Recensione: Red Eye

di Pietro Ferraro 2

La giovane ed efficiente impiegata Lisa Reisert (Rachel McAdams) si occupa di accogliere ed accontentare tutta la numerosa e danarosa clientela che quotidianamente affolla il lussuoso albergo in cui lavora, sempre in tensione e pronta, con zelante puntigliosità, a far fronte ad ogni stravagante richiesta dell’esigente cliente di turno.

Costretta  suo malgrado ad allontanarsi dal posto di lavoro, durante l’imbarco per un volo che la porterà in Texas, Lisa conosce Jackson Rippner (Cillian Murphy) un affascinante ragazzo con il quale si instaura immediatamente un certo feeling.

Una volta sull’aereo che la porterà a destinazione, la ragazza è piacevolmente sorpresa dal ritrovare sul sedile accanto al suo, proprio Jackson, che sembra alquanto interessato sia lei che al suo lavoro.

Purtroppo il potenziale principe azzurro si rivelerà uno spietato terrorista che la costringerà, minacciandole la famiglia, a rivelare importanti informazioni su uno degli ospiti dell’albergo, un importante uomo politico (Jack Scalia), che sta per diventare il bersaglio di un attentato studiato nei minimi dettagli.

Jackson però non ha calcolato il caso e la sorprendente combattività della ragazza che inizierà una serrata resistenza, allo scopo di rompere le uova nel paniere al folle e determinato attentatore.

Il regista Wes craven ci aveva già dimostrato di conoscere a fondo e di saper ben sfruttare i tempi e meccanismi ansiogeni del thriller, il suo Scream ne è ottima prova, e se si aggiunge che il suo genere prediletto, l’horror, sfrutta abbondantemente queste atmosfere, questo ci dovrebbe tranquillizzare almeno su di un’adeguata impronta visiva nello svolgimento dell’esile trama.

Red Eye sfrutta l’abilità di Craven nell’utilizzare budget molto ridotti e le capacità interpretative di due attori che in questo caso sono perfettamente a loro agio nei rispettivi ruoli, il fascino ambiguo di Cillian Murphy (28 giorni dopo) e la forza espressiva della dolce, ma determinata, Rachel McAdams (State of Play)

Il film ricorda non poco Minuti contati di John Badham, con Johnny Deep, un ben rodato meccanismo ad orologeria che qui viene nobilitato da una regia attenta ad emozionare il pubblico con micro colpi di scena e ingegnose trovate visive.

Un buon thriller, funzionale e coinvolgente, non rimarrà scolpito nella memoria degli spettatori, ma riempirà adeguatamente e con un certo stile, l’intera sua durata, dategli un’occhiata, sicuramente non ci si annoia.

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