B-cult: Deliria

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1987, l’attore e aiuto-regista Michele Soavi esordisce alla regia, e lo fa con Deliria, un’intrigante slasher low-budget ricco di gore, in cui alcuni attori vengono rinchiusi in un teatro e massacrati uno ad uno da un killer psicopatico con tanto di inquietante maschera di scena.

Niente di particolarmente originale, visto il genere di riferimento aspettarselo sarebbe da ingenui, a parte il look del serial-killer, un’ambientazione claustrofobica e ansiogena ed una regia attenta ai particolari e mai distratta, al completo servizio dello spettatore e non priva di una certa ricercatezza.

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B-cult: Il giorno di San Valentino

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In previsione del remake approdato in questi giorni nelle sale italiane in un divertente formato 3D, mi sono andato a rispolverare questo vecchio slasher del 1981 dal titolo assolutamente innocuo, ma dal contenuto tutt’altro che festaiolo, almeno non per le vittime massacrate dal minatore mascherato protagonista del film.

Nelle sale italiane Il giorno di San Valentino non è mai arrivato, in Europa il film è stato distribuito solo in Germania, Austria e Francia, ma questa sola versione casalinga non ne ha ha impedito l’elezione a cult, Quentin Tarantino con il suo solito contagioso entusiasmo l’ha definito addirittura il miglior splatter di tutti tempi.

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B-cult: La fortezza

1983, il regista Michael Mann che negli anni a seguire ci regalerà grandi thriller come Heat-La sfida e Collateral, fa un pò di palestra con il genere, anzi in questo caso con una commistione di generi, infatti La fortezza è un intelligente e suggestivo pastiche di war-movie, horror, e fantastico che stupisce per cast ed atmosfera.

1941, Seconda Guerra Mondiale, ad un plotone di soldati tedeschi viene ordinato di presidiare un’antica fortezza situata nei Carpazi, gli sprovveduti non sanno che nei sotterranei nella lugubre e vetusta costruzione si annida una creatura mostruosa che al calar della notte comincia a decimare il plotone scatenando il panico tra i soldati.

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B-cult: Al bar dello sport

Al bar dello sport insieme a Vieni avanti cretino e allo spassoso L’allenatore nel pallone ben rappresentano il buono della commedia all’italiana anni ’80 e sono sicuramente la summa del miglior Banfi che in questo film in particolare racconta il sogno all’italiana fatto di vincite miliardarie al Totocalcio e di accoglienti e rassicuranti Bar dello sport.

Banfi è Lino, uno squattrinato immigrato trasferitosi al nord in casa della sorella e del cognato, vessato quotidianamente da entrambi, sbarca il lunario con assurdi lavoretti, passa le serate nel suo bar preferito e continua a fuggire da maneschi debitori che sogna di pagare con immaginarie vincite al Totocalcio.

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B-cult: Hardware-metallo letale

Piccolo capolavoro che esplora i confini del cyberpunk sconfinando nell’horror e nella fantascienza post-apocalittica di sempre, citazioni da Mad Max, 1997: fuga da New York passando per l’apocalittico 2022: i sopravvissuti e omaggiando le atmosfere di cult come Alien di Ridley Scott.

In un futuro in cui la terra è ormai uno sterile deserto, e una guerra infinita ha devastato le città, in alcune zone ancora abitabili, alcuni mercanti trafficano in hardware. è in una di queste zone che un uomo regala i resti di un robot alla fidanzata scultrice, non sapendo che i resti in questione appartengono ad una micidiale arma militare, un robot killer denominato M.A.R.K. 13.

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B-cult: La banda del gobbo

Nel 1977 il regista Umberto Lenzi in collaborazione con Tomas Milian decide di rileggere molto liberamente la storia del famigerato Gobbo del Quarticciolo al secolo Giuseppe Albano, partigiano romano che fece parte della resistenza che contrastò l’occupazione della capitale da parte dei tedeschi. Purtroppo dopo la liberazione le gesta di Albano e della sua banda presero una deriva criminale e violenta. Il 16 Gennaio 1945 Albano venne ucciso nell’androne di un palazzo da una pattuglia di Carabinieri, voci contrastanti con la versione ufficiale parlano di un’esecuzione a sfondo politico.

La sceneggiatura è al servizio di un camaleontico Tomas Milian nel doppio ruolo di Sergio Marazzi detto Er monnezza e del fratello gemello Vincenzo detto il Gobbo. Assisteremo al rientro del gobbo nella capitale dopo un periodo di esilio forzato oltreconfine, ad una rapina in cui viene tradito e alla sua vendetta messa in atto con l’aiuto della sua banda ed il supporto della sua donna, una prostituta napoletana e di suo fratello.

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B-cult: B13

B13-Banlieue 13, distribuito per il solo mercato Home video è un action movie frenetico con un look molto americano, il film è francese, Luc Besson è il cervello dell’intera operazione, il giovane e talentuoso Pierre Morel dietro la macchina da presa, talento che rivedremo all’opera nel thriller-action made in Hollywood Io vi troverò con Liam Neeson.

Il perno su cui ruota tutta l’adrenalinica sceneggiatura e il tentativo di Leito, detenuto evaso esperto di Free running o Parkour che dir si voglia, uno sport estremo altamente spettacolare fatto di salti e acrobazie varie, e di Damien, un poliziotto sotto copertura esperto di arti marziali, di bloccare un folle boss della droga in procinto di lanciare su Parigi un missile nucleare trafugato.

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B-cult: La casa dalle finestre che ridono

La casa dalle finestre che ridono è il primo approccio di Pupi Avati al genere thriller-horror, partito come scherzo, divenuto esperimento, rivelatosi in seguito un vero gioiello di suspense ed atmosfera. E’ il 1976, Avati raccoglie una piccola troupe di fedelissimi, una sceneggiatura a cui ha collaborato l’allora autore Maurizio Costanzo e tenta di sondare l’anima nera della sua Romagna da Amarcord fatta anche di isolati paesini, misteri, e lugubri casolari isolati.

Stefano (Lino Capolicchio), un giovane restauratore, è chiamato a riportare alla luce un affresco rinvenuto in una chiesa, affresco dall’aspetto inquietante che racconterà vecchie storie di rapporti incestuosi, pittori folli e sacrifici umani. La tranquilla e sonnolenta cittadina che ospita il giovane tirerà fuori un insospettabile lato perverso e malefico che in un escalation di indizi risveglierà anime dannate in cerca di sangue.

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B-cult: Grosso guaio a Chinatown

Oggi non parliamo solo di un B-movie, ma di un appassionato omaggio all’intera categoria, Grosso guaio a Chinatown diretto dal maestro dell’horror John The fog Carpenter. All’epoca della sua uscita nelle sale, era il 1986, questo piccolo grande cult spiazzò pubblico e critica, il primo non ancora pronto a decifrare questo rutilante luna park di omaggi e citazioni dall’aria fumettosa, la seconda incapace di cogliere le finezze di un maestro come Carpenter e incapace di collocare ed inquadrare un prodotto così anomalo. Da antologia le battute sbruffone di un Kurt Russel mai più così tanto divertente e autoironico.

Il camionista Jack Burton accompagna l’amico di bisbocce Wang Chi a prendere all’aereoporto la fidanzata e promessa sposa di quest’ultimo, un’avvenente fanciulla cinese con gli occhi verdi, una vera rarità, rarità che serve allo stregone Lo-Pan, che la fa rapire allo scopo di sposarla e poi sacrificarla ad un demone cinese per lasciare il corpo ormai decrepito in cui risiede il suo spirito e raggiungere l’immortalità. Jack e  Wang, si uniranno ad una spedizione capeggiata dal mago Egg Shen per scendere nei meandri di una Chinatown magica e pericolosa in cerca della fidanzata di Wang.

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B-cult: Classe 1999

Oggi per i B-movie da rivalutare abbiamo scelto Classe 1999, del regista Mark L. Lester, veterano degli action annI ’80 suoi Commando con Arnold Schwarzenegger e Resa dei conti a Little Tokio, nonchè sua anche una delle prime trasposizioni su pellicola di Stephen King, Fenomeni pararnormali incontrollabili con una giovanissima Drew Barrymore.

Qualcuno ha definito rozzo e reazionario lo stile di Lester, noi preferiamo definirlo viscerale ed efficace, Lester usa la violenza in modo iperrealistico smorzandone alla fine il lato voyeuristico con una sottile ironia, poco percettibile, ma sempre presente in ogni suo lavoro, cataste di cadaveri, sparatorie ed esplosioni sempre sul filo del nonsense.

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B-cult: Beowulf

Considerato da molti un vero e proprio scult, il Beowulf prodotto da Paul W.S. Anderson nel 1999, sulla scia del successo di Mortal Kombat ha proprio quella particolare mancanza di sofisticati effetti speciali e forte di una storia suggestiva ma poco articolata che ne fa un vero e proprio B- movie, quell’aria da fantasy post-apocalittico non può, col passare degli anni non aver guadagnato almeno in fascino,low- budget e sceneggiatura a parte.

In un futuro post-apocalittico in cui la terra è stata devastata dalle guerre ed ha avuto un’involuzione verso una sorta di Medioevo pre-industriale, Il guerriero Beowulf, metà uomo e metà demone viaggia in cerca di mostruosità infernali da distruggere ed incappa in un castello assediato dall’esterno da un’esercito che teme che la mostruosità che ne abita i sotterranei possa venir fuori e dall’interno da un demone che al calar della notte pasteggia con soldati e abitanti del castello.

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B-cult: El Mariachi

Anni ’90, Quentin Tarantino scopre questo piccolo cult action, El Mariachi, una storia semplice che parla di uno scambio di persona. Un giovane Mariachi, un cantante ambulante, figura tipica della musica e del folklore messicano, viene scambiato per un killer in cerca di vendetta e questo scatenerà la violenta reazione di un pericoloso boss e della sua banda di spietati scagnozzi.

Si vocifera che Rodriguez per produrre questo suo primo lungometraggio abbia raccimolato i soldi offrendosi come cavia per la sperimentazione di farmaci, vero o no, in questo piccolo gioiello c’è tutta la tecnica possibile e immaginabile, montaggio, sequenze d’azione, tutto è low, low-budget, ma realizzato con una padronanza tecnica impressionante ed una passione invidiabile.

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B-cult: Vieni avanti cretino!

Era il 1982 quando nelle sale usciva uno dei migliori e più esilaranti film di Lino Banfi, Vieni avanti cretino. la trama collega varie scenette dal sapore barzellettistico unite dalle vicissitudini di tale Pasquale Baudaffi che appena uscito dal carcere, ospitato del cugino Gaetano, si mette in cerca di un lavoro.

Va da sè che ogni colloquio e ogni nuovo impiego saranno la scusa per una serie di gag e situazioni spassose che metteranno in luce un Banfi veramente in forma in una sceneggiatura al suo completo servizio.

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B-cult: Il commissario di ferro

Era il 1978 quando il commissario di ferro Maurizio Merli, clone del collega Franco Nero, si lanciava in scazzottate, sparatorie ed inseguimenti pronto a utilizzare qualsiasi mezzo per estirpare il crimine da una città stremata dalla violenza.

Il poliziesco all’italiana, genere peraltro molto amato all’estero da registi del calibro di Quentin Tarantino, e bisfrattato all’epoca dai vari critici che lo collocavano non solo come sottogenere violento e inconsistente, ma visti i tempi e le filosofie di pensiero tendevano erroneamente a ghettizzare questo filone collocandolo anche politicamente.

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