Festival di Roma 2012, Giorno 7: in concorso Roman Coppola e Johnnie To

di Redazione 1

Settima giornata per il Festival di Roma 2012 e consueto sguardo al ricco cartellone di proiezioni in programma quest’oggi. Tre i film in concorso nella Selezione ufficiale: il francese Un enfant de toi di Jacques Doillon, l’americano A Glimpse inside the Mind of Charles Swan III di Roman Coppola e il crime cinese Duzhan di Johnnie To.

Per gli eventi collaterali: in concorso nella sezione CinemaXXI il francese Bloody Daughter di Stéphanie Argerich, l’italiano Tutto parla di te di Alina Marazzi e il brasiliano Avanti Popolo di Michael Wahrmann.

Per gli eventi speciali segnaliamo l’incontro alle 17 in Sala Petrassi con il regista Walter Hill, la seconda delle masterclass previste nel programma di questa settima edizione. Hill ieri ha presentato con Sylvester Stallone l’anteprima fuori concorso del suo nuovo action-thriller Bullet to the Head e ricevuto un premio speciale alla carriera.

UN ENFANT DE TOI

Alla veneranda età di 7 anni, Lina inizia a farsi delle domande sui genitori, amati ma divorziati. Si incontrano segretamente? Presto ne avrà la prova. Roba da matti! Poi, improvvisamente, la madre le annuncia che vuole un altro figlio, come se lei, Lina, non bastasse più. Comunque, chi sarebbe il padre del nuovo bambino? Suo padre o…? Sì, proprio roba da matti! 

A GLIMPSE INSIDE THE MIND OF CHARLES SWAN III

Charles Swan III, grafico di successo, ha tutto quello che si può desiderare: fama, denaro e un fascino diabolico gli hanno dato in dono una vita apparentemente perfetta. Ma quando la bella e imperscrutabile Ivana decide improvvisamente di troncare la loro relazione, Charles resta con il cuore infranto. Con l’aiuto dei suoi amici fraterni – Kirby, Saul e la sorella Izzy – Charles intraprende un delirante percorso di autoanalisi nel tentativo di rassegnarsi all’idea di una vita senza Ivana. “A Glimpse Inside the Mind of Charles Swan III” è un melodramma fuori dagli schemi raccontato con stile audace e giocoso.

Credo che i film siano viaggi, un modo per muoversi nella realtà o nell’immaginario che si vuole esplorare. Facendo film imparo sempre qualcosa. E naturalmente invito gli spettatori a seguirmi. Questo film è nato intorno all’idea di un protagonista bizzarro e narcisista, uno sfacciato dongiovanni, un po’ ragazzaccio. Volevo anche descrivere l’estetica ricca e coloratissima del mondo esclusivo dei grafici, in particolare di quelli specializzati nel design delle copertine di album musicali. Negli anni 70 c’è stato un periodo d’oro in cui un gruppo di audaci e dinamici artisti ha creato copertine indimenticabili, come Charles White III al cui nome mi sono ispirato per il mio protagonista. E quando il mio vecchio amico Charlie Sheen mi ha detto “I nostri padri hanno girato insieme. Dobbiamo fare un film insieme” ho capito che il ruolo era perfetto per lui. Volevo anche fare un film che parlasse di uomini e donne, adottando la prospettiva di un uomo che ha perso l’amore. Io stesso ho vissuto l’esperienza della separazione e come tutti ho cercato di capire i miei errori e le mie ragioni. Mentre avevo in testa domande di questo tipo ero altresì consapevole di voler fare un film brillante, allegro, eccentrico e divertente: insomma, un film per bambini con una tematica da adulti. [Roman Coppola]

DUZHAN

Ming, cinico trafficante di droga, si schianta in auto contro un negozio dopo l’esplosione del suo laboratorio dove si fabbrica eroina. Si salva la vita, ma ha la moglie e il cognato bloccati dentro la fabbrica. Lei, funzionario di polizia intelligente e attento, prova a rintracciare gli altri criminali offrendo a Ming l’opportunità di ridurre la pena detentiva. Ming decide di aiutarlo, tradendo tutti i suoi fratelli, ma all’ultimo minuto… Un viaggio all’interno del labirinto di mafia e traffici illegali, il primo film cinese che osa parlare apertamente di droga. 

BLOODY DAUGHTER

Un ritratto di famiglia fuori dall’ordinario, girato dalla trentaquattrenne Stéphanie Argerich, figlia dei pianisti Martha Argerich e Stephen Kovacevich. La regista segue in particolare la madre Martha durante i concerti e nei momenti più intimi, cerca delle risposte per illuminare gli interni privati di una famiglia da sempre sotto i riflettori dei palcoscenici internazionali, dove allegria e follia vanno a braccetto con una passione travolgente e assoluta: la musica.

Non è facile essere la figlia di due mostri sacri della musica. Gli ostacoli da superare nel proprio percorso verso l’autoaffermazione sono di gran lunga superiori rispetto a quelli che devono affrontare le persone comuni. Si cresce con modelli di comportamento fuori dal comune, divorati da una passione che non lascia molto spazio alla vita familiare. In questo viaggio nel cuore di una rete di relazioni affettive, la musica è un alleato fedele, un filo diretto verso il ricco e tormentato mondo interiore di due grandi artisti. Ascoltarli suonare, parlare della loro musica, è la via migliore per accedere ai loro sentimenti, anche i più profondi. Questo è un film di riconciliazione, in cui tento di assumere un atteggiamento alla pari nei confronti dei miei genitori, di entrare nel loro mondo, impresa più semplice che fare entrare loro nel mio. [Stéphanie Argerich]

TUTTO PARLA DI TE

Pauline torna a Torino, sua città natale, dopo molti anni e riprende contatto con Angela che dirige un Centro per la maternità. Qui Pauline intraprende una ricerca sulle esperienze e i problemi delle mamme di oggi, a partire da testimonianze, video e fotografie. Tra le mamme che frequentano il centro c’è Emma, una giovane danzatrice, in crisi profonda: non sa come affrontare le responsabilità della maternità, vede la sua vita a un punto fermo, si sente sola e incapace. Tra le due donne si sviluppa un rapporto di complicità, che porterà Pauline a fare i conti con il proprio tragico passato e permetterà a Emma di ritrovare il senso di sé anche nella sua nuova identità di madre.

Ero con mio figlio appena nato quando una donna mi si avvicinò dicendomi con un sorriso: “Che belli i bambini quando sono in braccio agli altri”. Una frase all’apparenza banale che mi fece riflettere sulla conflittualità che può manifestarsi nel rapporto madrefiglio. Ogni madre conosce quel sentimento in bilico tra l’amore e il rifiuto per il proprio bambino. Una tensione dolorosa da vivere e difficile da confessare, perché va contro il senso comune di quel legame primordiale. Con questo film ho voluto raccontare l’ambivalenza del sentimento materno e la fatica che si fa ancora oggi ad accettarla e affrontarla. Per restituire la complessità di questo sentimento ho voluto integrare la fiction con materiali diversi: filmati d’archivio, animazioni, elementi documentari, con i quali evocare i vari livelli emotivi che questa tensione muove in chi la vive. [Alina Marazzi]

AVANTI POPOLO

Con una grande valigia e nient’altro, Andrè torna nella casa d’infanzia a San Paolo, dove il padre ormai vecchio vive con la sola compagnia del fidato cane, nell’attesa dell’altro figlio partito da trent’anni per l’Unione Sovietica e mai più tornato. Andrè intraprende così un viaggio commovente e ironico nella memoria di un Paese dove ancora aleggiano lo spettro della dittatura, le lusinghe del comunismo, la passione per il buon cinema e la musica, il rimpianto (forse) per il tramonto delle ideologie. Un viaggio attraverso i ricordi ritrovati in un cassetto, tra vecchi filmini in super 8 e dischi graffiati in vinile. Per non dimenticare.

Avanti Popolo continua il lavoro avviato dai miei cortometraggi su temi autobiografici, in cui la storia si intreccia ai ricordi sommersi dei miei traumi familiari. Molti momenti in Avanti Popolo sono ispirati dal mio vissuto: la giovanile militanza di sinistra in Israele, mio zio che è andato a studiare in Unione Sovietica e non è più tornato, il mio mondo immaginario vissuto da adolescente, che nasceva da storie sulla dittatura uruguaiana. Sono passati circa 30 anni dalla fine della dittatura militare in Brasile, ma anche con le politiche del nuovo governo il tema è spesso trattato come un affare passato, e non come una ferita aperta del presente. Questo progetto è nato dalla mia paura dell’oblio. L’importanza dei temi storici e culturali aumenta dopo la morte di Carlos Reichenbach, icona del cinema brasiliano che ha interpretato il Padre nel nostro film. Inoltre, il Figlio è interpretato da André Gatti, un ricercatore di cinema brasiliano che aggiunge un secondo livello di lettura alla trama centrale del film, creando un fitto dialogo tra la storia e il fluire presente delle riprese. [Michael Wahrmann]

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