aver composto il famoso motivetto di Fantozzi, il fratello musico di Fabrizio Frizzi ha regalato al cinema dell’orrore colonne sonore degne di entrare nell’Olimpo dei mostri sacri. Una di queste è quella per Paura nella Città dei Morti Viventi di Lucio Fulci (1980) di cui la traccia Irrealtà di Suoni è un dignitoso esempio.

7 Note (Sette Note in Nero)

Il problema delle colonne sonore più datate è la loro reperibilità in termini di supporto fisico. La colonna sonora di Sette Note in Nero di Lucio Fulci (1977), per esempio, è uscita in formato digitale solo nel 2006 e prima di allora esisteva solo il singolo del Main Theme. Anche a questo giro Fabio Frizzi firma quelle note inquietanti. 7, per la precisione, che come racconta in un’intervista per StraCult furono composte con il supporto di una matita che interrompeva il nastro per poi riprendere la riproduzione, una sorta di loop machine ante litteram che gli consentì di individuare 7 note da inserire in un tempo di 3/4, suddivise in 3 movimenti. I primi due con 2 note, il terzo con 3.

Dead Silence (Dead Silence)

Nella libreria del compositore Charlie Clouser ci sono probabilmente tanti autori italiani. La sua colonna sonora per il film Dead Silence di James Wan (2007) è degna dei motivetti inquietanti che hanno fatto la storia. Un carillon, un pianoforte insistente e il giusto apporto di percussioni ed elettronica. Il brano si distingue per la grande presenza orchestrale, ma il tema principale sul quale si reggono fiati e ottoni è dato proprio dalla morsa di carillon e pianoforte, inquietanti quanto basta per aprire il film con il giusto brivido.

O Willow Waly (The Innocents)

“We lay my love and I, beneath the weeping willow… “, con queste parole si apre The Innocents, film di Jack Clayton del 1961. Inciso da Isla Cameron su scrittura di George AuricPaul Dehn, l’apertura di The Innocents è intonata da un bambino. La nenia mortale è una delle cose più disturbanti che il mondo del cinema ricordi, e ancora oggi c’è chi fa ricorso a O Willow Waly per spaventare il pubblico.

Lullaby (Rosemary’s Baby)

Krzysztof Komeda ha firmato la colonna sonora di Rosemary’s Baby di Roman Polanski (1968), ennesimo capolavoro del regista polacco. La nenia infantile che sentiamo nei titoli di apertura è cantata dall’attrice Mia Farrow, protagonista anche nel film nel ruolo di Rosemary Woodhouse.

Chi L’Ha Vista Morire? (Chi L’Ha Vista Morire?)

Nel 1972 Ennio Morricone firma la colonna sonora del film Chi L’Ha Vista Morire? di Aldo Lado, e regala al thriller italiano un’altra perla di inquietudine. A questo giro il Maestro si serve di una filastrocca presente nel giallo L’Enigma Dell’Alfiere (1928) dello scrittore S.S. Van Dine che a sua volta prende ispirazione dalle Filastrocche di Mamma Oca.

Strana Bambina (La Piovra 3)

Impossibile non considerare Ennio Morricone come il Re Mida del cinema. A questo giro, però, il Maestro diventa il Re Mida anche della televisione. Chi è boomer come il sottoscritto ricorda quel gran capolavoro de La Piovra come una delle più grandi opere televisive sulla mafia. Ecco, se la mafia è già inquietante per natura e per memoria storica, Strana Bambina è una delle composizioni più disturbanti del Maestro. Ascoltare per credere.

Strana Bambina è, come dire, la bonus track di questo viaggio tra le colonne sonore più inquietanti del mondo del cinema: in questo caso si tratta di televisione, ma siamo sempre in tempo per scavare più a fondo.

Un Giorno di Ordinaria Follia di Joel Schumacher – Recensione

un giorno di ordinaria follia di joel schumacher

Guardare Un Giorno di Ordinaria Follia di Joel Schumacher oggi, quando la tecnologia ha consentito a tutti di avere una parola, commentare i fatti del giorno ed esternare un’opinione, fa un certo effetto. Ciò che Bill Foster (Michael Douglas) incarna è l’uomo solo e devastato dalla vita che tuttavia decide di reagire anziché correre ai ripari. Reagire, si intende, nel peggiore dei modi.

Tutto ha inizio in una fila d’auto. Bill attende in mezzo al traffico, tormentato da una mosca che gli fa mobbing all’interno dell’abitacolo, dal caldo soffocante, dal caos e dai clacson che lo circondano. Nella sua testa c’è il licenziamento della sua azienda – Sono loro che hanno perso me, dirà più avanti – giustificato con il termine “obsoleto” perché la macchina sta iniziando a sostituire l’uomo. C’è, infine, quella famiglia distrutta dal momento che sua moglie Beth (Barbara Hershey) lo ha lasciato. Un’ordinanza gli impedisce di vedere la piccola Adele, sua figlia, e questo Bill non lo accetta.

Tutti questi pensieri affollano la mente di Bill, imprigionato in un’esistenza che è prossima al tracollo. Di restare ancora bloccato in mezzo al traffico non vuole saperne. Basta la vita, a imprigionarlo. Bill esce dall’auto e si incammina, abbandonando il mezzo in quella bolgia infernale. Il Sergente Prendergast è lì, assiste alla scena di quell’uomo che abbandona l’auto per fuggire dal traffico. È il suo ultimo giorno di lavoro prima della pensione, ma non importa, lui ama il suo lavoro.

Da quel momento Bill visiterà l’inferno e lo farà in un crescendo di violenza gratuita. Distrugge il negozio di un coreano, affronta una gang che vuole farlo a pezzi per aver violato il territorio, minaccia il personale di un fast food che non vuole servirgli la colazione, uccide un fascista omofobo, spara a freddo a un signore anziano. Nel frattempo Prendergast gli dà la caccia.

Bill è fuori controllo, ma a corrente alternata. Ogni volta che uccide grida a gran voce il motivo della sua follia. Denuncia la new economy americana, protesta contro una politica urbanistica fatta di speculazioni e pretesti ed è sempre più consapevole che prima o poi la sua corsa finirà, ma non per questo si lascia abbattere. Il danno è fatto e sua figlia Adele è il traguardo finale.

Prendergast sarà la svolta. Nel Bill Foster di Un Giorno Di Ordinaria Follia di Joel Schumacher c’è tutto il disagio dell’uomo bianco, che sceglie la violenza in quanto incapace di rimettere ordine nella sua esistenza: oggi c’è chi distrugge la propria vita sui social, ma se ascoltiamo bene i dialoghi di Bill troveremo le stesse argomentazioni degli odiatori seriali.

A Spasso con Bob: la storia che ha ispirato il film di Roger Spottiswoode

a spasso con bob

Prima di guardare A Spasso con Bob devi sapere che probabilmente, dopo la visione, diventerai gattaro. Probabilmente, o forse svilupperai maggiore empatia verso i gatti. In ogni caso il film di Roger Spottiswoode è ispirato a una storia vera che oggi andremo a raccontare.

James Bowen è un senzatetto ed ex tossicodipendente che sta cercando di sbarcare il lunario. Tutto cambia quando il gatto Bob si presenta sull’uscio di casa, solo e ferito. I due scoprono da subito una simbiosi. Bob diventa il suo talismano, il portafortuna che James porta con sé quando suona per strada come busker, fino ad attirare l’attenzione dei media e di un editore che deciderà di scrivere un libro sulla loro storia.

Ecco, James Bowen e Bob esistono veramente. Bob è Bob e James è James. Bob è entrato nella vita di James nel 2007. Ferito, ha subito ottenuto le attenzioni e le premure di James che da quel momento, nel contesto di una vita disastrata e dei continui fallimenti, trova in quel gatto la ragione per svegliarsi la mattina, per ricostruire qualcosa.

I due primeggiano per le strade di Londra tra Covent Garden e Piccadilly Circus. Bob è la vera attrazione, i passanti lo adorano e vogliono scattargli una foto, accarezzarlo, e in questo modo si godono anche la musica di James. Proprio grazie a Bob e all’amore che corre tra i due, James interrompe il ciclo di metadone sentendosi finalmente ripulito.

Nel frattempo James ha anche ritrovato l’amore di suo padre. Bob è ufficialmente il suo angelo custode. Una mattina, mentre si trova a Covent Garden per suonare la chitarra, viene avvicinato da un agente che gli propone di raccontare la sua storia in un libro. Da artista di strada ed ex tossicodipendente squattrinato, James Bowen diventa autore di un bestseller.

A Spasso con Bob racconta proprio questo. L’amore tra James e Bob è qualcosa di palpabile, e lo vediamo anche nei video reali presenti su YouTube come quello di seguito che ci mostra ciò che incanta tutti: il momento in cui il gatto batte il cinque al suo padrone senza mai staccargli gli occhietti di dosso.

I grandi classici: riguardiamoli sulle piattaforme in streaming

Gli appassionati di cinema difficilmente guardano la TV, soprattutto quando si tratta dei canali tradizionali. Capita però che i palinsesti offrano qualche piccola chicca, i classici intramontabili che fa piacere guardare anche alla TV. Se non fosse che spesso gli intervalli pubblicitari fanno perdere la speranza anche all’appassionato più incallito; a volte addirittura cercano di prenderci per sfinimento, con grandi classici la cui trasmissione in tv comincia alle 21:30, per continuare fin oltre la mezzanotte. Per risolvere questo problema si può considerare di guardare i grandi classici in streaming, approfittando dei cataloghi delle piattaforme oggi disponibili anche in Italia, come ad esempio Netflix o Amazon prime.

I film sulle piattaforme
Chiunque oggi può vedere il film che desidera su una piattaforma in streaming. L’unico requisito riguarda la connessione a internet e un televisore all’altezza della situazione. Per la prima questione è sufficiente una buona connessione a banda larga, senza grandissime necessità. Nella gran parte delle città italiane ad oggi sono disponibili connessioni in fibra ottica, o a queste paragonabili, che offrono una velocità in download perfetta. Per chi invece non ha ancora la fibra ottica, o per chi vive in luoghi non coperti dalle infrastrutture necessarie alla diffusione di internet via cavo, Eolo propone la connessione via collegamenti radio. Si tratta di una particolare tecnologia che strutta una rete proprietario dell’azienda, che funziona tramite apposite antenne wireless, che quindi si installano con la massima rapidità. Le offerte internet casa disponibili sono varie, in modo da soddisfare qualsiasi tipologia di cliente, anche il super appassionato che desidera vedere i film in streaming in 4K, con la massima definizione possibile.

Quale televisore per le piattaforme in streaming
Per poter vedere al meglio i grandi classici del passato attraverso i servizi offerti dalle nuove piattaforme in streaming è chiaro che un buon televisore è necessario. Tale dispositivo dovrà essere smart, in modo da poterlo collegare facilmente e senza problemi alla rete internet di casa; oltre a questo il consiglio è quello di prediligere televisori di buone dimensioni, diciamo superiori ai 50 pollici, e con una buona definizione, con pannello OLED o similare.

Come funzionano le piattaforme
Per chi ancora non le conoscesse, le piattaforme in streaming offrono una nuova modalità di visione dei programmi televisivi. Invece di sottoporsi passivamente alle offerte del singolo palinsesto, il telespettatore diviene attivo e attinge da un ampio catalogo ciò che desidera vedere. In effetti la modalità di visione è molto diversa rispetto a quella che si può effettuare con la classica televisione; chi fruisce delle piattaforme in streaming ha a disposizione un ampio catalogo di fil, serie TV, documentari, anime e programmi per bambini. Ogni volta che lo desidera può scegliere ciò che preferisce e guardarlo; questo permette di visionare intere saghe tutto d’un fiato, senza dover attendere che il singolo canale televisivo ce le trasmetta e senza la necessità di dover acquistare la versione in blueray.

I grandi classici sulle piattaforme
Le piattaforme in streaming oggi disponibili per il cliente italiano sono numerose, questo permette di attingere da cataloghi che contengono di fatto qualsiasi film si desideri guardare. Si può scegliere inserendo il titolo del singolo film, oppure si può decidere di dedicarsi a un tema, come ad esempio il Natale o il romanticismo, a una saga o a un regista. Ognuno si muove all’interno dei cataloghi delle piattaforme in streaming come meglio crede. Una sera possiamo guardare Scarface, la sera successiva possiamo cercare i film con Monica Vitti come protagonista. Oppure si può valutare l’idea di rivedere dall’inizio tutte le puntate della saga di Star Wars o tutti i film di Quentin Tarantino.

100 years: Il film che uscirà nel 2115 con John Malkovich

“100 anni – il film che non vedrete mai” un titolo scelto non a caso dato che l’uscita è fissata per l’anno 2115, dove inevitabilmente nessuno di noi sarà presente. Quindi perché parlarne con così largo anticipo? Beh vista la natura curiosa del progetto, sembrava giusto fare luce al riguardo.

Com’è chiaro il protagonista sarà John Malkovich ed alla regia c’è Robert Rodriguez, nomi che tra un secolo probabilmente non saranno più così noti, ma il progetto suscita curiosità quindi chi lo sa come andrà veramente. Intanto cosa possiamo dirvi in merito? Non molto visto che aleggia maggiormente mistero attorno alla trama dello stesso. Le notizie certe però sono diverse: la prima è che il film è legato al noto alcolico cognac Louis XIII della casa francese Rémy Martin e che la teca con la cassaforte a codice è custodita proprio nella città omonima di Cognac. L’apertura della combinazione è prevista tra 97 anni e sia l’attore che il regista si sono assicurati che dovrà finire nelle mani dei loro futuri discendenti. L’unico spot girato sul film raffigura lo stesso Malkovich che ripone la bobina nella preziosa teca.

Altra nota unica è la tiratura limitata a soli 1000 biglietti della prima, costruiti in lega metallica per durare nel tempo. Abbiamo poi tre annunci pubblicitari che fanno riferimento ai possibili scenari del futuro tra mondo distopico e paradiso tecnologico, ma la trama precisa è conosciuta solo dal cast. La data di uscita prevista è il 18 novembre e combacia con l’uscita di un kolossal già noto a tutti “Ben Hur”

È difficile aggiungere altro in merito a questo film, dato che come abbiamo visto nello spot, l’attore si è assicurato di riporre nella teca la copia originale dello stesso e tutto sembra progettato per essere a prova di scassinatore. I più curiosi possono ben sperare nello sviluppo di tecnologie avanzate che permetteranno a qualche improvvisato di “rubare” il contenuto di questa teca e rendere virale il film o che magari qualche discendente dei due coinvolti nel progetto decida di anticipare largamente la visione, considerando che le sorti della razza umana dopo tutto questo tempo sono considerate incerte.

L’Esorcista raccontato dallo stesso William Friedkin in Leap Of Faith (trailer)

Quando William Friedkin parla del suo capolavoro L’Esorcista non parla di un film dell’orrore ma di un film sul mistero della fede. Lo si comprende benissimo anche dalle poche parole che sentiamo nel trailer di Leap Of Faith, un saggio cinematografico firmato da Alexander O Philippe. Parliamo di saggio e non di documentario in quanto O Philippe ha incontrato Friedkin per sei giorni di fila e si è fatto raccontare tutto l’universo spirituale dello storico regista.

Questa la sinossi riportata dal sito ufficiale della Biennale di Venezia:

Leap of Faith, un saggio cinematografico lirico e spirituale su The Exorcist (L’esorcista) indaga gli abissi inesplorati dell’immaginazione di William Friedkin, le sfumature del suo processo realizzativo e i misteri della fede e del destino che hanno plasmato la sua vita e la sua filmografia.

L’opera di O Philippe ci fa capire che nonostante siano passati 40 anni dall’uscita dell’epico film nelle sale, L’Esorcista è un film che appartiene a tutti, come un organo vitale. In Leap Of Faith (letteralmente “atto di fede”), William Friedkin racconta l’opera di decostruzione e riassemblaggio del libro di William Peter Blatty, mostra gli appunti presi nelle fasi di lavorazione del film e ripercorre quei giorni sul set.

Una messa a nudo, si può dire, che Friedkin offre a O Philippe per svelare, una volta per tutte, tutto il suo universo artistico e mentale. Alla telecamera di Leap Of Faith Friedkin snocciola gli aneddoti sulle sue fonti di ispirazione – il nostro Caravaggio, per esempio, gli ispirò la distribuzione della luce in molte scene – e su quella volta in cui sferrò un pugno a un attore per rendere credibile la sua angoscia da fissare sulla pellicola.

L’Esorcista, oggi, è quel film che tutti dovrebbero vedere per avere un’idea di cosa sia il cinema dell’orrore, quello vero, quello che parla del diavolo con un taglio laico. Gli occhi di Regan, una volta che li incontri, ti si incollano addosso e non ti mollano più, e questo William Friedkin lo sa benissimo.

Leap Of Faith sarà disponibile dal 19 novembre sulla piattaforma statunitense Shudder.

Il Festival di Berlino fa la rivoluzione: le premiazioni saranno genderless

festival di berlino

Al Festival di Berlino si farà la rivoluzione: i premi come miglior attore o miglior attrice non esisteranno più e verranno sostituiti con quelli che riconoscono il miglior protagonistamigliore ruolo secondario. La decisione arriva dai curatori del Festival, Mariette Rissenbeek e Carlo Chatrian, che hanno dichiarato:

Non separare più i premi nella professione di attore secondo il genere sessuale è un segnale verso una maggiore consapevolezza di genere nell’industria cinematografica.

Sarà in presenza, piuttosto, nel rispetto di tutte le normative di sicurezza e si terrà dall’11 al 21 febbraio 2021. Le iscrizioni dei film partiranno da settembre. Per l’occasione è stato eliminato L’Orso D’Argento Alfred Bauer, sospeso nel 2020 al seguito di nuove scoperte sui rapporti dell’ideatore della Berlinale rispetto al regime nazista.

Resteranno invariati i seguenti premi, come riporta Secolo XIX“Orso d’oro per il miglior film; Gran Premio della Giuria dell’Orso d’Argento; Orso d’argento per il miglior regista; Premio della giuria Orso d’argento; Orso d’argento per la migliore interpretazione protagonista; Orso d’argento per la migliore interpretazione non protagonista; Orso d’argento per la migliore sceneggiatura; Orso d’argento per l’eccezionale contributo artistico”.

In poche parole, il premio al miglior protagonista e al miglior ruolo secondario saranno due Orsi d’Argento consegnati, a questo nuovo giro, in maniera indistinta rispetto al genere. Una scelta di neutralità, quella per il nuovo Festival di Berlino, che il direttore artistico Carlo Chatrian ha abbracciato per avvicinarsi a uno dei temi più sensibili per la comunità LGBTQ+.

Si tratta di un passo di apertura verso l’argomento che diversi anni ha creato accesi dibattiti tra un pubblico più progressista e convinti conservatori dell’ideologia gender. Il pubblico e i tecnici sperano, inevitabilmente, che la stessa scelta sia adottata per gli Oscar o per gli Emmy Awards per chiudere per sempre con una distinzione di genere che nel mondo del cinema si rivela del tutto inutile.

Possiamo trovare la nota ufficiale con tutte le novità sul sito ufficiale della Berlinale a questo indirizzo. Il Festival di Berlino si ripulisce, dunque, da un premio di dubbia provenienza nazista e dalle distinzioni di genere che spesso hanno dato spazio a discriminazioni.

Festival del Cinema di Venezia, Cate Blanchett sarà presidente alla prossima edizione

Novità dal Festival del Cinema di Venezia: il nuovo presidente della giuria sarà Cate Blanchett. La scelta è arrivata su suggerimento del direttore artistico del settore cinema Alberto Barbera e la decisione è stata siglata oggi, 16 gennaio 2020, dal Consiglio di Amministrazione della Biennale presieduto da Paolo Baratta.

L’attrice e produttrice di Melbourne ha subito accettato l’incarico e ha commentato: “Ogni anno attendo la selezione di Venezia e ogni anno essa risulta sorprendente e notevole”, e Alberto Barbera non si è tirato indietro dal fornire una spiegazione sulla scelta:

Cate Blanchett non è soltanto un’icona del cinema contemporaneo, corteggiata dai più grandi registi dell’ultimo ventennio e adorata dagli spettatori di ogni tipo. Il suo impegno in ambito artistico, umanitario e a sostegno dell’ambiente, oltre che in difesa dell’emancipazione femminile in un’industria del cinema che deve ancora confrontarsi pienamente con i pregiudizi maschilisti, ne fanno una figura di riferimento per l’intera società. Il suo immenso talento d’attrice, unitamente a un’intelligenza unica e alla sincera passione per il cinema, sono le doti ideali per un presidente di giuria.

Nel 2005 Cate Blanchett è stata premiata con l’Oscar come migliore attrice non protagonista per il film The Aviator di Martin Scorsese (2004) e nel 2014 come migliore attrice protagonista per Blue Jasmine di Woody Allen.

Nel contesto della Mostra del Cinema di Venezia, nel 2007 ha ricevuto la Coppa Volpi per la migliore interpretazione femminile nel film Io Non Sono Qui di Todd Haynes e Oren Movermanin cui interpretava una delle sfaccettature di Bob Dylan. 

Fervente attivista in ambiti ambientalisti, culturali e sociali, è ambasciatrice dell’ONG SolarAid e dopo aver partecipato a una missione per i rifugiati in Giordania è stata nominata, nel 2016, ambasciatrice di buona volontà dell’Alto Commissariato delle Nazioni Uniti per i Rifugiati (UNHCR).

“Venezia è uno dei festival di cinema più suggestivi al mondo – ha detto in merito alla sua elezione a presidente – una celebrazione di quel mezzo provocatorio e stimolante che è il cinema in tutte le sue forme. È un privilegio e un piacere essere quest’anno presidente di giuria”.

La nuova edizione del Festival del Cinema di Venezia – che per esteso si chiamerebbe Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – avrà luogo dal 2 al 12 settembre.

Oscar 2018, elenco completo dei vincitori

I premi Oscar 2018 sono stati consegnati nella notte tra domenica e lunedì a Los Angeles e c’è da dire che diverse scelte hanno soddisfatto pienamente le aspettative della vigilia, ma chiaramente non sono mancate le sorprese nel corso della cerimonia presentata da Jimmy Kimmel; subito dopo il salto, vi proponiamo l’elenco completo dei vincitori della novantesima edizione degli Academy Awards.

La Notte degli Oscar, domenica 4 marzo dalle ore 22:50 su Sky Cinema Oscar HD e in chiaro su TV8

È arrivato l’appuntamento più atteso dal mondo del cinema, ovvero La Notte degli Oscar e per seguire quest’evento, nella notte tra il 4 e il 5 marzo Sky Cinema e TV8 trasmetteranno in diretta e in esclusiva la novantesima edizione degli Academy Awards; appuntamento quindi dalle 22.50 su Sky Cinema Oscar HD (canale 304 di Sky) ed in chiaro su TV8 (al tasto 8 del telecomando) con la magica Notte degli Oscar 2018 per seguire il Red Carpet e tutte le premiazioni da Los Angeles.