State of Play: recensione in anteprima

di Pietro Ferraro 5

Questa è la storia di un omicidio e di un complotto, di quelli dove c’è la politica di mezzo e i poteri delle lobby industriali, le elezioni presidenziali americane, la stampa e un’amicizia che rischia di insabbiare una verità che cerca in tutti i modi di venire a galla.

Cal McCaffrey (Russell Crowe) è un reporter d’assalto, un segugio di notizie scottanti di quelle da prima pagina, che fanno commentare un’intera nazione sempre pronto ad utilizzare qualsiasi mezzo leciro o illecito per scovare la notizia. Stavolta la notizia ha il volto di una bella stagista morta in circostanze soispette che si scoprirà amante di un importante politico, tale Stephen Collins (Ben Affleck) pronto a correre  per la presidenza e amico di vecchia data di McCaffrey.

Sempre più combattuto MacCaffrey scoprirà alcuni sorprendenti altarini e al contempo subirà la pressione del sempre più disperato Collins, certo ormai di essere sull’orlo di un precipizio mediatico che ne decreterà la fine. Come uscirne, dare retta al motto della sua direttrice, I giornalisti non hanno amici, solo fonti o prestare soccorso ad un vecchio amico confuso ed in difficoltà?

McCaffrey sarà coadiuvato nelle indagini dalla volitiva e intraprendente blogger Della Frye (Rachel McAdams), che se all’inizio sembrerà rallentare il veterano della carta stempata, saprà in seguito rendersi utile in più di un’occasione. Così mentre le autorità brancolano nel buio e la direttrice del giornale dove lavora MacCaffrey sembrerà nel momento cruciale tirare i remi in barca e chiamarsi fuori, tutti i pezzi del rompicapo, grazie alla coppia di determinati giornalisti, torneranno lentamente al loro posto.

State of play rispolvera il thriller politico ispirandosi vagamente a classici come Tutti gli uomini del presidente miscelandolo con il ritmo dei thriller odierni come il recente The International. Una serie tv inglese alla base del soggetto, a cui si aggiunge la solida e furba sceneggiatura di un veterano come Tony Gilroy, autore degli script della trilogia cinematografica di Jason Bourne nonchè regista della spy-story a tinte romance Duplicity. Al timone dell’operazione Kevin Macdonald regista dell’ottimo L’ultimo re di Scozia, insomma gli ingredienti giusti sembrano esserci tutti.

Infatti il film convince, certo soffre di qualche fisiologica incertezza che ritroviamo in quasi tutti i più recenti thriller, incertezze che comunque non inficiano l’ottimo risultato finale. Il cast fa il suo dovere, un Russell Crowe un pò imbolsito ma sempre carismatico, un ottimo Ben Affleck finalmente in un ruolo ambiguo e meno piacione del solito. Discorso a parte per la giovane Rachel McAdams, forse l’anello debole dell’operazione, sicuramente la meno convinta e convincente.

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