Il patto dei lupi, recensione

di Pietro Ferraro 4

Dopo un prologo ambientato durante la Rivoluzione francese che vede una Parigi in preda ai tumulti e alle decapitazioni di piazza, un nobile è intento a scrivere le sue memorie dove racconta di alcuni efferati e misteriosi omicidi avvenuti nel 1766 e che hanno terrorizzato la provincia francese di Gèuvadan per tre anni con la morte di oltre un centinaio di persone.

Sembra che ad assalire i viandanti e gli abitanti dei villaggi sia una bestia, forse un gigantesco lupo che neanche il più esperto dei cacciatori è riuscito a catturare, l’animale colpisce e poi scompare misteriosamente senza lasciare alcuna traccia di sè, così strane storie di mostruosità dall’aspetto demoniaco cominciano a circolare tra gli abitanti della zona e il panico rischia di prendere il sopravvento sulla popolazione.

Ad indagare sul caso verrà inviato da Parigi Gregoire de Fronsac (Samuel Le Bihan) cavaliere e tassidermista reale al sevizio di re Luigi XV accompagnato dal suo servitore il misterioso Mohawk Iroquois Mani (Mark Dacascos). Giunti sul luogo i due si scontreranno con la prepotenza dei nobili locali, scopriranno un complotto e riveleranno la natura tutt’altro che demoniaca di quella che ormai è tristermente nota come la bestia del Géuvadan.

Il talentuoso regista francese Christophe Gans, all’attivo una discreta trasposizione del videogame-horror Silent Hill e il suggestivo adattamento del manga Crying Freeman, si ispira al libro L’innocence des loups dello zoologo francese Michel Luis che rivisita la storia vera di una serie di aggressioni avvenute tra il 1764 e il 1767 nella Francia meridionale.

Gans confeziona un fascinoso ibrido in celluloide dall’immersiva ambientazione con un cast in parte e un’intrigante miscela di mistery e horror, suggestioni da graphic-novel che ritroviamo anche nei fumettosi effetti speciali a cui si aggiunge una gradevole dose di gore che trasforma il film in una via di mezzo tra il racconto in costume e la fiaba dark con tanto di fase investigativa ed elementi tipici di molti film a tematica complottista.

Il patto dei lupi grazie alla provenienza europea mantiene un fascino molto particolare che lo differenzia considerevolmente dai consueti prodotti fantasy made in USA, Gans non rinuncia ad inserire nei suoi lavori elementi da B-movie, categoria di cui il regista è grande estimatore e che gli permette di trattare con efficacia il cinema di genere.

Note di produzione: nel cast anche Monica Bellucci e il marito Vincent Cassel, Mark Dacascos ha già collaborato con Gans come protagonista del suo cinemanga Crying Freeman, Gans è un estimatore del cinema di genere italiano, tra i suoi registi preferiti ci sono Riccardo Freda e Mario Bava.

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