Cabal: il sogno di Clive Barker

di Redazione 2

Oggi vogliamo ricordare un progetto che negli anni ’90 vide collaborare Clive Barker e David Croneneberg, per trasporre su pellicola uno degli incubi più ambiziosi dello scrittore/regista, Nightbreed, uscito in Italia con il titolo di Cabal.

Cabal narra le vicissitudini del giovane Aroon boone (Craig Sheffer), ossessionato da incubi ricorrenti e dalla leggenda di una misteriosa città popolata da mostri, Midian, il cui ingresso è celato in un antico cimitero. I suoi sogni sono popolati da mostruose creature che sembrano volergli indicare l’ingresso della città, Boone si sente parte di quel mondo e farà di tutto per trovarne l’ubicazione.


Un serial killer semina cadaveri in città mentre Boone scopre che è in realtà il suo psichiatra, il Dr. Decker (David Croneberg)
, l’autore degli efferati omicidi. Sarà proprio quest’ultimo che seguendo le indicazioni oniriche del ragazzo raggiungerà la citta di Midian con l’intento di incastrare Boone per gli omicidi e distruggere tutta la popolazione della città sotterranea.

Cabal ha rappresentato una delle più intriganti sperimentazioni visive di Barker, insieme ad Hellraiser naturalmente, ma qui si tentava di creare una sorta di mostruoso kolossal, al contrario di Hellraiser che viveva di mostruosità più intime e di dimensioni infernali decisamente casalinghe con accessi in soffitte abbandonate e maleodoranti. in Cabal invece Barker esplora la maestosità di un girone infernale e disegna un visionario omaggio al mondo dei freak, puntando il dito sulle deformità psichiche dell’uomo, ben più pericolose di quella dei mostruosi cittadini di Midian.

Purtroppo l’ambizione di barker ed il suo immaginario, che forse solo oggi potrebbe trovare degna trasposizione, si sono scontrano con evidenti limiti di budget che ne minano in parte l’efficacia, smorzandone di fatto la narrazione d’ampio respiro a cui il film aspirava e trasformando Cabal in una intrigante e suggestiva opera incompiuta.

Comunque resta il fatto che il film affascina lo spettatore con suggestive incursioni nel gore più estremo, immagini disturbanti a cui Barker ci ha abituati e una serie di mostruosi personaggi caratterizzati forse un pò superficialmente, ma esteticamente sorprendenti.

Barker aveva intenzione di girare Il via col vento del genere horror, come lui stesso aveva definito all’inizio questo progetto e se per poco non vi è riuscito, possiamo comunque continuare a sperare in un prossimo remake e nel frattempo goderci questa piccola grande opera che cela nel suo essere irrimediabilmente imperfetta il suo maggior fascino.

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