Terapia d’urto, recensione

di Pietro Ferraro 1

David Buznick (Adam Sandler) è un creativo pubblicitario mite e pacato, che per l’ennesima volta si vede soffiare il merito di una campagna pubblicitaria dal suo capo, e se questo non bastasse durante un volo aereo David si ritrova a confrontarsi con un bullo per un posto a sedere, un confronto che avrà delle conseguenze disastrose.

David per sbaglio colpirà una hostess finendo prima sotto la custodia di un agente della sicurezza aerea, per poi essere processato e condannato a scontare una pena per tentata aggressione, pena che verrà commutata in una serie di sedute per il controllo dell’aggressività.

La terapia di gruppo presieduta dallo squinternato dr. Buddy Rydell (Jack Nicholson) sarà l’inizio di un incubo, incubo che porterà Rydell a convivere con il suo paziente, impartendogli quotidianamente una serie di lezioni che vedranno tra le altre cose, il povero David costretto ad uscire con un iperattivo patito della rissa, e assistere impotente alla avance del Dr. Rydell nei confronti della sua ragazza, il tutto in un’escalation di situazioni al limite della sopportazione umana.

Insomma una stramba terapia quella del dr. Rydell all’insegna della continua e gratuita provocazione, che però non farà altro che peggiorare le cose, tanto che l’idea di un periodo in prigione sembrerà al disperato David un’alternativa non poi così terribile.

Questo è uno di quei casi in cui due grandi attori non fanno un grande film, e non riescono a nascondere i palesi limiti di uno script senza verve, farcito di gag prevedibili, e con un finale che più scontato non si può.

Il problema del film in realtà non è solo nello script, ma anche nei due protagonisti, o meglio nella mancata alchimia della loro performance. Capita, non sempre due attori con una vis comica tanto peculiare riescono ad amalgamarsi efficacemente sullo schermo, e il sonnolento script non aiuta di certo, enfatizzando così una vistosa mancanza di feeling.

Insomma Terapia d’urto non è certo un pessimo film, ma visto il talento messo in campo ci si aspettavano perlomeno fuochi d’artificio, non certo il fiacco risultato finale visto su schermo, insomma una comedy senza infamia ne lode, con una grande coppia dalle infinite potenzialità sfruttate al minimo sindacale.

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