Videocracy-Basta apparire, recensione

di Pietro Ferraro 5

La televisione e la politica italiana sono irrimediabilmente guasti? E’ in corso un rincoglionimento massmediatico dell’italiano medio ormai irrimediabilmante schiavo della tv? E cosa più importante, deve ricordarcelo un documentario svedese che l’anomalia Italia nel mondo rischia di minare la nostra credibilità e che la televisione è ormai da anni alla deriva e il trash regna sovrano?

Videocracy cavalca l’onda politica del momento e sbarca a Venezia accolto da ovazioni, ci mostra un velino che afferma di essere un incrocio tra Van Damme e Ricky Martin e fa solo tanta tristezza, e poi un compiaciuto Lele Mora con suoneria fascistoide e un Corona che si definisce un eroe dei nostri tempi, e tutta la rivoluzione culturale innescata, secondo il regista italo-svedese Erik Gandini, dalla televisione commerciale de Il Presidente.

Diciamocela tutta Videocracy è tecnicamente lontano anni luce dai migliori prodotti del genere e anche dalla nostra migliore televisione di qualità che per quanto i nostri cugini svedesi possano pensare, ancora è capace di regalarci dell’ottimo intrattenimento.

E’ chiaro che il mondo dello spettacolo distorce la realtà, ed è vero che questa famigerata videocrazia è un pericolo reale, è sotto gli occhi di tutti, Gandini ce lo ricorda mìiscelando recenti interviste ad un blob televisivo, in cui vanno in passerella i vizi della nostra televisione legati indissolubilmente a quelli della nostra politica, che sono entrambe il riflesso di un italiano medio sempre più portato ad identificarsi con le icone trash che transitano sul piccolo schermo e in qualche modo invitato ad imitarle anche nel quotidiano.

Videocracy ha un indubbio valore politico intrinseco, chiaramente palesemente schierato, ma non per questo meno lucido, e tutto il clamore suscitato a Venezia con le voci del presunto trailer censurato, le scia di polemiche per la non ammissione della pellicola nel concorso ufficiale, danno all’opera di Gandini una marcia in più che rimane figlia non di un accertato valore artistico, ma di un veicolo quello massmediatico tanto vituperato dallo stesso regista.

Quindi ricollochiamo Vaideocracy al posto che più gli compete, dicendo che non ha scoperto, ne inventato nulla, la tv nostrana con Ghezzi ed il suo Blob sono anni che lavora alacremente in questo senso, i reportage di programmi come Annozero o Report hanno uno stile ed un impatto mille volte superiore all’opera di Gandini, questo a proposito di cattiva e buona televisione, non tralasciando il bravissimo e ironico Michael Moore che ci ha regalato dei veri capolavori in tal senso.

Quindi per carità lode agli sforzi di Gandini, ma Videocracy rimane un prodotto  senza particolare appeal se non quello politico/ polemico, che mina in parte l’impatto del messaggio di fondo che è il più importante, quella di una videocrazia che rimane un pericolo costante per ogni paese democratico.

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