Blade Runner-The Final Cut, recensione

di Pietro Ferraro 4

Un gruppo di replicanti ribelli capeggiati dal carismatico Roy Batty (Rutger Hauer) fugge dalle colonie extramondo intenzionato a tornare sulla terra e rintracciare la fabbrica di provenienza, dove una volta penetrati potranno modificare la loro programmazione, che include come sistema di sicurezza un periodo di funzionamento limitato che li porterebbe in breve tempo a disattivarsi.

L’incursione nella fabbrica della Tyrell Corporation fallisce, due di loro verranno catturati e uno commetterà un omicidio proprio negli uffici della società durante un controllo per rintracciare eventuali replicanti infiltrati tra il personale. E’ a questo punto che il capitano della squadra Blade Runner richiamerà in servizio Deckard (Harrison Ford) uno dei cacciatori di replicanti più abili. costringendolo a svolgere un ultimo recupero.

Inizierà così l’investigazione di Deckard che seguirà le tracce lasciate da Batty, che nel frattempo intenzionato a non subire passivamente la sua disattivazione seminerà cadaveri con lo scopo di raggiungere direttamente la fonte del dilemma che lo tormenta, il suo creatore e padre, il dr. Tyrell.

Il regista Ridley Scott dopo l’esordio storico con I duellanti e dopo aver miscelato suggestioni da thriller con il fanta-horror nell’ansiogeno cult Alien, torna a cimentarsi con la fantascienza e a miscelarla stavolta con il noir, ispirandosi ad un romanzo di  Philip K. Dick  Do Androids Dream of Electric Sheep? edito in Italia prima con il titolo Cacciatore di Androidi, poi con l’ammiccante Blade Runner e infine con il letterale Ma gli androidi sognano pecore elettriche?.

Blade Runner rappresenta un punto di svolta ed un capolavoro assoluto per quanto riguarda la fantascienza da grande schermo, Scott innova i canoni estetici del genere, ammiccando ai film noir e al genere Hard Boiled, con una sovraffollata, claustrofobica e decadente Los Angeles calata in una notte perenne e piovosa, con fumose centrali di polizia, ambigui locali notturni, con protagonista un detective tormentato, una splendida femme fatale, e un villain di raro spessore.

Scott non si limita a questo, nel suo versatile meltin-pot immaginifico di generi e suggestioni costruisce uno scenario che ritroveremo ampliato e ulteriormente arricchito in svariate opere e movimenti letterari che negli anni’80 contamineranno creativamente la fantascienza classica, vedi il genere cyberpunk con le opere di William Gibson e il Robocop di Verhoeven e nel decennio successivo in film come Johnny Mnemonic e la serie di manga, anime e romanzi Ghost in the shell di Masamune Shirow in cui si esplora una società in cui il confine tra uomo e macchina è sempre piu labile.

Dopo la versione uscita nelle sale nel 1982, dieci anni dopo esce un’ulteriore versione Director’s cut voluta da Scott che oltre ad un nuovo montaggio fruisce di un finale alternativo e lascia aperta la possibilità  che lo stesso Deckard sia un replicante, mentre la successiva edizione Final cut del 2007, in termini di narrazione  praticamente identica, se non per pochi dettagli alla precedente versione, oltre a sfoggiare una splendida conversione in alta definizione grazie al doppio formato HD/Blu-ray, fruisce anche di una sostanziosa ripulitura di difetti ed errori tecnici presenti nella versione originale, nonchè come extra dell’interessante documentario Dangerous days: la realizzazione di Blade Runner.

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