La mummia, le origini del mito

di Pietro Ferraro 3

Dopo L’uomo lupo e Il mostro della laguna nera eccoci pronti a sbirciare in un altro classico della Universal, La mummia, pellicola che ha dato il via ad una sequela impressionante di remake e sequel più o meno ispirati all’originale.

Tra questi il bel remake/reboot avventuroso di Stephen Sommers con Brendan Fraser e Arnold Vosloo, nel quale tra le molte citazioni ed omaggi al cult del ’32, alcune sequenze in cui uno degli attori indossa un Fez rosso, stesso copricapo indossato da Boris Karloff nella pellicola originale.

1921, durante una spedizione archeologica nei pressi di Tebe, un gruppo di scienziati scopre la tomba del sacerdote Im-Ho-Tep, che risvegliatosi dal suo sonno millenario seminerà morte e terrore tra i profanatori.

Lo script, in parte ispirato ai misteriosi fatti di cronaca che seguirono la scoperta della tomba di Tutankhamun avvenuta nel 1922, venne scritto da John L. Baldelstorn su un soggetto di Richard Shayer e prodotto da Carl Laemmie Jr., nel curriculum classici come Dracula (1931) e La moglie di Frankenstein (1935).

La regia fu affidata a Karl Freund già direttore della fotografia del Dracula Universal, mentre il make-up di Karloff tornò nelle mani di Jack Pierce, che oltre ad aver curato il trucco di Lon Chaney Jr. ne L’uomo lupo, aveva già collaborato con Karloff in Frankenstein (1931), Pierce per La mummia sottopose Karloff ad una massacrante seduta di trucco quotidiano di oltre sette ore.

La splendida fotografia in bianco e nero e le suggestioni cromatiche date alla pellicola da Charles Stumar, oggi non fanno che trasmettere ancor di più il carisma di questa icona del fantastico, e insieme all’indimenticabile sguardo in macchina di Boris Karloff ormai sequenza culto, hanno fatto entrare di diritto questo film nella leggenda.

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