Wolfman, recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 23

Lawrence Talbot (Benicio Del Toro) celebre attore da molti anni residente negli Stati Uniti è costretto a far ritorno in Inghlterra appena saputo della morte dell’amato fratello. Tornato nella vetusta dimora di famiglia reincontrerà il padre Sir John Talbot (Anthony Hopkins), con il quale si era scontrato subito dopo la morte della madre, della quale Lawrence ha sempre considerato il padre responsabile.

Talbot incontrerà anche la vedova del fratello, l’incantevole Gwen (Emily Blunt) che gli chiederà di scoprire cosa sia realmente accaduto al marito, il cui corpo è stato rinvenuto straziato, forse preda di qualche animale selvaggio.

Un esame accurato del corpo mostrerà si i segni di un attacco animale, ma anche di alcune caratteristiche umane nelle ferite inferte, il mistero si infittisce. Ben presto Lawrence scoprirà chi o cosa ha aggredito e ucciso il fratello, un feroce licantropo che lo assalirà, trasmettendogli una maledizione che alla prima luna piena si rivelerà foriera di eventi tragici, stragi efferate e incredibili rivelazioni che riguarderanno il misterioso passato della famiglia Talbot.

Dopo una travagliatissima post-produzione ed una serie di rinvii, dovuti pare a qualche incertezza da parte della Universal riguardo i contenuti del film, ecco approdare nelle nostre sale il remake del classico The Wolfman/L’uomo lupo datato 1941, una delle icone degli amatissimi Monster-movies Universal che hanno figliato una memorabile serie di fascinose creature da B-movie, dai classici Dracula e Frankenstein, passando per la rediviva Mummia, sino a Il mostro della laguna nera.

Il regista Joe Johnston già avvezzo agli effetti speciali, suoi il terzo capitolo di Jurassic Park e il blockbuster Jumanji, prende in mano l’operazione dopo la defezione di Mark  Romanek, e fa davvero un gran lavoro, nonostante la palese difficoltà di aggiornare un’icona di questa portata e soprattutto di quest’età, specialmente alla luce dei vari aggiornamenti della figura del licantropo ad opera di John Landis e colleghi.

Quello che più colpisce, oltre ad un cast che da al film una solidità impressionante, i carismatici Benicio Del Toro ed Anthony Hopkins affiancati da una sorprendente ed intensa Emily Blunt, è il look burtoniano che si percepisce durante la pellicola, tanto gotica e dark quanto sarebbe piaciuta al regista di Batman ed Edward mani di forbice.

Scenografie, location e costumi sono il punto di forza dell’intera operazione, tra l’altro lo scenografo Rick Heinrichs ha vinto un Oscar nel 1999 proprio per Il Mistero di Sleepy Hollow di Burton. A questo immersivo look si aggiunge la maestria del mago del make-up Rick Baker, premio Oscar per Un lupo mannaro americano a Londra, film che tra l’altro Johnston omaggia nella sequenza della fuga del licantropo per il centro di Londra. Baker riesce a miscelare con dovizia CGI e make-up tradizionale a base di protesi in maniera convincente, realistica e soprattutto rispettosa dell’originale.

Wolfman non disdegna la violenza e il modaiolo splatter, nonostante si vociferi di alcuni interventi per ammorbidire alcune sequenze in post-produzione, sangue e mutilazioni non mancheranno di dare alla pellicola un surplus di godimento per  gli amanti dell’horror. La domanda però sorge spontanea, riuscirà questa versione a conquistare una nuova generazione di spettatori con la sua aria così retrò? Questo è difficile dirlo, a noi il film è piaciuto proprio perchè rispettoso sino in fondo di un prototipo che è nel cuore di milioni appassionati, e siamo certi che un approccio diverso avrebbe snaturato tutto il senso di un’operazione del genere che si è rivelata, difficoltà a parte, dignitosa e visivamente coinvolgente.

Commenti (23)

  1. Che delusione, purtroppo gli effetti speciali non fanno un film se la trama dietro è davvero scarna!

  2. @ Carlotta:
    grazie per il commento Carlotta quello che mi lascia un pò perplesso è che non hai mai citato il film originale come se questa fosse una pellicola ex-novo…:)

  3. Concordo con Carlotta… remake o meno valeva la pena studiare meglio la trama per un film del genere… parliamo di una pellicola del 1941 dove forse una storia così poteva sorprendere ma nel 2010 la trama risulta scontata e banale… nonostante qualche scena violenta il film non spaventa e non incuriosisce. Ottimi gli effetti ma pienamente sprecati, la fotografia cupa mantenuta per tutto il film anche quando non serve stanca e appesantisce.
    Eccellente l’interpretazione di Del Toro… forse l’unica cosa che vale la pena di applaudire.

  4. @ [ITA]Lo:
    Guarda la trama dell’originale è stata molto rimaneggiata in questa nuova versione compreso il finale e quindi non c’entra nulla la presunta inadeguatezza di una trama datata, ribadisco il film non è memorabile, ma assolutamente dignitoso, ha subito molti rimaneggiamenti anche in fase di post-produzione, problemi che sono ben visibili, ma qui il problema è un altro, come ho già ribadito nella recensione, siamo di fronte ad un film difficilmente appetibile per le nuove generazioni e per chi non conosce e ama l’originale, un’operazione forse troppo nostalgica, ma non per questo non riuscita. Il tuo discorso sul “troppo cupo anche quando non serve” non fa che confermare la mia tesi. Grazie per il commento. 🙂

  5. @ Carlotta:
    @ [ITA]Lo:

    Non capisco come si faccia ad essere così negativi verso un buon prodotto che non entusiasma ma nemmeno delude.
    Capisco che i film possano piacere o meno ma per attaccare la trama di un remake o le scenografie si dovrebbero fare critiche più articolate.
    Il film a mio avviso gioca sul classico dualismo “licantropo bestia vs uomo buono”, che si può ritrovare in tantissime trame che coinvolgo “la Bestia”, compresa quella del godibilissimo conflitto interiore del bravo ragazzo nel ben più apprezzabile Un lupo mannaro americano a Londra.
    Le scenografie non sono affatto “troppo cupe”, visto che rirpopongono gli scenari dell’originale, fra l’altro estremamente affascianti per chi ama il Dark o il Gotico, la ricostruzione di Londra e la corsa nella città del lupacchiottone sono scene molto belle.
    Che dire poi delle splendide interpretazioni di Anthony Hopkins, di Benicio Del Toro e della bella protagonista femminile che a mio avviso regala intensità a tutti i momenti in cui viene coinvolta in scena.
    In conclusione, ragazzi, non ho capito le vostre critiche, ci sono più elementi positivi che negativi e direi che il film supera tranquillamente una ipotetica sufficienza, senza sicuramente raggiungere la qualità dell’originale o un film che adoro come il Lupo mannaro americano a Londra.
    Ciao
    Ip

  6. ho visto il film,the wolfman,purtroppo non a cinema e di questo sono realmente dispiaciuto poiche’ credo che sia un film che meriti di essere visto sul grande schermo.l’ho trovato bellissimo,affascinante nelle sue atmosfere cupe e gotiche.forse non sarebbe da definirsi un film horror moderno,ma un film che scorre in modo molto piacevole e veloce.anche le scene cruente,cosi’ curate e realisticamente reali(vedi il cadavere che viene scoperto nel mattatoio),non lo riescono a far diventatre un film splatter,dove la ricerca del sangue e sgozzamenti vari e’ sempre un’imposizione che lo spettatore deve ingoiarsi e di cui resta breve o nulla memoria.qui e’ bella anche la storia,affascinanti i personaggi e i boschi e le strade della grigia londra,assolutamente e straordinariamente autentici(varrebbe la pena guardare il film anche solo per queste scene).gli attori gli conferiscono una grandiosita’ non riconosciuta,ma il vecchio hopchins e del toro sono assolutamente bravi e adeguati.la storia,nulla di banale,se si pensa all’atavica lotta del bene contro il male.qui e’ forte la presenza del dualismo tipico di jekill e mr hide,ma il nostro lupomannaro buono(del toro)si trova a lottare contro due forze del male…..l’una contenuta nel padre dove convive il male della bestia e la convinzione della bellezza del male di cui l’uomo e’ consapevole e a cui non rinuncia anzi la trova irresistibile fino al punto di sacrificare le cose e le persone piu’ care pur di far sopravvivere la bestia;l’altra contenuta in se stesso,dove l’animo buono e generoso dell’uomo ha il sopravvento sulla ferocia e sulla malvagita’ della bestia.solo una critica negativa,la fuga del licantropo sui tetti di londra ricorda moltissimo le sequenze di un film che fece storia “la leggenda degli uomini straordinari” incentrato e costruito piu’ come un comics che come un film di avventura mista ad horror.anche qui,nella fuga sui tetti,il film acquista una caratteristica da fumetto che solo a mio parere non gli si addice.se posso darvi un consiglio,guardatelo e lasciatevi condurre nella nebbiosa brughiera inglese,ricca di fascino e mistero.

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