17 Ragazze, recensione in anteprima

di Felice Catozzi 1

Camille e le sue amiche hanno 17 anni, un’età di mezzo in cui non si è né grandi né piccoli, un’età in cui i sogni regnano incontrastati sebbene non si sia ancora pronti per realizzarli; dal titolo originale 17 Filles, la storia di 17 ragazze di 17 anni in una piccola città francese sull’Atlantico (storia tratta da un episodio accaduto realmente) che decidono di restare incinte tutte insieme.

Quellache inizialmente sembra essere una forte provocazione, si rivela presto un gesto d’amore e di ribellione, una scelta di libertà capace di andare oltre ogni pregiudizio: 17 Ragazze è la riscoperta del cinema francese, di un cinema rivolto alle donne, alla Donna e all’universo femminile.

La storia vera, che è all’origine del film, rivela lo stato evolutivo della società in cui viviamo: si tratta di un centro operaio quasi completamente distrutto durante la Seconda Guerra Mondiale e che negli anni Cinquanta, con la ricostruzione, la gente credeva sarebbe diventata la città del futuro, ma così non è stato.

Le ragazze del film contano una sull’altra per ottenere ciò che vogliono, in un rapporto d’amicizia così forte da poter permette loro di superare gli ostacoli della vita e le paure, spingendole ad affrontare il futuro che altrimenti sarebbe per loro già segnato: un diploma, un lavoro, il matrimonio e i figli; la loro freschezza, la loro volontà di crescere in fretta, la confidenza e i legami si percepiscono nel film come nella realtà.

Le sorelle Delphine e Muriel Coulin ritraggono le illusioni e il disincanto delle protagoniste: Camille e le sue amiche vivono una stagione in cui la vita sembra naturale e infinita, dove la loro gravidanza permette loro di attirare l’attenzione dei grandi e poter gettare un ponte tra le due diverse generazioni; ancora una volta, il corpo della donna si rivela essere l’unica arma per la conquista di rispetto e dignità, in un modo che non osa accettare ciò realmente rappresenta il concetto e il valore assoluto della libertà.

Note di Produzione: Il film ha inaugurato il concorso del 29° Torino Film Festival, ottenendo il Premio Speciale della Giuria. Quando le sorelle registe vennero a conoscenza del fatto, decisero che la loro città d’origine, Lorient, sarebbe stata perfetta per produrre il film.

Sappiamo cosa significa vivere in una piccola città, dove l’amicizia e l’aspirazione a qualcosa di diverso hanno una grande importanza.

 

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