Oscar 2010, gli sconfitti

di Pietro Ferraro Commenta

Oscar  2010 assegnati, vincitori gaudenti e perdenti  rammaricati, e noi pronti a bocce ferme, e dopo i fasti della nottata californiana a base di red carpet , divi e paillettes pronti a tirare le somme e a puntare i riflettori sugli sconfitti, che anche quest’anno non hanno riservato grosse sorprese, neanche il kolossal di Cameron che comunque si accaparra  le doverose statuette nelle categorie tecniche fotografia, effetti speciali e scenografia.

Cameron già a poche ore dalla premiazione era dato praticamente per spacciato, anche alla luce dell’imponente schiera di premi rastrellati dalla diretta concorrente ed ex-moglie Kathryn Bigelow, su tutti i decisivi Golden Globe e BAFTA, veri e propri antipasti alla godereccia e fastosa portata prinicipale, gli Oscar al miglior  film e miglior regia.

Insomma tutto come da copione, Cameron afferma la sua supremazia tecnologica e la Bigelow punta su una tematica attuale come la guerra in Iraq e la racconta dalla parte dei soldati, come fece a suo tempo Oliver Stone con il suo Platoon, tematica difficile da contrastare in tempi bui come quelli in cui viviamo,  specialmente se dall’altra perte c’è  un film che punta su misticismo e fantascienza, e anche se Avatar e The Hurt Locker avevano in fondo la guerra come elemento comune, l’iperrealismo dinamico della regista californiana e il ricordo di tanti soldati americani caduti in battaglia hanno prevalso, e Cameron si dovrà accontentare di incassi stratoferici e di milioni di spettatori incantati dal suo kolossal.

Allora chi  è uscito realmente perdente da questa nottata? Forse l’outsider Precious di Lee Daniels gioiello indipendente premiato comunque con l’esordiente non protagonista Mo’Nique, ha perso sicuramente Tarantino che con il suo Bastardi senza gloria raccimola di riflesso una statuetta come miglior attore per Christoph Waltz, diciamo che almeno una statuetta come miglior sceneggiatura originale era perlomeno doverosa, purtroppo perdono anche i nostri make-up artist Aldo Signoretti e Vittorio Sodano per il trucco de Il divo di Paolo Sorrentino, il loro sogno americano si infrange sulle spigolose orecchie a punta di un giovane e irrequieto signor Spock nel remake/reboot Star Trek di JJ Abrams.

Il resto è storia, gloria all’intenso e dolente Jeff Bridges di Crazy Heart, vani gli sforzi dello splendido Woody Harrelson di The Messenger, vittoria scontatissima anche quella di Sandra Bullock, nessuno ha mai realmente pensato per un solo instante che una comedy culinaria e la deliziosa performance tra i fornelli di una divertita Streep, potessero qualcosa contro una materna Sandra Bullock politically correct, e una struggente storia vera con ragazzo problematico che si riscatta nello sport.

Insomma come avrete intuito tutto è andato come doveva andare, tranne un’unico episodio isolato, l’outsider El secreto de sus ojos di Juan Josè Campanella che non solo batte sul filo di lana i favoriti Michael Haneke (Il nastro Bianco) e Jacques Audiard (Un profeta), ma fa anche il paio con l’altra sorpresa della scorsa edizione, il giapponese Departures, la categoria miglior film straniero sembra stimolare molto l’Academy, anche se bisogna dire che nei pronostici delle ultime ore, il film di Campanella aveva fatto un sospetto balzo in avanti nelle quote dei bookmaker, quindi qualcosa si era  sicuramente subodorato.

Vi salutiamo ricordandovi che coincidenza ha voluto che dopo 82 edizioni  l’Academy assegnasse quest’anno, proprio in concomitanza con la Festa della donna, l’ambita statuetta alla prima donna regista premiata nella storia del prestigioso premio, niente da dire, un tempismo da Oscar.

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