Duro da uccidere, recensione

di Pietro Ferraro 6

 L’irreprensibile agente Mason Storm (Steven Seagal), oltremodo ligio al dovere non tiene conto delle nefaste conseguenze che porterà un’intercettazione che testimonia un incontro segreto tra il senatore degli Stati Uniti Vernon Trent (William Sadler) e alcuni membri della malavita organizzata.

Prima di poter consegnare il compromettente nastro, Storm lo nasconde e si dedica alla sua famiglia, l’agente ha una moglie e un figlio, quando in casa irrompono dei sicari che freddano la moglie e credendo Storm morto fuggono lasciandolo in fin di vita.

Mentre la tv da l’agente per morto, Storm è invece ricoverato in reparto di lunga degenza in stato comatoso, amorevolmente assistito dalla bella infermiera Andy Stewart (Kelly Lebrock). Morton passerà molti anni in quel letto d’ospedale per poi risvegliarsi improvvisamente sette anni più tardi, pronto a vendicare la sua famiglia e a incastrare il senatore corrotto.

Duro da uccidere ci offre un Seagal d’annata, all’inizio della sua carriera cinematografica e subito dopo il debutto anni ’80 con l’ottimo poliziesco Nico, forse il miglior film dell’imponente maestro di Aikido. Duro da uccidere è un action genuino e senza fronzoli, che punta totalmente sul carisma di Seagal condendo la performance dell’attore con sparatorie e coreografiche scazzottate a base di arti marziali.

Seagal vorrà al suo fianco la moglie Kelly Lebrock, indimenticabile protagonista delle comedy anni’80 La signora in rosso e La donna esplosiva, il film scorre fluido su di uno script decisamente light, nel senso dell’impegno profuso nei dialoghi, perchè  nelle scene d’azione potremo goderci un Seagal letale e al top della forma, lontano anni luce dall’imbolsito eroe action degli ultimi anni.

Alla larga chi cerca spessore e un minimo di dialoghi, qui abbondano teste rotte, fratture multiple e minacciosi sguardi a fessura, si facciano avanti invece amanti delle arti marziali, l’Aikido di Seagal è piu statico del kung-fu di Jet-Li e Jackie Chan o della Kickboxing di Van Damme, ma non per questo meno spettacolare, e i naturalmente largo ai seagalmaniaci, che ormai conosceranno a menadito quello che sarà solo il primo di una lunga serie di dignitosi action contraddistinti da un’efficace e iperrealistica violenza.

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