Cado dalle nubi, recensione

Checco (Checco Zalone) è un tipico ragazzo meridionale con un sogno nel cassetto, sfondare nel mondo dello spettacolo, che vive in provincia e sta con una ragazza che finirà per mollarlo perchè troppo sognatore.
Così zaino in spalla carico di speranze e un credo da talent show che ignora volutamente il famoso Uno su mille ce la fa di morandiana memoria, Checco lascia lascia la sua Polignano a mare per raggiungere la tentacolare Milano ospitato da suo cugino Alfredo (Dino Abbrescia) che vive con il compagno Manolo (Fabio Troiano).
Checco a Milano incontrerà la bella Marika (Giulia Michelini), affronterà i prregiudizi dei genitori di lei, darà alezioni di chitarra a ragazzi difficili e perseguirà il suo sogno inanellando una serie imbarazzante di rifiuti, e proprio quando starà per mollare, un discografico lo convicerà a non desistere.
La peculiarità del Checco Zalone televisivo è una certa intelligenza e spudoratezza nel mettere alla berlina grandi miti musicali coinvolgendoli in un esilarante gioco al massacro, sempre sopra le righe, ma dotato di un certo stile che gli permette di unire un utilizzo sgrammaticato della lingua italiana ad una sorprendente preparazione musicale, dando vita ad esilaranti ed estemporanee hit tra la filastrocca pecoreccia e la ricercata parodia pop.
Materiale che ne fa un intrigante oggetto anomalo da cabaret televisivo, che va oltre il menù fisso a base di monologhi e tormentoni alla Zelig e lo differenzia da una certa comicità infantile e fracassona da fast food che ha lanciato fenomeni come I fichi d’india o Enzo Salvi alias Er cipolla divenuti materiale da cinepanettone.
Così dopo aver sconfinato dal palcoscenico di Zelig per uno show tutto suo, inciso una hit tormentone sul calcio e calciopoli, eccolo pronto a debuttare sul grande schermo con l’inseparabile amico e co-autore, qui anche in veste di regista, Gennaro Nunziante.
Con Cado dalle nubi Zalone non punta a strafare, non fa l’errore del primo Panariello con una sequela di sketch dal sapore televisivo, ammicca ai musicarelli di Nino D’Angelo, mettendo in campo tutta una serie di stereotipi made in Italy politicamente scorretti, che fanno centro dove tanta blasonata satira ha miseramente fallito.
Irriverente, tamarro e gigione, senza mai prendersi troppo sul serio Zalone ci regala cento minuti di buonumore che non deluderanno ne i suoi fan, ne chi cerca una simpatica commedia italiana scacciapensieri in cui per una volta si ride sul serio.
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