B-cult, Necronomicon

di Pietro Ferraro Commenta

Oggi per lo spazio dedicato ai B-movies da riscoprire, ripeschiamo suggestioni lovercraftiane grazie ad una delle molte pellicole che il regista e produttore Brian Yuzna nella sua lunga filmografia horror a dedicato all’autore di Providence, capace di creare un suggestivo universo popolato da ataviche mostruosità oltre l’umana percezione, che troppo spesso su grande schermo non hanno avuto gran fortuna.

Nel 1993 reduce dal terzo capitolo apocrifo de La notte dei morti viventi e a quattro anni da Re-Animator 2 sequel anch’esso ispirato a Lovecraft, Yuzna si unisce ad altri due registi, il francese Christophe Gans (Il patto dei lupi) di cui nel ’95 Yuzna produrrà il debutto Cryng Freeman e il giapponese Shusuke Kaneko, noto per la serie di monster-movies con protagonista la tartaruga gigante Gamera e regista della trasposizione live-action del manga/anime Death Note, per realizzare insieme Necronomicon, film ad episodi ispirato all’immaginario di H.P.Lovecraft.

I tre episodi della pellicola The Drowned, The Cold e The Whispers diretti rispettivamente da Gans, Kaneko e Yuzna sono basati su altrettanti racconti brevi dell’autore americano e grazie ad un’atmosfera che rispetta appieno l’elemento gotico supportato da alcuni effetti speciali di buona fattura, il film riesce nel suo complesso a cogliere parte dell’atmosfera regalata dai racconti originali, anche se il budget limitato e alcune incertezze in fase di scrittura lasciano intravedere qualche ingenuità di troppo.

L’incipit del film vede l’attore Jeffrey Combs, memorabile Herbert West della trilogia Re-Animator, impersonare lo scrittore Lovecraft che rintracciata una copia del libro dei morti, il famigerato Necronomicon ne legge alcuni stralci  introducendo di volta in volta lo spettatore agli episodi del film.

Da rivalutare perchè: ambizioso ed imperfetto, il film di Yuzna e colleghi è comunque figlio di una grande passione per Lovecraft che si percepisce nell’intento di volerlo omaggiare e soprattutto rispettarne per quanto possibile l’immaginario.

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