Bobby, recensione

di Pietro Ferraro 3

Los Angeles 5 giugno 1968, nel prestigioso hotel Ambassador meta di divi hollywoodiani, starlette e politici di grido siamo nelle ore immediatamente precedenti al discorso che il senatore Robert Kennedy in corsa per le primarie della California sta per proclamare ai suoi sostenitori, riuniti nell’albergo divenuto per l’occasione quartier generale della sua campagna elettorale.

Seguiremo le vicissitudini che anticiperanno l’attentato perpetrato da un folle armato che proprio durante il discorso di Kennedy sparerà dalla folla assiepata nella sala, uccidendo il senatore e ferendo ospiti e personale dell’albergo.

Conosceremo tra gli altri il cameriere Josè (Freddy Rodriguez) bloccato da un doppio turno che lo costringerà a rinunciare ad una delle partite di baseball del secolo finendo per regalare i biglietti al suo amico cuoco Edward (Laurence Fishburne), il sovrintendente alle cucine Timmons (Christian Slater) razzista ed arrogante che verrà licenziato proprio quel giorno dal direttore dell’albergo Paul (William H. Macy) sposato con la parrucchiera Miriam (Sharon Stone) e la cui relazione con una bella centralinista (Heather Graham) verrà scoperta dalla consorte proprio grazie a Timmons, in cerca di vendetta per il repentino licenziamento.

Inoltre ci sarà la futura sposa Diane (Lindsay Lohan) che per salvare William (Elijah Wood) da una chiamata al fronte inscenerà un matrimonio di convenienza finendo per innamorarsi, una coppia di giovani sostenitori della campagna elettorale di Kennedy (Shia LaBeouf/Brian Geraghty) più interessati alla merce di uno spacciatore alloggiato nell’hotel che al loro lavoro di sostegno al senatore, la diva della canzone Virginia Fallon (Demi Moore) ormai alcolizzata e con un marito (Emilio Estevez) dal carattere troppo debole per metterle un freno, Samantha (Helen Hunt) e Jack (Charlie Sheen)  coppia di coniugi innamorati, ma irrimediabilmente spenti e infine i due veterani dell’albergo John Casey (Anthony Hopkins) e l’amico Nelson (Harry Belafonte), che tra aneddoti sui divi transitati nell’hotel e qualche partita a scacchi affrontano con un pò di malinconia l’età che avanza.

L’attore Emilio Estevez figlio di Martin Sheen e fratello del divo Charlie, torna dietro la macchina da presa per raccontarci in un dramma corale affollatissimo di star l’omicidio di Robert Kennedy, una delle pagine più tragiche della storia americana insieme all’uccisione del presidente JFK e dei leader afroamericani Martin Luther King e Malcolm X.

Estevez è un regista prettamente televisivo e anche in questa sontuosa messinscena corale si nota oltremodo, c’è un eccesso di storie che si intrecciano che nella maggioranza dei casi a causa di un formato cinematografico in questo caso palesemente limitante vengono esplorate solo in superficie, molti dei personaggi non riescono a trovare un loro spessore, anche se bisogna ammettere che il film non mostra alcuna debolezza nell’intersecare le varie storie e viene supportato da una sequenza finale ricca di pathos e concepita visivamente ad arte.

Detto ciò Bobby resta un film di spessore che riesce con notevole efficacia, pur rimanendo all’interno di una location confinante, a dare l’idea delle passioni e dei tumulti di un periodo di grandi cambiamenti, oltre a mostrarci all’opera un cast spropositato da dream-team hollywoodiano che senza dubbio in una miniserie a puntate avrebbe reso di più, ma che dona comunque al film un surplus di appeal considerevole.

Note di produzione: nel cast compare anche Joshua Jackson volto noto del serial tv Fringe, Estevez dopo il film è tornato al piccolo schermo dirigendo il padre in The West Wing, il fratello nella sit-com Due uomini e mezzo e svariati episodi per CSI: new York, Cold Case e Criminal Minds. Bobby ha vinto un premio speciale al Festival di Venezia ed è stato nominato ai Golden Globe come miglior film drammatico.

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