Recensione: Davanti agli occhi

di Diego Odello 17

In una scuola superiore di Briar Hill nel Connecticut, due ragazze, Diana (Evan Rachel Wood) e Maureen (Eva Amurri), così diverse tra loro, la prima trasgressiva, aggressiva e anticonformista, la seconda timida, secchiona e romantica, diventano amiche per la pelle.

Questo rapporto idilliaco tra le due teenager, fatto di bagni in piscina di nascosto, pomeriggi a parlare (l’una racconta all’altra i sogni, le speranze per il futuro e le prime storie d’amore) e scuola saltata viene bruscamente interrotto da un loro compagno di istituto Michael (John Magaro), che con una mitraglietta in mano uccide tutti coloro che si trovano all’interno della scuola, prima di porre a Diana e Maureen la tremenda scelta: chi vuole sacrificarsi per salvare la vita all’amica?

Quindici anni più tardi, il giorno dell’anniversario della strage della scuola, Diana (Uma Thurman) si è costruita una vita, ha un marito bello e colto (Brett Cullen) e una figlia adorabile (Gabrielle Brennan), eppure continua a sentirsi a disagio.

Davanti agli occhi (The Life Before Her Eyes) è un thriller psicologico anomalo (più drammatico, che thriller), diretto da Vadim Perelman, che, sovrapponendo più piani narrativi, grazie ai continui flashback ci accompagna fino ad un quasi inaspettato finale al quale cerca dare forza disseminando, lungo i quasi novanta minuti di storia, particolari, che stridono tra di loro.

Il film, che inizialmente si presenta come la classica pellicola giovanile (anche se i titoli, molto curati, lasciano presagire altro e la colonna sonora non è incalzante) sia per la lentezza della narrazione, che per l’attenzione per i particolari si sdogana subito dall’idea di essere un film per teenager e cerca di rappresentare un dramma, già raccontato in passato da numerose altre pellicole, quello della violenza scolastica, da un altro punto di vista, quello di chi si trova davanti al bivio tra la vita e la morte.

Concludendo: la storia interessante, anche se a tratti tediosa e forse troppo fredda e poco scorrevole, è capace di raggiungere il suo obiettivo, senza infamia e senza lode. L’espediente narrativo non è nuovo, ma ben utilizzato per creare il colpo di scena finale. Peccato per la voce impropriamente scelta per il doppiaggio di Uma Thurman, che se riesce nell’intento di abbassarle l’età anagrafica è visibilmente scollata dal personaggio.

Commenti (17)

  1. Film purtroppo quasi sconosciuto, forse a causa della poca pubblicità che gli è stata fatta. Storia di una donna ormai adulta e con famiglia, perseguitata da continui flashback riguardanti la sua adolescenza alquanto movimentata ma, soprattutto, alla quale torna continuamente in mente un episodio per nulla piacevole. Il regista Vadim Perelman ripete più volte alcune scene ma non per questo il film diventa noioso anzi, rimane comunque pieno di suspance e senza tempi morti. Decisamente da vedere.

  2. @ ilaria:
    Io l’ho visto, ma sinceramente non l’ho capito.. qualcuno potrebbe spiegarmelo per favore?

  3. @ Chiara:
    cosa non hai capito? se mi dici i passaggi non chiari te li spiego!

  4. @ ilaria:
    Non ho capito il finale.. è tutto un sogno? quale delle due vite non è reale? che fine ha fatto la figlia? mi sa che non ci ho capito niente 🙂

  5. @ Chiara:
    allora… in pratica quello che vedi quando lei è adulta è quello che sarebbe successo se lei non fosse morta! invece muore quindi quella parte serve per confonderti un pò le idee… infatti la prima volta che il tipo chiede chi delle due deve uccidere, lei si stacca un pò dall’amica per far sembrare che muoia quest’ultima e che quindi la protagonista soppravviva in realtà è tutta una “montatura” illusoria per farti incasinare il cervello! 🙂

  6. Oh cavolo!! adesso ho capito! grazie mille!! comunque il film mi è piaciuto tantissimo..

  7. @ Chiara:
    di niente, figurati! 🙂
    anche a me è piaciuto tantissimo…

  8. Mah… il “come sarebbe andata se…” non è nuovo… mi viene in mente sliding doors… carino il colpo di scena finale anche se può confondere un pò… ma veramente voto 2 al doppiatore di Uma… i doppiatori italiani sono eccezionali e non so per quale motivo è stata scelta questa inetta… la voce che la doppia in kill bill, ad esempio, sarebbe stata perfetta… non male comunque nel complesso..

  9. i film l’ho visto non ho capito chi è morta delle due amiche, ma la figlia è immagiaria o esiste?

  10. La vita dopo la tragedia è come Diana se la immagina prima di morire.
    La vita “davanti agli occhi”.

    Bello bello bello.

  11. @ michele:
    grazieeee sono due giorni che io e mia sorella ci scervelliamo! Si cercano cose complicate quando il titolo dice tutto! Bellissimo film. Il doppiaggio? Boh non mi sembrava così male. ciao

  12. Caspita. E’ vero che i film devono far riflettere, ma onestamente ci sono rimasta male. E la figlia? era quella abortita a 17 anni ? Secondo me poteva dare indizi piu’ chiari durante il film, lentissimo anche se mai noioso. E poi, si vuol far capire che se Diana fosse sopravvissuta, la sua vita sarebbe stata tormentata dai sensi di colpa, e quindi meglio cosi’? E’ incompleto, secondo me. Perche’ non sappiamo come sia vissuta poi Maureen.
    Con cotanti attori, potevano confeionare qualcosa di meglio.

  13. @ Max:
    Max mamma mia ho pensato la stessa cosa per tutto il film!!
    Che doppiaggio orrendo per Uma in questo film, con questa voce petulante che dà fastidio!!

  14. Mi convince la spiegazione che date, ma ancora mi sfuggono altri dettagli. Se la bambina rappresenta la figlia abortita a 17 anni, com’è che è ancora una bambina dopo 15 anni? E cosa significa il fatto che giochi sempre a nascondersi?

  15. secondo me non ci ha CAPITO NIENTE NESSUNO NEANCHE IL REGISTA AHAHAH

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