Jeremy Renner scherza con Chris Evans sull’incidente

Mentre continua il suo recupero, Jeremy Renner scherza con il collega attore Marvel Chris Evans sul suo traumatico incidente con il gatto delle nevi. Renner è meglio conosciuto da molti per il suo ruolo di Occhio di Falco nell’MCU, apparendo in film di successo come Avengers: Infinity War e Avengers: Endgame, oltre al suo show Disney+, Occhio di Falco, nel 2021. All’inizio di questo mese, nel giorno di Capodanno, Renner è stato coinvolto in un incidente molto grave vicino a casa sua a Reno, in Nevada, in cui è stato investito dal suo gatto delle nevi mentre cercava di aiutare un veicolo bloccato.

Dopo aver recentemente rivelato di essere tornato a casa dall’ospedale, Renner dimostra ancora una volta di essere di buon umore dopo l’incidente con un recente scambio su Twitter con Evans. L’ex attore di Capitan America chiede scherzosamente delle condizioni del gatto delle nevi di Renner in risposta a un post dell’attore sul suo processo di recupero a casa. Renner quindi risponde, dicendo che il veicolo potrebbe consumare benzina. Nonostante le loro battute sul veicolo che ha schiacciato Renner, i due attori hanno chiaramente molto amore l’uno per l’altro, cosa che rendono evidente nei loro tweet.

Dopo essere stato schiacciato dal gatto delle nevi, che secondo quanto riferito pesa più di 6 tonnellate, Renner è stato trasportato in aereo in un ospedale locale. Il lato destro del torace dell’attore è stato schiacciato, il che gli ha provocato un’estrema difficoltà respiratoria, insieme a gravi lesioni ortopediche e traumi alla testa e all’addome. Quando questi ulteriori dettagli sono venuti alla luce nei giorni e nelle settimane successivi all’incidente del gatto delle nevi di Renner, è diventato sempre più chiaro che è incredibilmente fortunato ad essere sopravvissuto. Nello stesso post su Twitter a cui Evans ha risposto, Renner ha rivelato ulteriormente l’entità delle sue ferite, affermando di aver rotto più di 30 ossa in totale.

Renner non ha dato ulteriori dettagli sulle ferite che ha subito dall’incidente con il gatto delle nevi e quanto tempo ci vorrà per riprendersi completamente, ma, per ora, sembra che abbia una lunga strada davanti a sé. Per fortuna, tuttavia, fan e colleghi continuano a inviare messaggi sinceri all’attore e gli augurano il meglio. Anche se non sembra che Renner brandirà di nuovo l’arco e le frecce di Occhio di Falco molto presto, l’attore sta evidentemente mantenendo alto il morale mentre il suo corpo guarisce dalla comodità della propria casa.

Avatar 2: aperti botteghini e nuovo trailer

Se chiedeste a James Cameron, regista di Avatar 2 la via dell’acqua quanto è costato il suo film, come risposta avrete sicuramente “dannatamente costoso!” Sì, perché per eguagliare quantomeno i costi di produzione la pellicola dovrebbe raggiungere almeno i 2bilioni di dollari. Se dunque volete aiutare Cameron a ‘recuperare i soldi’ potete farlo da oggi perché sono stati già aperti i pre-ordini dei biglietti per l’uscita prevista il 14 dicembre. La battuta del recuperare la spesa era lecita, ma alla fine sappiamo che questo film sarà come già accaduto al predecessore, tanto amato dai fan (che non sono pochi) quanto odiato da chi non perderà mai la verve di fare battute al riguardo.

È arrivato il terzo e ultimo trailer, che anticipa l’epico assalto della RDA al clan Metkayina. Un sequel del film di maggior incasso di tutti i tempi, La Via Dell’Acqua è scritto e diretto ancora una volta da James Cameron, ambientato più di un decennio dopo l’originale Avatar, e segue la famiglia Na’vi di Jake e Neytiri mentre si proteggono da i vari pericoli su Pandora. Avatar: La via Dell’acqua ha già ricevuto due trailer che anticipano la straordinaria azione subacquea del sequel. Con l’apertura delle prevendite possiamo guardare anche il terzo trailer, aumentando esponenzialmente l’hype di chi lo aspetta ormai da tanti anni. Questa settimana, durante il Monday Night Football, è stato rilasciato il terzo e ultimo trailer di Avatar La Via Dell’acqua, successivamente condiviso dal canale YouTube ufficiale di Avatar. Il trailer offre un ultimo sguardo completo all’attesissimo sequel prima che arrivi nelle sale il mese prossimo, il 16 dicembre. Guarda il trailer qui sotto:

Fin dai primi giorni della campagna di marketing di Avatar: la via dell’acqua, era chiaro che il sequel di Cameron era incentrato su due concetti principali: l’acqua e la famiglia. Le straordinarie riprese subacquee del sequel, per la quale Cameron e la sua compagnia hanno dedicato molto tempo allo sviluppo di nuove tecnologie (diciamo pure troppo ma dai trailer pare che il tempo sia stato EGREGIAMENTE speso), si puà vedere pienamente nel trailer finale, così come i temi della famiglia nel film, che saranno la forza trainante del conflitto. Con Avatar: il trailer finale de La Via Dell’acqua che fa il suo ultimo annuncio al pubblico prima dell’uscita prevista il 14 dicembre in Europa anticipata di due giorni rispetto agli Stati Uniti prevista il 16. Ora non resta che tenere a bada la pazienza che seppur sia stata presente negli anni, quasi anche svanita, adesso si è riaccesa a pieno regime e scalcia.

 

Cinema Metropolitan Roma, Regione Lazio dice no

Ancora un no per il cinema Metropolitan di Roma. Dopo anni di attesa e di lungaggini burocratiche, questa sala storica nel centro di Roma subisce l’ennesimo diniego a una riqualificazione volta a riportare la cultura protagonista di un quartiere che l’aspetta a braccia aperte.

Gaspard Ulliel: muore accidentalmente sulla pista da sci

Gaspard Ulliel
Gaspard Ulliel: muore sulla pista da sci

Gaspard Ulliel, è morto: l’attore francese, è stato coinvolto in un incidente su una pista da sci, a Resieres nel sud della Francia. Stando alle indagini, l’attore si sarebbe scontrato con un altro sciatore all’incrocio di una pista. La velocità e l’impatto sono state fatali per il giovane trentasettenne francese. I soccorsi, sono stati immediati, ma le condizioni di Gaspard Ulliel erano estremamente gravi. E’ stato trasportato all’ospedale universitario di Grenoble, dove l’equipe medica ha provato a salvargli la vita, senza riuscirci. Sulla dinamica dell’incidente ora si prova ad indagare per capire come è effettivamente avvenuto, e se era possibile evitarlo.

 

Il presidente del Consiglio francese, Jean Castex, ha reso omaggio all’attore con un messaggio che ha postato sui social, nel quale lo ricorda come un grande attore francese, una carriera brillante, un grande amore per il cinema. Di Gaspard Ulliel, si ricorda lo sguardo sicuro, il suo sorriso timido, la sua serietà. Moltissimi colleghi, si sono uniti per esprimere il loro dolore per a perdita di una giovane stella del cinema francese. Dolan, in particolare, il regista che lo ha diretto nel film “E’ solo la fine del mondo”, esprime il suo cordoglio, dichiarandosi incredulo dinanzi alla fragilità della vita. Nel suo messaggio, dettagli e particolari dell’attore francese: cicatrici, sorriso, sguardo; tante particolarità che hanno reso unica la persona anche agli occhi di chi ha lavorato con lui.

 

Figlio di una famiglia semplice, Gaspard Ulliel, si è avvicinato al cinema all’età di 19 anni: “Un femme blanc” è stato il suo primo lavoro, a seguito del quale, l’attore, ha deciso di iscriversi ad una scuola di cinema. E’ stato Yves Saint Laurent, e poi il protagonista del film di Xaveier Dolan, volto di Bleu de Chanel. Ha fatto parte del film Hannibal Lecter, e Una diga sul Pacifico e tantissimi altri lavori che gli hanno attestato un successo meritato, tra cui, l’ultima serie dei Marvel. Ha vinto due Cesar ed è stato sempre considerato un attore di successo con una carriera brillante davanti a sé. Il mondo del cinema francese, e del cinema internazionale è in lutto da due giorni, per questa gravissima perdita.

Gaspard Ulliel, lascia una famiglia, anzi due: una compagna, Gaelle Pietri, da cui ha avuto un figlio; note le sue relazioni con Charlotte Casiraghi e Cecile Cassel. L’attore ha inoltre una sorella minore. Il mondo del cinema, perde una stella promettente e una grande persona.

 

 

Addio a Lina Wertmuller, un pezzo della storia del cinema italiano

Lina Wertmuller
E’ morta la regista italiana Lina Wertmuller

Oggi, nella Chiesa degli Artisti, a Roma, si sono svolti i funerali di Lina Wertmuller: la regista, si è spenta nella notte dello scorso nove dicembre. La sua vita, è stata completa e piena. Una carriera brillante, ricca di picchi altissimi, in cui la regista ha mostrato la sua capacità di guardare oltre la macchina da presa. Una vita bella, in cui è riuscita a superare le barriere architettoniche imposte dalla società. Lei stessa raccontò in un’intervista, di aver picchiato duro, sempre, per raggiungere il successo. Lina Wertmuller, era figlia di un avvocato lucano con lontane origini svizzere, e madre romana. Cresciuta nella capitale, ha lavorato come burattinaia, durante il periodo in cui studiava cinema, per poi trasferirsi a Cinecittà. Attraverso l’amicizia con Flora Carabella, moglie di Mastroianni, conosce Fellini, e collabora alla regia del fil “La Dolce Vita”.

 

La sua determinazione e la sua intraprendenza le hanno aperto le porte di lavori importanti, come il format Di Canzonissima dove crea il personaggio maschile di Giamburrasca per Rita Pavone, e di diversi altri lavori cinematografici per il piccolo ed il grande schermo. Collabora con Mastroianni, con Dino Risi, con Visconti e Zeffirelli; ruba dai maestri i più piccoli segreti, riformulando le tecniche registiche con sapienza e intelligenza, quelle stesse che le hanno permesso di firmare la regia di grandi opere filmiche, come “Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto” e “Mimi metallurgico ferito nell’onore”, “Pasqualino settebellezze”.

 

In particolare per quest’ultimo film, Lina Wertmuller è stata candidata a tre Oscar, per la regia, per la sceneggiatura e per il miglior film straniero. E’ stata la prima volta per una donna regista italiana, nessuno, prima di lei, aveva ricevuto una candidatura all’Oscar. Nel 2020, ha ricevuto l’Oscar alla carriera ed è stata acclamata in Senato, tra applausi scroscianti e profonda commozione.

Altri film importanti firmati dalla regista, sono stati: “Peperoni ripieni e pesci in faccia”, “Sotto sotto, strapazzato da anomala passione”, “La fine del mondo nel nostro solito letto in una notte piena di pioggia”

“Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e politica”.

 

Lina Wertmuller, è stata una donna d’avanguardia, una regista di spessore, che ha firmato capolavori che sono diventate pietre miliari della storia del cinema. La ricordano con affetto, Giancarlo Giannini e Rita Pavone, presenti ai funerali, che hanno salutato la loro regista e amica. Lina Wertmuller lascia il mondo terreno, ma lascia anche un mondo pieno delle sue opere che saranno ricordate per sempre.

Dress code per ristoratori: come sceglierlo?

All’interno di un ristorante il personale dovrebbe sempre rispettare un dress code: la divisa o comunque gli abiti indossati dai camerieri così come quelli di chi lavora in cucina rappresentano infatti un vero e proprio biglietto da visita. Non solo: anche se spesso questo aspetto viene sottovalutato, bisogna ricordare che esistono delle norme specifiche per i ristoratori in merito al dress code, che ha anche il compito di garantire il rispetto delle norme igieniche. Quest’ultimo aspetto in realtà riguarda esclusivamente il personale che lavora in cucina: i camerieri hanno una maggiore libertà a tal proposito. Ciò però non significa che si possano vestire come vogliono, perché il rischio è quello di compromettere l’immagine del locale.

Cuoco all opera - consulente immagine

Per questo motivo, molti ristoratori si affidano oggi ad un consulente d’immagine: professionista il cui compito è proprio quello di fornire utili consigli sull’abbigliamento più adeguato nei vari contesti. Il consulente d’immagine è sempre più richiesto nell’ambito della ristorazione, proprio perché la divisa dei camerieri incide in modo significativo sulla reputazione dell’intero locale.

Come si dovrebbe vestire il personale di sala

Vediamo dunque alcuni utili consigli per i ristoratori, che si trovano in difficoltà nel trovare la giusta divisa per il personale di sale e nell’impostare un dress code che sia adeguato al proprio locale.

Divisa unica per tutti i camerieri

Innanzitutto, sarebbe sempre importante che tutti i camerieri ed il personale di sala in un ristorante avesse un’unica divisa. Questo consente infatti ai dipendenti di distinguersi dai clienti e di essere riconoscibili nell’immediato. Non solo: una divisa condivisa da tutto il personale trasmette anche maggiore professionalità e dunque contribuisce a migliorare in generale l’immagine del locale.

Abiti in sintonia con lo stile del locale

Un altro aspetto molto importante, che purtroppo spesso e volentieri viene trascurato, riguarda lo stile degli abiti indossati dal personale. Questi dovrebbero sempre essere in sintonia con gli arredi e con la tipologia di ristorante, in modo da non apparire fuori luogo e non stonare. In un locale di pregio ed esclusivo ad esempio i camerieri dovrebbero indossare degli abiti eleganti e ricercati. Al contrario, in un agriturismo il personale non deve vestire in modo eccessivamente chic perché apparirebbe del tutto fuori luogo e farebbe sentire i clienti a disagio. Ciò non significa che i camerieri in questi casi debbano essere trascurati, ma più casual sicuramente.

Cura ed igiene si trasmettono anche dai dettagli

È importante ricordare inoltre che il personale di sale, sebbene non debba rispettare delle norme specifiche in fatto di igiene, dovrebbe comunque apparire sempre curato e trasmettere un senso di ordine e pulizia. Le donne ad esempio non sono costrette ad indossare dei copricapo ma è buona norma che tengano i capelli legati, in modo da evitare il rischio di contaminare i piatti. Sempre le cameriere non dovrebbero inoltre sfoggiare un make up eccessivamente pesante, ma piuttosto un trucco leggero e naturale.

Trovare il giusto dress code per il personale di sala è un compito spesso arduo per un ristoratore, in quanto gli aspetti da considerare sono diversi. Per questo conviene affidarsi ad un professionista, che sicuramente è in grado di fornire i consigli giusti per non commettere errori.

Il blocco del Metropolitan: stop scandaloso dalla Regione Lazio

Nonostante l’approvazione del Consiglio comunale, prima, e un mare di pareri favorevoli, poi, il Metropolitan resta chiuso. Il vicedirettore de Il Tempo Francesco Storace, in un articolo delle ultime ore, si sfoga. Lo definisce un blocco/sabotaggio da parte dell’ente guidato da Zingaretti contro il prestigioso cinema del centro storico di Roma in via del Corso.

Nonostante tutte le chiacchiere sulla bellezza e cultura di Roma, quando si tratta di interessi e scontri politici, tutto viene messo da parte. Pare che il blocco del Metropolitan e lo stop scandaloso della Regione Lazio dipendano da una sorta di guerra tra Nicola Zingaretti e Virginia Raggi.

Chi ha deciso il blocco? Chi, dopo che un privato ha investito 7 milioni di euro per la riapertura di 3 sale cinematografiche, ha congelato l’investimento e sta per mandare in fumo 60 posti di lavoro?

La storia del Metropolitan prima dello stop scandaloso della Regione Lazio

Il Metropolitan, nato nel 1909 come grande magazzino in via del Corso (angolo con Piazza del Popolo), diventa nel 1911 Cinema Teatro Americano. Nel 1948 viene rinominato Metropolitan, poi entra in crisi come tante altre sale di Roma.

Nel 2000 è stato demolito, mentre nel 2010 è stato dismesso.

Un privato, nel 2012, decide di investire un’ingente somma in nome dello sviluppo e della cultura. Si tratta di DM Europa che propone spazi per cinema ed uffici: recupera una sala del Metropolitan ed investe 7 milioni di euro per riqualificare Apollo e Airone, due cinema comunali, prevedendo ben 60 posti di lavoro. Tutto questo per vedersi congelare di colpo l’investimento dalla Regione Lazio.

Metropolitan: tutti d’accordo per la riconversione, poi il blocco della Regione

La storia del Metropolitan, fermo da più di 10 anni, va raccontata. Chi ha deciso per il blocco/boicottaggio del cinema va svergognato. Così si sfoga il vicedirettore de Il Tempo.

Tanti pareri favorevoli per il riutilizzo del cinema, tra cui quelli del Ministero dei Beni culturali, primo municipio, sovrintendenza beni architettonici e paesaggistici del Comune, direzione regionale per i beni culturali.

Il 23 luglio 2019, il Consiglio comunale ha approvato la proposta di riconversione del Metropolitan. In seguito, a settembre 2020, la Regione Lazio ha annunciato pareri favorevoli all’unanimità da più parti: dipartimenti e aree regionali, urbanistica, tutela del territorio e ambientale, sviluppo economico, ecc. Tutti d’accordo con proposte di prescrizione e raccomandazione.

Il Comune ha scritto alla Regione Lazio per l’accordo di programma. Al centralino di Zingaretti nessuno risponde. Il 21 gennaio 2021, il Comune decide di proporre alla Regione direttamente lo schema di accordo di programma. Tutto tace. La Regione Lazio di colpo ci ripensa, non vuole più saperne. Il Tempo considera inspiegabile la mancata autorizzazione di Zingaretti.

Chi vuole il blocco del Metropolitan? E perché?

Chi intende mandare in fumo 7 milioni di investimento per la riapertura e riqualificazione di 3 sale cinematografiche? Chi sta facendo saltare 60 posti di lavoro?

Perché sabotare il progetto Metropolitan?

E, ancora, perché la Regione Lazio non ha messo i paletti subito, durante la conferenza dei servizi, anziché sabotare dopo che tutto si era concluso positivamente?

C’è in atto un scontro di interessi politici contrapposti?

Qualcuno nell’ambito della politica o della magistratura farà queste domande alla Regione Lazio?

Zingaretti resta in silenzio, lui va solo al cinema Piccolo America.

Qualcuno, prima o poi, dovrà dare una risposta. Ci uniamo alle parole di Francesco Storace: non si può bloccare un pezzo di cultura cinematografica come il Metropolitan fermo da oltre 10 anni.

Roberto Benigni premiato con il Leone d’oro a Venezia

È inutile mettere sempre in evidenza come viviamo in un mondo in cui la tecnologia la fa da padrona. Infatti, ci sono numerose piattaforme e portali che offrono la possibilità di collegarsi in un battito di ciglia a enormi database, sia in riferimento a canzoni che a serie tv oppure film. Il mondo dell’intrattenimento, anche per chi gioca online seguendo una guida casino, è cambiato notevolmente, anche perché offre la possibilità di riscoprire alcuni capolavori di qualche decennio fa, offrendoli praticamente a portata di “click” con il mouse del pc o di “tap” con il proprio device mobile.

Roberto Benigni
Roberto Benigni

La serie TV Noi, I Ragazzi Dello Zoo Di Berlino arriva su Amazon Prime Video

Noi, I Ragazzi Dello Zoo Di Berlino arriva su Amazon Prime Video ed è già una delle novità più attese dell’anno. Lo storico romanzo di Christiane F diventato poi un film cult di Uli Edel uscito nelle sale nel 1981.

Regista e produrre esecutivo è Philipp Kadelbach che ha ripreso la storia originale per riproporla in otto puntate per Amazon Original. La serie TV sarà disponibile a partire dal 7 maggio 2021.

Al centro della trama c’è la giovane Christiane, immersa nella giunga della parte ovest di Berlino insieme al suo gruppo di amici. La spensieratezza e la ricerca di un orizzonte spalancherà per loro l’inferno della droga e della prostituzione. Philipp Kadelbach sceglie attori anagraficamente più grandi rispetto al libro e offre alla visione un concentrato di musica e colori psichedelici per riproporre esattamente l’atmosfera degli anni ’70.

Noi, I Ragazzi Dello Zoo Di Berlino sarà disponibile su Amazon Prime Video in 19 Paesi. Non mancano le prime polemiche da parte di chi considera inutile una serie TV su un film e un libro già capolavori. Georgia Brown di Amazon Studios ha dichiarato:

Pubblicato in più di 30 paesi e tradotto in più di 20 lingue, Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino è una proprietà intellettuale senza tempo che conta molti fan in tutto il mondo. Nel reinterpretare questa storia provocatoria, Constantin Television, Philip Kadelbach e Annette Hess hanno lavorato duramente per renderla rilevante per un pubblico contemporaneo pur mantenendo l’essenza originale del libro e dei suoi personaggi. Sono felice che possiamo portare questa storia ai clienti Prime di molti paesi nel mondo.

Come tutti ricordiamo, il romanzo che ha ispirato il film e (ora) la serie TV riprende le memorie dell’autrice confessate ai giornalisti Kai Hermann e Horst Rieck, uno spaccato della gioventù della Germania occidentale di cui si sentiva una certa urgenza narrativa.

Christiane F è ancora oggi un’autrice di riferimento della letteratura contemporanea, che grazie alle sue memorie risvegliò le coscienze e raccontò dal basso la perdizione e le terribili conseguenze della guerra fredda. Epicentro del terremoto esistenziale sarà la discoteca Sound che allora veniva definita “la più moderna discoteca d’Europa”, sita nel quartiere Tiergarten nonché teatro di spaccio di eroinaprostituzione minorile.

Noi, I Ragazzi Dello Zoo Di Berlino nella nuova versione in 8 puntate potrebbe essere un monito per le nuove generazioni abituate alle serie TV e poco avvezze ai lungometraggi: attendiamo il 7 maggio 2021 per una recensione su questi canali.

Paper Lives, la crudeltà della solitudine – Recensione

Paper Lives è quel film che senti già tuo dalle prime immagini. Ti accorgerai, procedendo con la visione, che non potrai fare a meno di perdere il respiro insieme a Mehmet e Ali, che nonostante i momenti di gioia scoperti insieme di scena in scena, ti preparano a qualcosa di terribile e inaspettato.

Mehmet, infatti, è il fortunato mendicante che mentre cerca il tesoro trova un amico. Ali è quel tesoro di amico, in una Istanbul ostile e povera, in cui la parola d’ordine è sopravvivere. Il piccolo compare dal nulla in un secchio della spazzatura ed entrerà quasi con prepotenza nella vita di Mehmet, che in quell’innocenza troverà la sua ragione di vita.

Paper Lives è un racconto sull’amore e sull’ossessione, sulla sete di affetto e sulla dipendenza emotiva. Perché sì, Mehmet scoprirà di avere così tanto amore da dare al suo piccolo amico che tutto diverrà distorto, sbilanciato verso la nuova creatura di una vita che sembrava andare in una sola direzione.

Il bisogno di riempire Ali di tutte le gioie che Mehmet non ha avuto in vita porterà quest’ultimo al ridimensionamento drastico delle sue priorità e delle sue relazioni. Non solo Mehmet, ma anche il suo gruppo di amici troverà in Ali il baricentro. Mehmet, inoltre, è stato abbandonato da sua madre e per questo vede nel ragazzino un’occasione di riscatto, la possibilità di valere davvero qualcosa e uscire dalla routine della vita da strada.

C’è di più: Mehmet ha bisogno di un trapianto di un rene, e la sua sofferenza diventa ora benzina e ora incudine, in un’altalena di emozioni che trovano equilibrio, a quanto pare, quando arriva Ali.

Con questi piccoli ma enormi universi il regista Can Ulkay ci racconta le terribili conseguenze della sindrome dell’abbandono, del mancato affetto da parte dei genitori e la bellezza dell’amicizia, un amore incondizionato che unisce le anime a prescindere dall’età e dal percorso. I momenti di tensione costellano l’intero film, che dispiega le sue ali fino al finale inaspettato, la rivelazione più crudele che l’esistenza possa nascondere.

Paper Lives è un film terribilmente vero e crudo, in grado di angosciare, divertire, commuovere e far male anche grazie alla straordinaria interpretazione dei protagonisti. Grazie a questo film nascono numerose riflessioni sulla famiglia e sull’empatia: Paper Lives, per molti aspetti, è anche in grado di farci sentire in colpa e di farci mettere in discussione mentre siamo al sicuro nel nostro mondo.

La Ragazza D’Autunno di Kantemir Balagov – Recensione

De La Ragazza D’Autunno di Kantemir Balagov ricordiamo essenzialmente il colpo d’occhio: il verde è il colore dominante. Lo troviamo nella carta da parati, nelle suppellettili e nella vernice, ma anche nei piccoli dettagli come gli indumenti e lo stato d’animo.

Verde come un prato che non c’è: nella Leningrado del 1945 la Seconda Guerra Mondiale è finita ma la belva nazista ha lasciato un lungo strascico di desolazione e distruzione. La città è devastata, ci sono guardie lungo le strade, feriti nel lazzaretto e donne smarrite. Tra queste troviamo IyaMasha. La prima è alta, ha continui blocchi emotivi per via di un disturbo da stress che è diretta conseguenza della guerra.

La seconda è apparentemente più presente, ma disturbata da una rabbia repressa dovuta alla terribile esperienza al fronte. Pashka, suo figlio, è stato affidato a Iya ma il bambino muore mentre Masha non è con lui. Lei, travolta e furiosa per il dolore, ordina a Iya di rimediare.

Il micromondo di Iya e Masha è folle e disordinato: in nessun momento della trama è possibile trovare ossigeno: chi guarda La Ragazza D’Autunno di Kantemir Balagov si ritrova in un labirinto di desolazione e degrado, combatte insieme alle due protagoniste per non morire di fame e freddo, e soprattutto per non farsi mordere dal mondo che là fuori è ancora troppo ostile per parlare di pace e normalità.

Ciò rotea intorno a loro è una normalità che non fa breccia. C’è un medico che potrebbe salvare Iya dal senso di colpa, c’è un ragazzo che potrebbe salvare Masha dalla solitudine, ma nella loro mente insistono le macerie di una vita distrutta. Non mancano momenti di speranza, come quel siparietto saffico tra le due donne che si perdono nelle loro orbite e ritornano, dopo alcuni tentativi di passione, nel loro inferno.

C’è quel vestito, poi, che Masha indossa quando sta per far svoltare la sua vita e in esso si rifugia per darsi un tono di stile, pulizia e ordinarietà ma non farà colpo, nemmeno questa volta, su quel mondo che ancora una volta sarà troppo ostile per accoglierla.

La Ragazza D’Autunno di Kantemir Balagov è il dramma, per eccellenza, di due donne che potrebbero essere tutte le donne che hanno subito e ancora subiscono gli orrori della guerra e della solitudine, che cercano la perdizione per non impazzire ma finisco per essere loro stesse la perdizione, l’infamia di un mondo indifferente.

Speravo De Morì Prima, da oggi su Sky la miniserie su Francesco Totti

Speravo De Morì Prima ha già fatto proseliti prima di andare in onda. Si tratta, in effetti, di uno degli eventi televisivi più attesi dell’anno – il primo è sempre il Festival di Sanremo, che ormai è finito – dal momento che racconta l’ultimo anno e mezzo di carriera del Capitano per eccellenza, il bomber Francesco Totti.

Nel ruolo del Re della Roma c’è Pietro Castellitto, che per l’occasione si è dovuto allenare per aumentare il carico muscolare, non a caso ha confessato di aver messo su 8 chili solamente di muscoli. Il risultato, come racconta lo stesso attore protagonista, è una miniserie che coniuga epicità e divertimento. Castellitto racconta:

La sfida era creare una maschera che lo ricordasse, riuscendo a stupire lo stesso Totti. Ho convissuto così a lungo con il mio mito, avevo il poster in camera, ho cercato di portare in scena la sua essenza ironica, tenendomi però lontano dall’imitazione. Il cinema è evocazione.

Il regista Luca Ribuoli, che per la realizzazione di Speravo De Morì Prima ha collaborato con Stefano BisesMichele AstoriMaurizio Cadeddu, racconta:

Non potevamo fare a meno del racconto epico, ma uno dei tratti fondamentali della serie è dato dalla leggerezza e dall’ironia che fanno parte di Francesco, uno che fa stare sempre tutti a proprio agio. Ho dovuto solo cercare di equilibrare questi due effetti, attingendo alla normalità. Abbiamo deciso, quindi, di mettere in commedia la vita privata, i suoi affetti e lo spogliatoio con le sue trame, tra vittorie, sconfitte e i rapporti con gli allenatori.

Questa la trama riportata sul sito di Sky:

SPERAVO DE MORÌ PRIMA – LA SERIE SU FRANCESCO TOTTI racconta la fine del lungo percorso del Capitano della Roma con la maglia giallorossa, rimasta sempre la stessa per 27 anni, includendo le immagini d’archivio dei momenti più esaltanti della sua carriera e unendo l’epica sportiva da vero fuoriclasse del calcio italiano e mondiale, raccontato nel tormentato periodo prima del ritiro, e la vita privata di un uomo coraggioso, semplice e autoironico, legato da sempre al calcio e a una città, Roma, di cui è diventato negli anni simbolo e bandiera.

Il titolo Speravo De Morì Prima si ispira a uno striscione esposto durante l’ultima partita giocata da Francesco Totti allo Stadio Olimpico con la sua Roma, prima della storica passeggiata sotto gli spalti durante la quale guardò negli occhi i suoi tifosi che salutavano per sempre la sua carriera da bomber.

1917 di Sam Mendes, la Prima Guerra Mondiale come esperienza immersiva – recensione

Ai commentatori più divorati del cinema 1917 di Sam Mendes fa schifo. Il film racconta la missione affidata ai soldati britannici Schofield Blake quando l’esercito scopre che il nemico tedesco si sta ritirando dal fronte occidentale. Un’occasione ghiotta, se vogliamo, per far sì che il 2° battaglione del Devonshire Regiment possa avanzare e attaccare le retrovie.

Tuttavia la flotta aerea si accorge che la ritirata tedesca è strategica, una mossa per far venire allo scoperto l’esercito britannico e annientarlo. Per questo il generale Erinmore incarica Schofield e Blake di consegnare personalmente al generale Mackenzie – i tedeschi hanno tagliato le linee di comunicazione – una missiva con l’ordine di fermare l’attacco per scongiurare una strage.

Il film, in sostanza, racconta del viaggio dei due caporali partiti in spedizione per raggiungere Mackenzie prima del tempo. Durante una sosta Blake perderà la vita e Schofield, disperato, dovrà continuare da solo. Il suo viaggio continua tra le rovine degli accampamenti, i cadaveri abbandonati a bordo strada e le carcasse degli animali uccisi da “tedeschi con munizioni da sprecare”.

Peculiarità del film è il piano sequenza presente sull’intera durata, anche se è emerso che in realtà sono presenti dei tagli nascosti con abili manipolazioni di montaggio. Si parla di esperienza immersiva perché in effetti in molti punti della visione sembra di assistere a un gameplay, un survival horror in cui la soggettiva su Schofield è talmente artificiosa da sembrare irreale.

Notevole è la scena in cui Schofield arriva nella cittadina di Écoust-Saint-Mein, totalmente devastata dalle fiamme e dalle bombe in cui i tedeschi dominano il campo. Il caporale viene notate, inseguito e preso di mira da un cecchino.

Lo spettatore si ritrova a correre appresso a Schofield contro il tempo, condividendo le intemperie e i pericoli che il soldato incontra durante la missione. Ciò che vediamo, infatti, non è esattamente la battaglia tra i due schieramenti ma l’esperienza del singolo all’interno di una guerra in cui dominano la morte, la paura e il sangue. Le esplosioni sono i colpi di scena, così come l’ingresso improvviso di soldati nemici che costringono Schofield alla fuga o alla difesa.

Naturale è il paragone con Dunkirk di Christopher Nolan, anche se gli intenti di 1917 di Sam Mendes sono ben altri come si evince dalle prime immagini: Schofield è il Virgilio che ci conduce all’interno dell’inferno della guerra, ma molte volte ci lascia per strada, disarmati e incapaci di uscire dal labirinto della morte.

Arnold Schwarzenegger si vaccina e invita tutti a fare altrettanto (video)

arnold schwarzenegger si vaccina

Arnold Schwarzenegger si vaccina e lo fa vedere in un video in cui viene ripreso mentre riceve l’iniezione dalla sua auto. Sostenitore di Joe Biden nonostante sia un democratico (Schwarzy è repubblicano), l’attore si fa testimonial della campagna vaccinale contro il Covid-19 e posta tutto il materiale sui social.

Oggi è stata una bella giornata. Non sono mai stato tanto felice di stare in coda. Se siete idonei, fate come me e prenotatevi per fare il vaccino. Seguite il mio esempio se volete vivere!

Oggi l’attore ed ex governatore della California ha 73 anni e, come scrive Hollywood Reporter, per la contea di Los Angeles ha il diritto di ricevere il vaccino, essendo destinato ai cittadini che hanno superato i 65 anni di età.

Non mancheranno, di certo, i grandi contestatori antivaccinisti e i complottisti che da quando esistono i social contestano l’efficacia del vaccino nonostante non siano in possesso di prove scientifiche valide. Gli Stati Uniti, poi, sono la terra dei QAnon che solamente poche settimane fa hanno assaltato Capitol Hill durante la certificazione della vittoria di Joe Biden.

QAnon è un popolo in cui convergono nazionalisti, complottisti, antivaccinisti, razzisti e suprematisti bianchi, e da quando è caduto il governo di Donald Trump ha trovato una motivazione in più per non rompere le righe. Per loro il mondo è manovrato da una setta di pedofili e da poteri oscuri che, ovviamente, hanno imposto una dittatura sanitaria “inventando” una pandemia per avere l’intera popolazione mondiale sotto controllo.

Arriveranno, di certo, a protestare contro l’ex governatore della California proprio per questa sua scelta di mostrare a tutti il momento in cui riceve il vaccino. La sua scelta somiglia non poco alla campagna promossa nel 1956 da Elvis Presley per convincere la popolazione a vaccinarsi contro la polio. Il re del rock, infatti, si fece vaccinare in diretta TV per spegnere ogni scetticismo e il suo contributo fu prezioso per persuadere la popolazione.

Oggi Arnold Schwarzenegger si vaccina contro il Covid 19 e si unisce ai tanti testimonial volontari che vogliono rassicurare sull’assoluta affidabilità del vaccino e sulla non pericolosità degli effetti collaterali. La pandemia del Coronavirus ha messo letteralmente in ginocchio il mondo intero e ha fortemente diviso l’opinione pubblica, una parte della quale si dimostra particolarmente scettica nonostante l’evidenza dei morti che si registrano ogni giorno.

Di seguito il video in cui Arnold Schwarzenegger si vaccina, pubblicato su Twitter dallo stesso attore per i suoi follower.