30 giorni di buio, recensione

di Pietro Ferraro 8

Alaska, la piccola cittadina di Barrow sta per affrontare un mese di oscurità, un appuntamento con cadenza annuale che alcuni dei cittadini affrontano stoicamente, mentre altri, viste anche le temperature proibitive, preferiscono trascorrere altrove, per tornare quando il sole spunterà di nuovo a dare un pò di colore al desolante paesaggio ghiacciato.

Quest’anno però Barrow, e i cittadini che hanno deciso di rimanere, riceveranno  un’inaspettata visita, qualcuno o meglio qualcosa ha deciso di sfruttare questa lunghissima nottata per pasteggiare, si tratta di un branco di famelici vampiri che decideranno di fare un pò di provviste, dissanguando e massacrando i pochi cittadini rimasti.

Toccherà allo sceriffo Ben Oleson (Josh Hartnett) e a sua moglie Stella (Melissa George) resistere all’assedio del branco di letali predatori, che non ha intenzione di lasciare alcun superstite, ma l’alba è troppo lontana e gli uomini al fianco di Oleson troppo spaventati, increduli e spiazzati dall’orrore piombatogli addosso, per aiutarlo in nua missione all’apparenza impossibile:  sopravvivere.

Il regista David Slade (Hard Candy)  e la Ghost House Pictures di Sam Evil dead Raimi adattano per il grande schermo 30 days of night di Steve Niles, suggestiva e cupissima graphic-novel con misteriosi vampiri, una cittadina isolata ed assediata, e naturalmente sangue ad ettolitri.

La tecnica utilizzata da Slade si avvicina per look ed intenti al lavoro fatto da Zack Snyder per il suo 300, colori desaturati con una suggestiva fotografia che tende al bianco e nero, e che sfoggia uno strepitoso contrasto neve/sangue, che su grande schermo regala visivamente molto del fumetto originale.

Il look dei vampiri è una intrigante commistione di suggestioni che ammiccano  visivamente sia ai lupi, questo vale anche per le dinamiche da branco adottate durante l’assalto alla cittadina, sia ad aclcune caratteristiche tipiche dei felini presenti nel make-up, già viste in molti classifci del genere, come ad esempio il cult televisivo Buffy-l’ammazzavampiri.

La pellicola punta sull’action omaggiando il film d’assedio, filone che ha reso famosi registi del calibro di John Carpenter e George A. Romero, non disdegnando ammiccamenti al modaiolo survival-horror, genere che ha fatto la fortuna di molti film e videogames di ultima generazione. Il resto è una suggestiva e glaciale location che amplifica ad hoc dinamiche ansiogene ed  isolamento, nonchè effetti speciali realistici, mai invasivi e ben utilizzati.

Punti deboli della pellicola la mancata caratterizzazione del gruppo di resistenti, sceriffo a parte tutti tagliati con l’accetta, ed un finale scontato e un pò tirato via. Detto ciò 30 giorni di buio resta un dignitoso vampire-movie che non deluderà sicuramente i cultori del genere, e che potrebbe interessare anche a chi cerca un action dal contenuto diciamo alternativo.

Commenti (8)

  1. ..condivido sulla suggestione grafica/scenografica che il film tende a dare e lo spettatore a subire come se fosse un gran bel packaging (oltretutto un mix sulla scia di film originali), ma una volta scartato l’involucro il prodotto è davvero scarso. L’interpretazione si tiene sulla decenza senza mai dare allo spettatore un senso diverso da quello della finzione. Dialoghi stereotipati, cos’ha di nuovo o di interessante? Risponde l’alaska che si va a rappresentare, un alaska senza motivo, fredda e desolata. Davvero pochi gli aspetti incisivi. Come action è semplicemente ridicolo invece.

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